West Nile, la febbre trasmessa dalle zanzare [un focolaio in provincia di Latina]

Il virus West Nile (WNV), noto anche come Febbre del Nilo Occidentale, ha una storia affascinante e inquietante. È stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto chiamato proprio West Nile, da cui prende il nome.  Inizialmente confinato in alcune zone dell’Africa subsahariana, il virus ha cominciato a diffondersi silenziosamente, sfruttando un meccanismo di trasmissione tanto semplice quanto efficace: il ciclo tra uccelli migratori e zanzare.

La Febbre del Nilo Occidentale, causata dal virus West Nile (WNV), rappresenta una sfida crescente per la sanità pubblica, specialmente nei mesi caldi e nelle regioni dove il clima favorisce la proliferazione delle zanzare. Pur essendo presente da decenni nel bacino mediterraneo, negli ultimi anni si è assistito a un aumento dei casi.

La caratteristica più insidiosa di questo virus è che nell’80% dei casi non provoca alcun sintomo. Le persone infette spesso non sanno nemmeno di esserlo. Tuttavia, in circa il 20% dei casi si manifestano sintomi simil-influenzali: febbre, cefalea, nausea, dolori muscolari e talvolta eruzioni cutanee. Le complicazioni gravi, come encefalite, meningite o paralisi, colpiscono meno dell’1% dei contagiati e si concentrano soprattutto tra anziani, immunodepressi, o persone fragili.

Come si è diffuso nel mondo

  • Gli uccelli selvatici, principali serbatoi del virus, lo trasportano lungo le rotte migratorie stagionali.
  • Le zanzare del genere Culex, pungendo uccelli infetti, diventano vettori e possono trasmettere il virus a mammiferi, tra cui l’uomo e i cavalli.
  • L’uomo, però, è considerato un ospite a fondo cieco: non sviluppa una viremia sufficiente per infettare altre zanzare, quindi non contribuisce alla diffusione.

Espansione geografica

  • Negli anni ’90, il virus ha causato epidemie in Algeria e Romania, con casi gravi di encefalite.
  • Nel 1999 ha raggiunto gli Stati Uniti, provocando un’epidemia a New York e poi diffondendosi in tutto il continente americano.
  • Oggi è presente in Africa, Asia, Europa, Australia e Americhe, diventando uno dei virus più diffusi al mondo.
  • Uno studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo ha ricostruito le rotte evolutive del virus, identificando due principali spostamenti del virus tra  tra Senegal, Marocco e i Paesi europei del Mediterraneo, Italia inclusa. Sorprendentemente, il flusso non è a senso unico: ci sono anche ritorni dall’Europa all’Africa.

La situazione in Italia:

In Italia, le situazioni particolarmente critiche sono presenti in aree come il Lazio, la Campania e il Piemonte

Il primo focolaio italiano risale al 1998 in Toscana, tra cavalli. Dal 2008, il virus è diventato endemico in molte regioni italiane, con casi annuali tra uccelli, cavalli e persone. Nel 2025, sono già stati segnalati 32 casi umani, con 2 decessi e focolai attivi in Lazio, Piemonte, Campania e altre regioni. La Regione Lazio ha comunicato un’impennata dei casi di infezione da virus West Nile nella provincia di Latina. Sono stati registrati dodici nuovi contagi, portando il totale a 21, includendo una donna deceduta a Fondi. I casi sono stati confermati attraverso analisi effettuate presso il laboratorio di virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”.

Modalità di trasmissione:

  • Zanzare infette: il principale vettore è la zanzara comune (Culex pipiens), attiva soprattutto dal tramonto all’alba
  • Uccelli migratori: portano il virus da zone endemiche (Africa, Asia) all’Europa
  • Trasmissione rara: può avvenire tramite trasfusioni, trapianti o da madre a feto, ma è molto poco frequente
  • Non si trasmette da persona a persona

Raccomandazioni per evitarne la diffusione: 

  • Usare repellenti cutanei
  • Indossare abiti lunghi e chiari nelle ore serali
  • Installare zanzariere su porte e finestre
  • Eliminare ristagni d’acqua (sottovasi, tombini, secchi)

Il West Nile è un esempio emblematico di come cambiamenti climatici, globalizzazione e dinamiche ecologiche possano trasformare un virus locale in una minaccia globale.

Un elemento cruciale nella prevenzione e cura è la sorveglianza clinica. Chi presenta sintomi compatibili — in particolare febbre superiore ai 38°C, rash cutaneo, malessere generale o cefalea — dovrebbe consultare il proprio medico. La diagnosi si conferma attraverso test di laboratorio su sangue e liquido cerebrospinale. L’identificazione precoce di un caso non solo favorisce una gestione individuale più efficace, ma consente anche alle autorità sanitarie di attivare la risposta pubblica (trattamenti larvicidi, comunicazioni alla popolazione, tracciamento epidemiologico).

il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità pubblicano aggiornamenti continui, mappe dei focolai, bollettini virologici e consigli utili.

Non esistono ancora vaccini per l’uomo, quindi la prevenzione si basa su comportamenti quotidiani e sorveglianza ambientale.

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