Coronavirus, il calcio italiano si ferma

stadio

Non smette di scatenare polemica le gestione da parte delle autorità sportive dell’emergenza coronavirus, che ha ormai superato i 2500 contagi in Italia. Se la rivalità tra Inter e Juventus si era accesa nei giorni scorsi, scatenando poi le ire del presidente, guarda caso cittadino cinese, dell’Inter, Steven Zhang, ora a farne le spese è un altro big match, stavolta di Coppa Italia: Milan-Juventus.

Il calcio italiano sembra non avere speranze di un vagamente regolare svolgimento del campionato di Serie A fino a maggio, visto che gli ordini di svolgere gli incontri a porte chiuse ben presto si sono tramutati in rinvii. Tutto il Nord Italia non pare essere in grado di accogliere eventi che implichino una grande aggregazione, come una partita di calcio in uno stadio, specialmente la Lombardia, la regione maggiormente colpita dal contagio.

Proseguiranno nelle prossime settimane ulteriori stop a manifestazioni pubbliche (sembra scontato l’annullamento della manifestazione annuale dell’8 marzo), onde evitare in ogni modo che le persone stiano inutilmente troppo poco distanti l’una dall’altra. Hanno dovuto rinviare, ad esempio, il loro tour alcuni dei grandi protagonisti dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, i Pinguini Tattici Nucleari. Già si sarebbero dovuti esibire al Medionalum Forum di Milano, mentre il 6 marzo erano attesi nella capitale.

Le notizie di estensione del contagio anche alle regioni centro-meridionali sta facendo interrogare i vertici della Lega Calcio, da due settimane perennemente nell’occhio del ciclone delle polemiche, sulle misure da adottare considerando anche l’imminenza di due grandi eventi sportivi la prossima estate: gli Europei di calcio, che solo quest’anno si svolgeranno in maniera itinerante in giro per il Vecchio Continente (e uno delle tappe principali è proprio Roma), e le Olimpiadi di Tokyo 2020, a pochi passi dalla Cina fonte del contagio.

Decisioni non facili da prendere che mettono in difficoltà non solo le autorità sportive italiane ma anche quelle mondiali, mentre nel frattempo il ministro della salute tedesco è il primo a parlare pubblicamente di pandemia di Covid-19, indicando quindi una diffusione del virus in una moltitudine di stati e in maniera significativa. Una dichiarazione che non è ancora arrivata però dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il calcio sembra essere solo la punta dell’iceberg delle limitazioni all’aggregazione e alla sospensione della vita sociale che pare aspettarci nelle prossime settimane, ai fini del contenimento del patogeno. Scelte dolorose che però sembrano essere inevitabili per non avere rimpianti poi, più avanti nel tempo e a mente fredda. Certo è che il campionato di Serie A non si era mai fermato, qualche partita nella storia è stata rinviata causa maltempo ma mai si era prospettato lo scenario di un blocco totale degli incontri.

Un altro indice, se mai ce ne fosse bisogno, delle proporzioni dell’epidemia che stiamo vivendo. E una piccola anticipazione di quelli che saranno gli effetti economici futuri.

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