Spalletti, Pioli, Inzaghi: tre allenatori (e tre filosofie) a confronto

Quante panchine sono cambiate in Serie A negli ultimi mesi? Il campionato italiano ha visto il ritorno di José Mourinho a distanza di 11 anni, oltre che quello del veterano Spalletti, che aveva lasciato l’Inter un paio di stagioni fa. Sono soprattutto i tecnici italiani a incuriosire e fare scuola. De Zerbi l’ha dimostrato con la sua costruzione dal basso al Sassuolo, ma ora che l’ex mister neroverde è volato in Ucraina bisogna concentrarsi su 3 nomi per carpire le principali tattiche della Serie A: non solo Luciano Spalletti, ma anche Stefano Pioli e Simone Inzaghi, rispettivamente alla guida di Napoli, Milan e Inter, le 3 squadre in cima alla classifica in questo momento.

Spalletti è giunto all’ombra del Vesuvio col compito di risollevare il morale. Il Napoli ha perso la qualificazione in Champions all’ultima giornata della scorsa stagione e di conseguenza non c’erano troppi fondi da investire sul mercato. Il mister si è accontentato di Juan Jesus e Anguissa, riuscendo a non far cedere nessuno dei big per attuare al meglio il suo 4-2-3-1, lo stesso modulo già utilizzato da Gattuso. Lo sviluppo dell’azione è chiaro: si parte direttamente dal portiere e quando gli azzurri sono in possesso di palla Koulibaly ha licenza di partecipare alla manovra per servire il terzino e far allargare le maglie della difesa avversaria.

Se il Napoli non è pressato, uno dei centrocampisti può arretrare per ricevere palla e favorire la costruzione, specialmente sulla sinistra, dove comanda capitan Insigne. Più raramente si cerca l’imbucata centrale di Osimhen. Il Napoli va in difficoltà soprattutto di fronte a difese molto chiuse, che costringono i partenopei a temporeggiare sulla mediana. Quando deve riconquistare palla, invece, la squadra di Spalletti non si risparmia nel pressing, pur rischiando di lasciare spazi agli altri.

Il Milan di Pioli, invece, alterna la costruzione classica a quella dal basso. Quando il portiere è in possesso della palla si avanza con 4 difensori e un centrocampista, con Tonali pronto ad arretrare. Se il gioco si sviluppa più in avanti, il Milan si pone con 3 difensori e un mediano, concedendo la spinta a uno dei terzini. In caso di pressing avversario, la soluzione più immediata risiede nel lancio lungo verso la prima punta. Quando si ha un gigante come Ibrahimovic in campo la sfera è praticamente in cassaforte, ma senza il bomber svedese la manovra deve diventare più cervellotica. Al momento, comunque, i risultati conseguiti dai rossoneri hanno pagato.

Anche l’Inter tende a far partire l’azione dal portiere, che appoggia per i 3 centrali che si allargano consentendo a Brozovic o a Calhanoglu di inserirsi tra le linee. Di solito gli esterni rimangono alti, ma possono arretrare in fase di non possesso per agevolare una subitanea proiezione centrale. Rispetto a Conte, Inzaghi preferisce costruire indipendentemente dal posizionamento degli avversari. Anche i nerazzurri si stanno distinguendo per un rendimento importante e finora hanno vinto 5 partite, pareggiandone 2. Sia il Napoli, sia il Milan sia l’Inter sono imbattuti per il momento e le quote per le scommesse sul mondo del calcio evidenziano un sostanziale equilibrio nei rapporti di forza: il pronostico sul risultato dei match tra queste formazioni non può pendere da una parte o dall’altra in maniera netta. Ad oggi è complicato trovare un favorito. Tutto questo rende il confronto tra le big particolarmente interessante.

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