Intervista a Daniele Azzena: “Al di là del cuore”, la musica come mezzo per rialzarsi

La musica ha tante funzioni: tra queste anche quella di portare l’ascoltatore, ma anche il creatore di un contenuto musicale, a risollevarsi e riscattarsi dopo avvenimenti che lo scuotono. Un esempio è il nuovo singolo di un talento come Daniele Azzena intitolato “Al di là del cuore”. Un brano che è un dialogo di speranza, nel quale ritrovare consapevolezza di sé accettando le cadute e le difficoltà senza perdere l’orientamento e la fiducia. Abbiamo intervistato Daniele per La Ragnatela News.

Parlaci di questo tuo nuovo brano “Al di là del cuore”.

E’ un brano a cui sono molto legato, un brano che rappresenta per me un cambio di direzione, è stato scritto l’estate scorsa, nell’estate 2020. E’ un brano che ha una storia particolare, nasce da un sogno in cui avviene un dialogo di speranza con mio padre, la persona che mi è sempre stata accanto nel mio percorso artistico e soprattutto nella vita e rappresenta una canzone di rinascita, di forza e di speranza ritrovata. Una canzone anche autobiografica ma è una canzone che rappresenta un messaggio di speranza e di rialzarsi dopo momenti che possono segnarci la vita in modo negativo.

Hai dichiarato che questo brano è “un giro di boa, uno di quelli che la vita spesso ci impone scaraventandoci lontano dalle acque tranquille che rappresentavano la nostra comfort zone. Inaspettatamente ho perso ogni punto di riferimento: nella vita, come nella musica, mio padre era la bussola che orientava la mia rotta facendomi sentire sicuro e forse invincibile”. Qual era il rapporto che ti legava a tuo padre?

Oltre che un rapporto padre-figlio era un rapporto di amicizia principalmente. Quindi sicuramente una persona che oltre a farti da padre ti dà anche dei consigli terra terra. Dei modi diversi anche di interfacciarsi con me, era un rapporto particolare, sono sempre stato da lui supportato in tutto, qualsiasi cosa avessi scelto nella mia vita.

Per quanto riguarda il videoclip di questo brano, è stato girato da un regista del calibro di Max Nardari. Parlaci di questa tua esperienza con Max Nardari.

La prima vera esperienza professionale sotto tanti punti di vista. Max è un grandissimo regista di film e per me è stata davvero una fortuna poter lavorare con lui. Ogni momento del video è stato emozionante, è stato costruttivo. Mi è rimasta impressa ogni parte di quella giornata in cui abbiamo girato il video. Ho dovuto seguire un copione ed è stato davvero figo. Mi sentivo un artista che veramente si sta interfacciando alla musica a un livello diciamo superiore dopo tanti sacrifici. E’ stata davvero una bella cosa.

E questa è stata una soddisfazione più che meritata. Passiamo ora alla tua carriera. Hai iniziato la tua carriera musicale prendendo le prime lezioni di canto alla scuola di Ron “Una città per cantare” di Vigevano. Sei mai stato a contatto con Ron nella tua vita finora?

Sì, io l’ho conosciuto quando studiavo lì e lui spesso ogni tot di mesi veniva a sentire gli allievi, quindi veniva a capire il percorso che ogni allievo aveva fatto, delle specie di audizioni per valutare il livello artistico ed il percorso accademico. Ho avuto il piacere di conoscerlo, ancora adesso siamo in contatto, è un grande artista e una grande persona.

E se non sbaglio hai aperto anche due suoi concerti qualche anno fa…

Sì, uno è stato un concerto a Vigevano, c’erano parecchie persone. E’ stata una bellissima esperienza ed è stata la prima volta in cui mi sono confrontato con un pubblico grande. Arrivavo da piccoli eventi e serate nei locali ma comunque rapportarmi con un pubblico più grande è stato un bel cambiamento e una bella esperienza. E poi un altro evento più piccolo in un teatro, sempre nella provincia di Pavia.

Dopo i primi anni di carriera, arriva il 2018, anno in cui ti sei esibito durante la settimana del Festival di Sanremo a “Sanremo Lounge” e “Casa SIAE”, presentando un tuo inedito. Parlaci di questa esperienza a Sanremo.

Il Festival è un momento della musica italiana in cui non solo chi si sta esibendo a Sanremo ma anche un artista emergente può far sì che la sua musica e i suoi brani possano essere presentati al grande pubblico, o comunque vogliono far sentire quello che fanno possono presentarsi nella settimana del Festival e ci sono molti eventi collaterali. Io ho fatto proprio questo, sono riuscito a suonare qualche mio inedito in questi eventi. E’ stato particolare, perché per esempio proprio per Casa SIAE mi sono esibito dopo che avevano intervistato Ultimo, per dire. Sono belle esperienze, durante il Festival si respira aria di musica, è un momento perfetto per chi ha musica da far sentire.

Nello stesso anno ti sei poi esibito per altri eventi musicali dal vivo, però ce ne è uno più particolare degli altri che è “Cinquant’anni dal Sessantotto. Un’avventura” di Mogol. Cosa ha significato per te partecipare a un evento celebrativo di un’epoca storica che ha cambiato il nostro Paese?

Mogol ha fatto una bellissima presentazione, poi lui è un mostro sacro della canzone italiana, grandissimo autore. Per me è stato un onore. E’ stato particolarmente bello perché sono poi andato dopo la sua presentazione a dar voce a ciò che lui ha raccontato.

A settembre 2019 hai partecipato all’edizione annuale di X-Factor e la tua audizione ha ottenuto un grandissimo successo e i giudici si sono persino commossi. Tra questi Sfera Ebbasta. Parlaci di questa esperienza di X-Factor.

X-Factor è un’esperienza che mi rimarrà per sempre impressa, io sono andato là in un periodo in cui non ero molto in forma però sono andato con l’intento di darmi forza. E quindi nonostante non fossi emotivamente molto pronto è un qualcosa che mi ha dato molto, una grandissima spinta per farmi andare avanti. E poi l’esperienza di cantare davanti ai giudici, davanti a un grande pubblico, in un palazzetto, è fantastica. E niente, porto avanti ciò che mi è stato detto quella sera: rendere il mio dolore una forza. Penso adesso di iniziare a farlo.

Quale tra i giudizi dei quattro giudici di X-Factor 2019 ti è rimasto più impresso?

Sicuramente quello di Sfera, perché ha detto una cosa giusta. Poi avendo vissuto nella stessa situazione, ha potuto capire meglio quello che io stavo vivendo. Ho apprezzato anche i consigli di Samuel che ha capito la situazione e anche le condizioni in cui io mi presentavo, non erano ottimali. Però poi ho pensato al lato positivo di tutto ciò!

Dopo questa parentesi dedicata al passato, passiamo al presente e ad Al di là del cuore. Nella canzone rappresenti anche un po’ la voglia di partire per un viaggio alla ricerca del tuo io e con la tua musica verso la vita. E’ quindi un po’ una sorta di rapporto tra te e la musica. Qual è secondo te il rapporto tra l’uomo e la musica?

Diciamo che la musica è quel qualcosa che permette di comunicare più emozioni in modo diverso. Con la musica si può comunicare ciò che con le parole non si può dire semplicemente magari parlando. E’ un rapporto speciale perché mi ha sempre tirato fuori da situazioni di difficoltà e appunto in questo caso mi ha dato la forza per migliorare me stesso, per andare avanti. Poi io ci sono nato con la musica. Ho i nonni entrambi musicisti, mio nonno ancora adesso suona la fisarmonica, quindi si è sempre respirata quest’atmosfera. Son cresciuto con la musica.

Progetti futuri?

Fare più musica possibile. Vorrei tornare a fare i live, infatti sto preparando il mio concerto. Che poi magari saranno eventi di aperture, piccoli eventi ma comunque mi sto organizzando. Sicuramente poi arriveranno un singolo estivo e un album in preparazione. Ad aprile mi dedicherò dopo la laurea in Canto Pop Rock al CPM di Milano a buttarmi sulla composizione e sulla scrittura di nuovi pezzi. Quindi, tante buone cose!

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