Italiani d’America, come sta andando la NBA degli Azzurri?

Tra mille difficoltà la nuova stagione della NBA ha finalmente preso il via con le prime gare della regular season che hanno già messo in evidenza gli equilibri di forza in campo. A Ovest, le due compagini di Los Angeles, i Lakers campioni in carica e Clippers, hanno registrato sinora il miglior ruolino di marcia, con la sorpresa dei Phoenix Suns in lotta per le posizioni di vertice del raggruppamento.

 

Sulla sponda opposta degli Stati Uniti, a Est, comandano i Boston Celtics e i Milwaukee Bucks, due tra le squadre meglio attrezzate della Conference e grandi deluse dell’ultimo campionato: entrambe proveranno quest’anno a raggiungere le Finali, in particolare la squadra del greco Giannis Antetokounmpo, fresco del rinnovo di contratto con i Bucks (quinquennale da quasi 230 milioni di dollari).

Quella che è appena cominciata è una stagione senza dubbio particolare per l’intero movimento cestistico d’oltreoceano. In particolare per i tre italiani in campo negli States, Danilo Gallinari, Nicolò Melli e Nico Mannion, chiamati a portare in alto la bandiera tricolore nell’anno in cui Marco Belinelli (unico italiano capace di vincere il titolo NBA con gli Spurs nel 2014) ha deciso di dire addio al basket professionistico nordamericano per fare ritorno nella sua Bologna (sponda Virtus) nella Serie A di pallacanestro in Italia.

Ma come sta andando la stagione dei tre azzurri impegnati in campo in NBA?

 

Partiamo dal veterano Gallinari, da poco diventato padre della piccola Anastasia. La dea bendata sembrerebbe aver voltato le spalle all’ex Olimpia Milano, protagonista di una sessione di free agency che lo ha visto firmare un sontuoso contratto triennale con gli Atlanta Hawks. L’ala di Sant’Angelo Lodigiano ha giocato sinora una sola partita con la franchigia della Georgia, complice l’ennesimo infortunio che stavolta ha interessato la sua caviglia destra e che lo terrà lontano dal parquet qualche settimana. Gallinari è sceso in campo soltanto nella sfida contro i Chicago Bulls (vinta da Atlanta 124 a 104), collezionando 13 punti in 24 minuti di gioco. Poi i tre minuti in campo contro i Brooklyn Nets e il brutto infortunio alla caviglia.

 

Al suo secondo anno con i New Orleans Pelicans tra i giganti del basket americano, Nicolò Melli è, invece, sceso in campo 6 volte in questa prima parte di stagione, raccogliendo quasi 2 punti e 2.2 rimbalzi di media a gara in circa 10 minuti di utilizzo medio sul campo. Decisamente non un inizio da favola per l’ala di Reggio Emilia che nella sua stagione da rookie in NBA aveva messo a segno cifre ragguardevoli a fine campionato (quasi 7 punti e 3 rimbalzi di media, con 19 minuti di media a partita giocati).

 

La new entry del basket italiano oltreoceano è, come noto, il figlio d’arte Nico Mannion (il papà Pace è stato tra i protagonisti del basket italiano e americano negli anni ottanta e novanta con le canotte degli Utah Jazz in NBA e della Clear Cantù in Italia). Il fulvo playmaker originario di Siena, già nel giro della Nazionale maggiore, è stato scelto al secondo giro (con il numero 48) dai Golden State Warriors (dopo essere stato inserito per mesi nei primi dieci prospetti dei college NCAA) e con la franchigia della Baia di San Francisco ha firmato un contratto “two-way” che gli permetterà di giocare un massimo di 50 partite in stagione. Anche per questa ragione –è notizia delle ultime ore – il board dei Warriors ha deciso di spedire Mannion nella bolla di Orlando, in Florida, dove a breve comincerà il campionato della G League (la lega di sviluppo della NBA). Qui Mannion giocherà per i Santa Cruz Warriors (società satellite di Golden State), con l’obiettivo di stare più minuti in campo e farsi le ossa in vista di una successiva chiamata di coach Steve Kerr in prima squadra. Non si tratta, quindi, di una bocciatura per l’ex Arizona Wildcats che però dovrà dimostrare a tutti di potersi meritare un posto al fianco di Steph Curry e compagni.

 

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