Intervista a Davide De Marinis: “Mi sono rotto”, il trio con Lauretta e Agresti e la stanchezza da pandemia

Lo abbiamo già intervistato nell’autunno 2019 nel pieno della stagione di Tale e Quale Show. Da allora tante cose sono cambiate, lui ha continuato a sfornare singoli e da qualche mese è uscito un brano, “Mi sono rotto”, insieme ad Andrea Agresti e Claudio Lauretta, che si fa portavoce della cosiddetta “stanchezza da pandemia” di cui un po’ tutti noi italiani soffriamo. Ma di chi parliamo? Di Davide De Marinis!

“Mi sono rotto”: un progetto che stai portando avanti insieme ad Andrea Agresti e Claudio Lauretta. Parlaci di questo progetto e di come è nata l’idea della canzone.

L’idea della canzone è venuta ad Andrea Agresti, devo essere sincero. Lui una mattina mi ha chiamato e mi ha detto: “Davide, tu devi scrivere il seguito di Andrà tutto bene”, che è una canzone che avevamo fatto in primavera durante il lockdown per raccogliere i fondi per l’ospedale Dono Svizzero di Formia. Nasce tutto da quel progetto lì, e siamo ovviamente rimasti in contatto con Andrea Agresti, che è un amico, e Claudio Lauretta che lo è altrettanto. E mi dice “scrivi una canzone sul fatto che non è andata poi così bene…”. Io risposi “sì, infatti non è andata così bene”. E lui: “Dovresti scrivere una canzone che si intitola Mi sono rotto i c…”, e me l’ha detto in toscano, che fa più ridere! La presi infatti a ridere e poi un po’ per gioco un po’ perché tanto ormai sono un cantautore di clausura, mi sono messo a scrivere. Ed è venuta carina, bella. Poi quando l’ho finita, nel giro di un paio d’ore, gliela mando e lui commenta “Bravo, è bellissima, complimenti”. Però lì è nata un’altra idea: se diciamo “mi sono rotto i c…” io e te rischiamo di essere volgari, se lo dicesse Renato Pozzetto sarebbe perfetto, ricordi il Ragazzo di Campagna? Noi abbiamo un amico, Claudio Lauretta, che sa imitare praticamente tutti, e Renato Pozzetto è uno dei suoi cavalli di battaglia. Lo abbiamo chiamato, ha sentito il pezzo e così poi si è formato il trio e siamo partiti.

La canzone sta avendo anche un grande successo.

Sì, è uscita da poco più di due mesi, e sta riscuotendo molto interesse sia televisivo e radiofonico e quindi siamo molto contenti.

E questo ci fa piacere anche perché “Mi sono rotto” rappresenta un po’ il sentimento di tutti noi per quanto riguarda il periodo che stiamo vivendo.

Sì, io penso che sia la voce del popolo ed è una canzone che fotografa in maniera agrodolce quello che da tanti mesi a questa parte stiamo vivendo. E poi abbiamo fatto due versioni: una è quella con la parolaccia e l’altra è quella “clean” che nelle televisioni e anche in parecchie radio piace di più, perché tanto si capisce! La versione censurata piace, e piace anche ai bambini, mentre quella con la parolaccia è più “da web”. Noi sull’impeto abbiamo subito fatto uscire quella più “forte” e dopo un mese abbiamo deciso di far uscire anche la versione “pulita” perché per certi canali bisogna usare un linguaggio un pochino più “contenuto” e al tempo stesso ugualmente ironico.

Andiamo indietro alla scorsa estate, ad agosto 2020. In quel periodo hai scritto una canzone per la Little Tony Family, ovvero “Wow”. Parlaci di questo pezzo.

E’ nato tutto sempre da Andrà tutto bene, perché ho stretto amicizia con Cristiana e con Angelo della Little Tony Family proprio in quell’occasione. Le loro figlie hanno disegnato la copertina di quel singolo. Quando vidi quella copertina, mi piacque subito! Con quell’arcobaleno come andava molto di moda in quei mesi. Ed esclamai “Wow!”. Ho ripensato a quel momento ed è nata questa canzone che calzava a pennello per la Little Tony Family. Il video è in stile anni ’50, io ho fatto un piccolo cameo nel quale entro vestito da Fonzie, Fonzie col pizzetto… Mi sono divertito molto a stare sul set e a fare questo video, in una piccola parte all’inizio. Poi il resto del lavoro lo hanno fatto loro, interpretando e cantando benissimo il brano.

Due anni fa il ventennale di Troppo bella, lo scorso anno quello di Chiedi quello che vuoi e quest’anno cade il ventennale di un altro tuo successo: La pancia. Cosa significa per te questo brano? Parlaci dell’importanza che questo pezzo ha per il tuo repertorio.

Io quando ho scritto quella canzone stavo vivendo un periodo nel quale dovevo trovare nuove ispirazioni. Un giorno ero, come spesso mi capita, sul divano, con la chitarra sulla pancia. E osservavo che stavo un po’ ingrassando, tra serate, cene a tarda ora, e assaggia questo, e ti offrono quell’altro pranzo piuttosto che la cena, vai in Sicilia e ti riempiono di cose buone da mangiare, e ingrassavo un po’. E quella canzone è nata perché la forma della mia pancia iniziava ad assomigliare più a una collinetta piuttosto che a una pianura. Ed è un inno ad accettarsi per come si è: è una cosa che ho sempre pensato, bisogna sempre accettarsi e volersi bene per come si è, poi anche migliorarsi è giusto, ma bisogna sempre partire dal piacersi anche con qualche imperfezione.

Progetti futuri a livello di nuovi singoli dopo l’uscita di “Mi sono rotto”?

Ho un po’ di carne al fuoco, però in questo momento non riesco a parlarne. Io sono così: quando sto spingendo tanto un progetto come in questo caso “Mi sono rotto”, è come se per me fosse il mio unico figlio. Io sono concentrato su questa canzone perché intanto ci credo molto, mi piace e voglio che vada bene e che riesca a diventare un inno nazionalpopolare per questo periodo storico che stiamo vivendo. Ma comunque ho tante belle canzoni nel cassetto, nell’armadietto (citando un mio vecchio successo) che sono lì pronte per uscire e quando sfumerà l’effetto di “Mi sono rotto” penserò al prossimo singolo.

Altra domanda su “Mi sono rotto”. E’ una canzone ironica e goliardica, ma con una morale nel finale: nonostante tutto si ringraziano i medici e gli infermieri per il lavoro che da quasi un anno a questa parte stanno svolgendo. Questa cosa si ricollega un po’ ad “Andrà tutto bene”, in quanto quest’ultimo è un singolo di beneficenza. Cosa rappresenta per te il ruolo di medici e infermieri nel periodo che stiamo vivendo?

Noi li abbiamo definiti i veri eroi, sono quelle figure senza le quali non saremmo arrivati a controllare la situazione quando ciò è accaduto. Hanno fatto un grande lavoro nella prima fase della pandemia anche con pochi aiuti e con difficoltà incredibili e anche adesso continuano a impegnarsi al massimo per salvare tutte le vite possibili e sicuramente sono persone a cui bisogna rendere conto, perché sono parecchi i medici e gli infermieri che hanno perso la vita a causa del Covid e lavorando nei reparti, soprattutto all’inizio, molti hanno contratto il virus nella forma più aggressiva, e alcuni ci hanno lasciato. Mi sembrava doveroso citare medici e infermieri nel brano.

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