Addio all’identità italiana [Motori] quinta parte: Fiat Tipo/Lancia Dedra/ Alfa 155

La prima Fiat Tipo fu lanciata nel 1988 come erede della Fiat Ritmo, con l’obiettivo di rinnovare l’offerta del marchio torinese nel segmento delle berline compatte. Un’auto per certi versi rivoluzionaria e dalla quale nel successivo futuro presero spunto i maggiori Brand per diversificare la produzione e ridurre i costi.  Progettata su una piattaforma completamente nuova, la Tipo si distinse per il suo design squadrato e funzionale, firmato dallo I.DE.A Institute, e per l’adozione di soluzioni tecniche moderne per l’epoca, come la scocca galvanizzata per una maggiore resistenza alla corrosione, le sospensioni posteriori a basso ingombro, il portellone posteriore di una forma originale e generosa in materiale sintetico. Uno dei suoi punti di forza fu l’abitabilità interna, resa possibile da un passo generoso e da  uno studio attento dello sfruttamento dello spazio. Per meccanica, sospensioni e serbatoio, ma anche per nuovi materiali quest’auto fu una delle compatte più originali, razionali e spaziose del suo tempo.

La gamma motori tutti progettati in Italia, comprendeva propulsori a benzina e diesel, con cilindrate nei benzina, comprese tra 1.1 (fire) 1.4 e 1.6 litri, e 1.7 e 1.9 tra i diesel. Includeva anche versioni sportive come la 2.0 i.e. 16V, capace di prestazioni brillanti. Successivamente arrivarono nuovi propulsori con iniezione elettronica. La Fiat Tipo fu anche una delle prime auto della sua categoria a offrire una strumentazione digitale su alcune versioni, una scelta che contribuì a rafforzare la sua immagine innovativa. Nel 1989 vinse il prestigioso premio Auto dell’Anno, grazie al suo equilibrio tra innovazione, praticità e prezzo competitivo. Le sue misure ( e dei modelli da lei derivanti a due volumi): lunghezza 395 cm/larghezza 170 cm/altezza 145/passo 254 cm.

Prodotta in diversi stabilimenti, tra cui Cassino e Pomigliano d’Arco in Italia,  la Tipo ebbe un buon successo commerciale, con circa 1,9 milioni di esemplari venduti fino al 1995, anno in cui fu sostituita dai modelli Bravo e Brava. La sua piattaforma modulare fu utilizzata anche per altri modelli del gruppo Fiat, come la Tempra: introdotta nel 1990, rappresentava la versione a tre volumi, cioè con il classico bagagliaio separato, pensata per offrire maggiore spazio e comfort, soprattutto per le famiglie e per un uso più orientato al viaggio. La Tempra mantenne molte delle caratteristiche tecniche della Tipo, inclusi motori, sospensioni e parte dell’impostazione meccanica, ma si distingueva per un design più sobrio e tradizionale. Fu proposta anche in versione station wagon, chiamata Tempra SW, e in alcune varianti con trazione integrale. In sostanza, la Tempra fu una naturale evoluzione della Tipo, pensata per ampliare la gamma e soddisfare esigenze diverse, pur restando all’interno dello stesso progetto industriale.

Sulla base dello stesso pianale e motorizzazioni nacque anche la Lancia Dedra ( e la sfortunata Delta II che non convinse – anche perché il fantasma, il ricordo della precedente serie non perdeva fascino, e non ci fu per questo modello uno sviluppo tecnico che ricalcasse le orme della Delta Integrale – come invece si sarebbe sperato). La Dedra invece ebbe un discreto successo. Lanciata nel 1989, era una berlina di classe media pensata per sostituire la Lancia Prisma. Pur offrendo un design più elegante e rifinito, con interni curati e dotazioni superiori, la sua architettura meccanica era strettamente legata alla Fiat Tipo. Condivideva il passo di 2.540 mm, la disposizione delle sospensioni e molte componenti strutturali. Ebbe non pochi problemi su impianti elettrici e i primi sistemi di supporto e info/display.

La Dedra si distingueva per una maggiore attenzione al comfort e alla qualità percepita, con finiture più ricercate e una gamma motori che includeva versioni turbo e trazione integrale. Nonostante le sue buone qualità, non riuscì mai a imporsi pienamente nel segmento delle berline medie, sempre in ombra, all’epoca delle tedesche BMW/Audi, ma anche della Peugeot che proponeva modelli originali ed eleganti.

Per finire sempre sulla base della medesima piattaforma e parte della meccanica, nacque la prima Media della Casa di Arese a Trazione anteriore: l’Alfa 155, in un primo tempo osteggiata dai puristi del tutto-dietro poi esaltata per le sue vittorie sportive. Fu presentata nel 1992 come erede della storica Alfa 75. Si distingueva per una differente taratura delle sospensioni e sterzo, per le sospensioni posteriori a bracci longitudinali, e i motori, che a parte i diesel ( 1.9 turbo) erano veri Alfa Romeo:  2.0 turbo, il 1.800 Twin Spark , il 2.000 Twin Spark a 8 valvole; nel 1993 la gamma si estende con un piccolo 1.7 Twin Spark da 115 CV e con le turbodiesel  2.5 da  125 CV. il 2.0 Twin Spark. Tuttavia, Alfa Romeo cercò di differenziare la 155 con un design più aggressivo, firmato da Ercole Spada per I.DE.A Institute, e con versioni ad alte prestazioni come la 2.5 V6 e la 2.0 Turbo 16V. (Dallo stesso pianale successivamente con l’apporto di alcune modifiche nacquero anche le 145/146, l’Alfa Spider e la GTV)

La 155 fu una vera sportiva, e come le vere alfa di sempre si distinse per i successi, soprattutto nel DTM, dove la versione V6 Ti si distinse per le sue prestazioni

la Dedra e l’Alfa Romeo 155, segnando un’importante evoluzione nella strategia industriale del marchio. La Fiat Tipo resta ancora oggi un esempio di come un’auto possa coniugare innovazione e funzionalità in modo efficace.

“Stellantis” questo non lo vuole capire limitandosi a piccole modifiche estetiche pensando di produrre Fiat/Lancia/Alfa, a bassi costi.  Non è così che ne manterranno vivi gli spiriti e l’interesse, e il mercato lo sta dimostrando. La nuova Lancia Ypsilon di Lancia non ha nulla se non le rifiniture interne. Esteticamente è una Opel corsa con i fari anteriori e posteriori specifici.  I motori sono tutti uguali per tutti i brand  (Peugeot/Citroen/Opel/Lancia/Fiat/Alfa Romeo). Quanto all’Alfa Romeo Junior, non è altro che una Peugeot 2008 con un posteriore differente, un frontale specifico e i cerchi Alfa Romeo, stop. Per la Fiat Grande Panda, si è lavorato meglio, anche se è chiara la derivazione Citroen C3, ma si è differenziata meglio – motori a parte. La Fiat aveva investito molto per i FireFly, messi in soffitta. I motori Alfa Romeo sarebbero potuti essere evoluti, con ibridizzazioni mantenedo l’identità del Brand. Nuovi Twin Spark o V6 Turbo potevano continuare la tradizione sportiva tipicamente Made in Italy. Per Lancia sarebbe bastato sforzarsi a creare delle linee originali e che avessero qualcosa dell’Italian Style. Ancora si è in tempo, ma ne è rimasto davvero poco.

 

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