Lunghe attese dopo mangiato per fare il bagno? Una bufala tutta italiana

Interminabili ore al caldo, fuori dall’acqua dopo aver mangiato al mare. Questo uno dei più grandi ricordi della mia infanzia. Tre ore prima di poter tornare a sguazzare in acqua, perché “è pericoloso” farsi il bagno durante la digestione. Magari per aver mangiato un panino o un piatto di insalata di riso. Da tre siamo scesi a due e mezzo ore (i più coraggiosi aspettano “solo” due ore) e così al giorno d’oggi sembra che si digerisca prima e così le ore sotto il sole torrido senza poter toccare acqua sono diminuite. Ma cosa c’è di vero in questa pratica tutta italiana? Per prima cosa c’è da dire che ogni Nazione ha le sue credenze: In Inghilterra si aspetta solo mezz’ora mentre i cubani sono rimasti alle lunghe tre ore di attesa.

E chi invece si butta in acqua appena finito l’ultimo morso? A quanto pare fa bene e a dirlo è Alberto Ferrando, pediatra e istruttore di rianimazione cardiopolmonare. Quindi l’attesa delle due ore rientrerebbe nelle bufale italiane, o meglio nelle credenze di mamme e nonne tramandate da sempre. Il pediatra ovviamente mette comunque in guardia a non esagerare con pranzi da matrimonio sulla spiaggia. No quindi ad abbuffate che possono comunque andare ad appesantire la digestione e allo stesso modo suggerisce di non consumare bevande alcoliche in riva al mare.

Una cosa da non fare è comunque quella di buttarsi in acque fredde quando si è particolarmente accaldati e di evitare immersioni troppo rapide per evitare sincopi o shock termici, al di là della digestione. Queste cose sono da evitare anche a pancia vuota. Infatti sentirsi male in acqua non dipende necessariamente dalla digestione. Ma allora perché tutti aspettiamo così tanto prima di ritornare a rinfrescarci in acqua?

La paura che abbiamo è quella di avere un blocco intestinale dovuto alla congestione, legato al cambio repentino di temperatura corporea una volta entrati in acqua (che sia mare, lago o piscina). Di vero c’è che dipende molto dalla differenza di temperatura tra il fuori e dentro l’acqua e la rapidità di immersione, come anche la qualità di cibi ingeriti. Così torna il suggerimento di cui sopra: evitare grassi e proteine a vantaggio di pasti a base di carboidrati, più velocemente digeribili.

Il malore in acqua raramente poi provoca annegamento. Secondo una indagine dell’Istituto Superiore di Sanità la maggior parte dei decessi per annegamento avviene per altri motivi: imperizia, condizioni balneari sfavorevoli (forti correnti o mare mosso), consumo di alcolici e mancato controllo da parte di genitori (per quanto riguarda i bambini), e nel caso di malessere che porta poi ad annegamento avviene per gli over-50.

Quindi ricapitolando fare il bagno dopo mangiato si può ma con le dovute accortezze. Il consiglio principale se si è a pancia piena o no è comunque quello di monitorare costantemente i più piccoli, verificare se ci siano o meno correnti e profondità, bagnarsi gradualmente e consumare cibi facilmente digeribili e base di carboidrati. W il panino in spiaggia!

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