Don, Glifosato e Cadmio nel grano della Pasta. Quanto e cosa c’è di vero nelle accuse. Nuova Bufala in Rete?

Deossinivalenolo, comunemente chiamato DON  è una Micotossina. La presenza di micotossine negli alimenti deve essere di piena sicurezza.  Il deossinvalenolo (DON) è il tricotecene predominante dei funghi responsabili della fusariosi della spiga (Fusarium Head blight) del frumento in Europa e in Nord America.  I livelli medi di contaminazione da DON sono risultati ampiamente al di sotto del limite di 1750 ppb. Queste tossine sono comuni in molte parti del mondo, scrivono gli esperti FAO.  Il DON comunque, negli alimenti è tossica e cancerogena quando i valori  superano quelli accettati  dall’OMS. L’utilizzo dei grani coltivati in zone climatiche secche non necessita dell’uso di tale sostanza (grano italiano). Il problema sorge quando si importano e mescolano grani coltivati in zone umide, non sottoposte a restrizioni sanitarie previste dalla UE.

Il Glifosato è una molecola della famiglia degli acidi aminati, scoperta da Monsanto, è uno degli erbicidi più diffusi in campo agricolo, risulta essere il diserbante più utilizzato al mondo in agricoltura. Attraverso delle analisi condotte nel nostro Paese su alimenti a base di cereali e anche nell’acqua potabile si sono trovate tracce. Solo in Lombardia e Toscana però si fanno questo tipo di analisi sull’acqua potabile e su la presenza di questo pericoloso diserbante.  Essendo resistente, facilmente arriva ai corsi d’acqua. Da qui la grande preoccupazione. C’è una correlazione tra insetticidi, erbicidi e patologie riscontrate.  Una probabile correlazione epidemiologica tra l’esposizione a quest’ultimo e il linfoma di non-Hodgkin non è stato ancora prodotto, ma ci sono sostanziali indicatori di una relazione. Il glifosato viene  usato principalmente negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro e in altri paesi non UE. La miscelazione dei grani, operazione ormai diffusissima, non permette più un reale controllo della filiera, se non in post produzione, con analisi specifiche. Da qui l’allarme acquisito da molte nazioni europee, compresa l’Italia su una limitazione dell’uso.

Il cadmio e’ un metallo brillante, color bianco-argento. Appartiene allo stesso gruppo del mercurio e dello zinco. In un certo senso deriva proprio da quest’ultimo attraverso una procedura che prevede l’assenza d’aria o per elettrolisi. Viene prodotto principalmente in Canada, USA, Australia, Messico e Giappone e la sua diffusione è  legata all’ uso nelle batterie di nichel/cadmio e per proteggere il metallo dalla corrosione marina o in campo aerospaziale. Di contro, il Cadmio è altamente inquinante e tossico. La sua tossicità è diffusa nei fiumi laghi, terreni e nella stessa aria attraverso i procedimenti industriali, ma anche nell’uso di fertilizzanti. I canali residui di cadmio possono anche entrare nell’aria attraverso la combustione (domestica) dei rifiuti e la combustione dei combustibili fossili. Il cadmio è un metallo pesante. Può accumularsi nelle piante e negli animali. E’ stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Se ne riscontrano quantità importanti nei Cereali, Legumi, carne, ma può anche bioaccumularsi in mitili, ostriche, gamberi, aragoste e pesci. I danni riguardano, ove respirato e accumulato per i polmoni, ma anche fegato e reni, osteoporosi, problemi riproduttivi, manifestandosi in Cancro.

Ma quali concentrazioni sono realmente presenti nelle nostre paste di grano duro? Si tratta di allarmismo giornalistico? C’è qualche interesse che sfugge al lettore ? Si vuole spostare il consumo altrove? Semplice disinformazione e diffamazione ?

L’acquisto di grano duro dall’estero è diventata, nel tempo, una necessità dettata dalla quantità e diffusione della pasta nelle tavole non solo italiane, ma di tutto il mondo. La produzione, infatti negli anni è aumentata notevolmente e seppure alcune case (anche storiche, ultima la Agnesi) hanno cessato la produzione, nuove alleanze e proprietari si sono sostituiti nel tempo a coprire un fabbisogno sempre in aumento.

La concentrazione ammessa dai limiti di legge NON risulta essere mai  superata se non per i limiti ( minimi previsti per i bambini).

DON – Micotossine: LIMITE 1750 ppb  in Italia ( tra 750 e 1000 ppb all’estero) Il limite massimo  è fissato con un regolamento dell’Unione Europea ed è valido in tutti i Paesi dell’UE. In termini più semplici, si tratta di 1,75 milligrammi per chilogrammo (1 milione di milligrammi). Questo limite massimo di contaminazione si applica sia al grano prodotto in Italia o in UE, (Spagna, Francia), che a quello proveniente da Paesi extra UE, (Canada o Messico). Il grano importato non deve superare questo limite di DON quando entra nel territorio italiano. Per cautelarsi i Paesi esportatori di Grano si sono imposti limiti più bassi di micotossine . Nel trasporto, soprattutto per nave, il tasso di contaminazione può aumentare a causa delle condizioni viaggio (caldo eccessivo, umidità, scarsa ventilazione). I controlli effettuati all’arrivo sono ferrei: Sul prodotto finale decorticato predisposto per il trasporto, e comunque entro 60 giorni da inizio stoccaggio, vengono effettuate nuovamente le analisi. In caso di anomalie durante lo stoccaggio: riscaldamento della massa, incrementi di umidità, presenza di ammuffimenti, infestazioni di insetti porteranno ad un’ulteriore verifica del rispetto dei limiti di legge.

Nelle paste di cui al famoso articolo del test GranoSalus, nessuna delle marche supera i limiti imposti dalla legge, e per quanto ironicamente viene recitato, che comunque poco a poco se ne assumono delle quantità, tutto questo non costituisce un pericolo per la salute pubblica.

Barilla e Voiello: Don 161 ppb < 1750ppb

De Cecco : Don 80 ppb < 1750 ppb

Divella : Don 381 ppb < 1750ppb

Garofalo: Don 199 ppb< 1750 ppb

La Molisana: Don 253 ppb < 1750ppb

Coop: Don 128 ppb< 1750ppb

Granoro Puglia: Don 99 ppb < 1750ppb

Passando al Glifosato i limiti imposti per questo potente pesticida non sembrano dover preoccupare un alimento qual’è la pastasciutta. La sua presenza è stata riscontrata in concentrazioni assai maggiori, nell’acqua potabile di taluni comuni.  Anni fa ci fu il caso dei residui presenti nella Birra tedesca. Altro problema, riconducibile a tale prodotto, riguarda oggetti non strettamente alimentari che comunque entrano a contatto con noi, potendo trasmetterne la cancerogenosità.

La possibilità dell’uso di un prodotto che – in ogni caso è considerato cancerogeno – è stato confermato, secondo fonti della Commissione Europea,   fino al 31 dicembre 2017, in attesa del parere dell’Agenzia europea per la chimica, l’Echa.

intanto però il diserbante non potrà più essere usato subito prima del raccolto. Vietato anche nelle aree urbane come i parchi e i giardinetti per bambini.

Sempre riguardo la pasta, i risultati sono:

Barilla e Voiello: 0,102 milligrammi per chilogrammo e 0,050 milligrammi per chilogrammo < ai 10 mg/Kg

De Cecco : 0,052 milligrammi/Kg< ai 10 mg/Kg

Divella :0,110 milligrammi/Kg< ai 10 mg/Kg

Garofalo: 0,062 milligrammi/kg< ai 10 mg/Kg

La Molisana: 0,033 milligrammi/kg< ai 10 mg/Kg

Coop: 0,013 milligrammi/kg< ai 10 mg/Kg

Granoro Puglia: 0,039 milligrammi/kg< ai 10 mg/Kg

Il Cadmio è sicuramente pericoloso essendo un metallo pesante derivante da lavorazione industriale e di riscontrata tossicità. E’ purtroppo presente nell’aria, nell’acqua e sul terreno che ci circonda. Nelle derrate e nei successivi prodotti alimentari. Sono tracce. In quali misura diventa pericoloso ? E’ stata  stabilita una dose settimanale tollerabile (TWI) di 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo. Tra gli alimenti nei quali è stata riscontrata la maggiore presenza del Cadmio ci sono: i cereali e i prodotti a base di cereali, gli ortaggi, la frutta a guscio, le leguminose, le radici amilacee, le patate, la carne e i prodotti a base di carne, ma anche le alghe marine, il pesce e i frutti di mare, il cioccolato, gli alimenti per usi dietetici speciali, i funghi.

Questi i dati nella pasta di cui al famoso articolo:

Barilla e Voiello: 0,032  e 0,036 milligrammi / kg

De Cecco : 0,042 milligrammi/kg

Divella :0,044 milligrammi/Kg

Garofalo:  0,021 milligrammi/Kg

La Molisana: 0,035 milligrammi/Kg

Coop: 0,027 milligrammi/Kg

Granoro Puglia: 0,018 milligrammi/Kg

“La pasta e i prodotti da forno italiani sono sicuri. La presenza di tracce di glifosato nella misura trovata dalle analisi dei Test-non rappresenta alcun rischio per la salute. Le quantità rilevate sono così minime che non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 200 kg di cibo al giorno” – ha spiegato  l’AIDEPI.

Insomma, un nuovo caso “Olio di Palma” sembra affacciarsi. Non si può prendere una posizione assoluta data l’effettiva cancerogenicità dei sopra citati elementi. Purtroppo la società moderna, le industrie, e la volontà di aumentare la produzione (al fine di aumentare i profitti), per l’aumento della domanda, ha portato all’introduzione di pesticidi, fertilizzanti, disserbanti, concimi e tanto altro che aiutano a presentare prodotti alimentari all’apparenza sani. Questi, se da un lato proteggono, è evidente che dall’altra ci avvelenano. Ogni giorno  nell’aria, acqua e nelle piante si deposita qualcosa che non fa davvero bene al nostro corpo. Il nostro organismo non sintetizza e accumula e spesso trasforma tali elementi in qualcosa di molto brutto.

Io mi ricordo ancora da bambino che una mela, dopo pochi giorni diventava nera, oggi dura settimane perfetta……

In ogni caso, stavolta la pasta sembra possa mangiarsi, ma attenzione…sempre e impariamo a leggere le etichette.

Ultima considerazione emozionale: forse Il Presidente Donald Trump bloccando i TTIP un regalo per la nostra  salute – suo malgrado – ce lo ha fatto.

 

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