Dalla Spaziale del 1969 al Coronavirus: i sintomi che si hanno prima quali sono? Olfatto e gusto compromessi

Abbiamo le prime conferme di alcuni sintomi che hanno registrato i malati di coronavirus, un virus che a quanto pare ha avuto strade simili a quanto accaduto anni fa. In questi giorni sta circolando un video (di seguito) di un cinegiornale dell’Istituto Luce del 1969 che mostra una situazione molto simile all’attuale. Città svuotate da una epidemia di influenza chiamata la Spaziale e che a suo tempo costrinse a letto oltre 13milioni di italiani. Tante le analogie con il Coronavirus anche se il tg è meno allarmistico anche se al tempo si contarono 5000 decessi.

Ad oggi il nuovo Covid-19 sta registrando alcuni sintomi comuni che possono aiutare a diagnosticare la malattia prima che si arrivi a sintomatologie gravi. Febbre intorno ai 37.5°, mal di gola e tosse secca già li conosciamo bene, a volte mal di testa soprattutto la sera. A fine contagio sembra invece che ci sia una perdita di olfatto e di gusto.

La notizia arriva da Heinsberg, la cittadina del Land Nordreno-Vestfalia dove è presente un focolaio della malattia in Germania. Hendrik Streeck, virologo di Bonn, secondo quanto riporta il Corriere, ha riscontrato nei due terzi dei pazienti intervistati tra quelli risultati positivi al test hanno detto di aver perso sia il senso dell’olfatto che del gusto per diversi giorni. Di sicuro sono sintomi che insorgono una volta che l’infezione è in atto, ma non è ancora chiaro a che punto della malattia avvengano, di sicuro verso la fine dell’infezione e mai all’inizio. Altro dato è che la perdita di olfatto e gusto avviene in forma molto forte al contrario di altre malattie con questa sintomatologia. La perdita sembrerebbe essere totale e non è chiaro se verrà recuperata completamente dopo la guarigione.

Altro sintomo comune al 30% dei malati, anche se è un sintomo che riguarda anche altre patologie, è la diarrea: «il tratto gastrointestinale possa essere attaccato — dice —, anche se non lo sappiamo con certezza. Quello che sappiamo è che il virus penetra nella sua cellula ospite attraverso il recettore ACE-2: molte cellule tissutali hanno questo recettore e quindi potrebbero essere attaccate».

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