Caffè all’italiana, ristretto, Patrimonio Unesco

Così come era successo per la Pizza, l’Italia vorrebbe inserire, dopo l’approvazione all’unanimità da parte del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, della proposta, il caffè espresso italiano, quale capolavoro culinario “riconoscibile” quale rito di un’identità nazionale, di un costume della nostra società.

«In Italia il caffè è molto di più di una semplice bevanda: è un vero e proprio rito, è parte integrante della nostra identità nazionale ed è espressione della nostra socialità che ci contraddistingue nel mondo» rileva il sottosegretario all’Agricoltura, Gian Marco Centinaio.

“È più che mai simbolo di italianità nel mondo il caffè espresso italiano, un’arte ora in lizza per il titolo di Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. Ad esprimere il giudizio favorevole all’unanimità è il Mipaaf che, in seguito alla richiesta del Gruppo Italiano Torrefattori Caffè assieme a  Consorzio di Tutela Del Caffè Espresso Italiano Tradizionale, Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, EI – Istituto Espresso Italiano, Fipe-Confcommercio, Associazione Caffè Trieste e del Consorzio Torrefattori delle Tre Venezie, ha candidato il Rito del caffè espresso tra gli iscritti nell’Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano.

“Uno spiraglio di speranza che dona linfa vitale ad una filiera messa in ginocchio dalla crisi economica, ma che mantiene salde le radici legate ad un passato di tradizione tutta italiana ” – ribadisce Alessandro Bianchin, Presidente del G.I.T.C., “gruppoitalianotorrefattoricaffe” – il rituale metodo di preparazione espresso italiano è simbolo di tradizione italiana da nord a sud, capace di legare antiche e nuove generazioni: per questo sosteniamo da tempo e con forza il suo riconoscimento a Patrimonio Immateriale dell’Unesco”.


Sono i dati a testimoniare l’importanza del comparto caffè nel mondo giovanile: secondo le stime Unioncamere-Infocamere raccolte dal G.I.T.C., fra le 930 imprese del settore nel 2020, quelle guidate dagli under 40 rappresentano il 6,5% e superano nettamente la media nazionale delle aziende manifatturiere giovanili (5,4%). Va sottolineata la necessità di sostenere il settore per una ripresa con l’appoggio delle Istituzioni: nel 2020 il comparto ha creato un giro d’affari export pari a 1.3 ML di euro rispetto ai 1.4 ML di euro del 2019 (dati Istat), con un numero di addetti pari a 10.187 (fonte Unioncamere-Infocamere). In Italia ci sono 800 torrefazioni e 7.000 addetti. Il prossimo step per ottenere il riconoscimento Unesco sarà il pronunciamento di Parigi, dopo il passaggio alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco. 

La bevanda è stata quindi ufficialmente candidata a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco con questa dicitura: «Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli».

«Siamo molto soddisfatti di essere arrivati ad una candidatura unitaria – ha ripreso Centinaio –  Verrà quindi  trasmessa alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e confidiamo che questa la approvi e la trasmetta entro il 31 marzo a Parigi. La tazzina di espresso rappresenta per tutti gli italiani un rito sociale e culturale che trova riscontro anche nella letteratura e che appassiona tutto il Paese, da Napoli a Venezia fino a Trieste passando per Roma e Milano. Una candidatura tanto più importante in un momento storico in cui le restrizioni dovute alla pandemia hanno penalizzato i rapporti sociali, molti dei quali avevano come cornice il bancone o il salotto all’aperto di un bar davanti a un buon caffè italiano».

 

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