Amarcord, Autobianchi A 112, bei tempi!!!

Nel 1987 quando presi la patente, l’auto che era pronta ad attendermi in garage era la Autobianchi A112 di mia madre. La stessa vettura con cui nei sabati antecedenti, il sabato pomeriggio dopo pranzo, avevo girato per le strade del mio quartiere, per imparare le partenze in salita, i parcheggi, e fare  scuolaguida. La mia alleata era sempre mia madre che aveva comprato, nel 1985 quella vetturetta nella sua ultima versione, con un design già vecchietto, ma che ancora trovava estimatori e nostalgici.  Con quella macchina ho girato in lungo e largo per Roma. (Durante la settimana era di chi l’aveva acquistata, ma nel week end diventava mia, fino alla domenica sera quando, una volta parcheggiata era anche a secco di benzina). Ho fatto le prime gite al mare o ai Castelli Romani, e mi sono spinto fino in Umbria. Non mi diede mai alcun problema e divenne la mia partner nelle mie ragazzate da diciottenne.

Piccola ma con un gran motore. Si infatti, la mia A 112, azzurra, con una piccola striscia nera lungo la fiancata, aveva un motore che ruggiva sotto, una bomba. (Il mio amico Umberto aveva l’Abarth, che vabbè era un altro pianeta), ma la mia  con l’impianto stereo Pioneer e tutti i vari accessori di moda al tempo, era un piccolo gioiello. Il motore, come detto era il famoso 903 cc ad aste e bilancieri che era collocato anche nella Fiat 127 e successivamente arrivò fino alla Fiat Uno (Sting). Il propulsore quattro cilindri dell’epoca derivava dalla Fiat 850, e con opportune modifiche  arrivò fino agli anno novanta. Un portento, una gran resistenza – tranne che per la catena della distribuzione, che ahimè ogni tanto andava sostituita. Per il resto, a parte il normale rabbocco dell’olio, un gioiello.

La A 112 per il resto non aveva aria condizionata, ne servosterzo, non aveva i vetri elettrici, ne la 5^ marcia. Aveva però la ruota di scorta e rifiniture (per l’epoca, tipicamente Lancia). Era una vetturetta simpatica, si parcheggiava ovunque, aveva i sedili posteriori sdoppiati e quelli anteriori…….

I paraurti erano in plastica nera, così anche i parafanghi  e paracolpi laterali, lungo la fiancata. Tutti dettagli assai utili in città, per le piccole disattenzioni. Forse non troppo elegante per i parametri odierni (anche se poi a ben vedere molti SUV oggi dispongono dei medesimi accorgimenti nei parafanghi).

Misure: (lungh.×largh.×alt. in mm): 3230 × 1480 × 1340 passo 2038 mm

Quanto alla tecnica:

Motore: 4 cilindri – (Alesaggio x Corsa: 65 x 68 mm)

Distribuzione: 2 valvole per cilindro, con albero a camme laterale (catena)

Alimentazione con carburatore mono-corpo Weber

Potenza: 44 CV DIN a 5.800 giri/min , Coppia: 6,3 mkg DIN a 4.200 giri/min

Alimentazione elettrica ai cilindri a spinterogeno.

 

Anni luce dalla tecnologia odierna. Sensazioni però pure e sincere, niente Abs, niente TCS, partenze in salita senza antiarretramento. Un sapore genuino che però è tale per gli anni in cui tali emozioni sono state vissute. Chi non le conosce mai le saprà. Ne avrà delle altre, forse anche migliori. Ogni epoca vive di nuove esperienze e ricordi, che lasciano un segno. Queste sono state le mie e la A 112 ne ha fatto parte.

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