Su La Testa Festival – Intervista a Giancane

Dopo i Messer DaVil, in occasione del Su la Testa Festival di Albenga del 28-29-30 Novembre, abbiamo intervistato anche il cantautore romano Giancarlo Barbati, più conosciuto come Giancane. Chitarrista de Il Muro del Canto fino al 2018, sta riscuotendo grandi consensi di critica e pubblico con i suoi progetti solisti “Una vita al top” (2015) e “Ansia e Disagio” (2017).

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Guarda, provengo da una famiglia di musicisti, mio nonno suonava il piano e mio zio aveva un gruppo negli anni 80 chiamato “Europe”. Non sono gli Europe che conosciamo tutti, ma loro lo registrarono prima e vinsero una causa. Poi intorno ai 14 anni ho ricevuto in regalo una chitarra e da lì è nato tutto.

Tutto è poi iniziato con il “Muro del Canto”: parlaci della tua esperienza come chitarrista all’interno di questo progetto di cui hai fatto parte fino al 2018.

“Il Muro del Canto” è stata la cosa più “longeva” alla quale io abbia mai partecipato, siamo partiti da zero per arrivare da soli a quello che molti ora conoscono, è stata una bellissima esperienza e senza di essa non credo che avrei mai capito molte cose che girano intorno alla musica al di fuori della “musica” in sé.

Qual’è l’album del “Muro del Canto” che più rappresenta la tua idea di musica?

Secondo me L’Ammazzasette rispecchia a pieno quello che è il Muro, è il primo disco e si sente (passami il termine) l’immaturità intesa come libertà di fare ciò che si vuole, poi ci sono dei pezzi bellissimi, non che negli altri non ci siano, ma secondo me per conoscere bene il Muro del Canto quello è il disco giusto.

Nel 2015 è iniziata la tua carriera solista con un disco che ti ha portato tanta fortuna. Un disco chiamato “Una vita al top”, contenente alcuni tuoi pezzi diventati già dei classici del tuo repertorio come Vecchi di Merda e Hogan Blu. Parlaci di come è nata l’idea di questo disco.

L’idea di base era, ed è tuttora, buttare fuori tutto quello che mi infastidisce e estremizzarlo cercando di far diventare divertente delle cose che, decontestualizzate, sarebbero anche di una tristezza infinita.

Ed è diventato un pò il marchio di fabbrica della tua discografia solista, componente che è riconoscibile anche nel tuo ultimo album solista, Ansia e Disagio, del 2017…

Si si assolutamente, è lo sarà anche per il prossimo disco.

Quindi nuovo album in uscita nel 2020?

In linea di massima credo proprio di sì, in autunno, l’11 Gennaio faremo l’ultima data a Roma e finirà il tour di Ansia e Disagio che è durato 2 anni e qualche mese.

Non vediamo l’ora di ascoltarlo allora! In Ansia e Disagio, c’è un brano chiamato “Limone” che è una parodia del mito degli anni ‘80 tornato in auge negli ultimi anni soprattutto nell’ambiente indie, talmente realistica da sembrare un successo di quei tempi… In generale, che visione hai del rapporto tra il vintage e la musica?

In generale apprezzo molto il revival, credo sia anche impossibile non pescare dal passato, c’è stato il revival anni 80 e ho dei bei ricordi dell’epoca In quel pezzo però volevo solo parlare del lato un pochino più oscuro e non solo di feste e lustrini.

Tra l’altro, a proposito, nei tuoi dischi sono presenti anche riarrangiamenti di diversi successi del passato di diversi generi, da Lunedì di Vasco in “Una vita al top” a L’Amour Toujours di Gigi D’Agostino, quest’ultima nell’ambito del fortunato “Momento Lucchesi” e presente in “Ansia e Disagio”. Perché hai scelto proprio questi due brani?

Allora, in ogni disco faccio delle cover perché è una cosa che mi diverte molto. Lunedì è un pezzo che ricorda la mia infanzia e volevo dargli una veste mia personale. Per quanto riguarda L’Amour Toujours deriva tutto dal tour di Una vita al top, abbiamo fatto circa 200 date in tutta Italia e facevamo il gioco con il pubblico di votare la cover che il nostro chitarrista e corista Alessio Lucchesi avrebbe cantato, tramite l’applausometro. Bene, in tutta Italia ha vinto sempre D’Agostino.

Ultima domanda. Si sta avvicinando il Natale, e in Ansia e Disagio sei riuscito genialmente a parodiare con la tua irriverenza anche la canzone natalizia con “Buon compleanno Gesù”, pezzo entrato nelle playlist natalizie di molti romani e non, basato su quattro storie di famiglia: ci racconti la storia di questo pezzo?

È uno dei miei pezzi preferiti, ovviamente non è autobiografica, volevo creare una foto di famiglia paradossale, sono stato ispirato dal pezzo natalizio dei Dropkick Murphys The season’s upon us in cui il bassista Ken Casey raccontava le vicende natalizie della sua famiglia e da lì è nata l’idea.

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