Venezuela: tra crisi ed illusioni

Sono ormai molti anni che il Venezuela versa in una continua situazione di crisi politica ed economica. I cittadini organizzano su base praticamente quotidiana manifestazioni e proteste contro la presidenza di Nicolàs Maduro, soprattutto a seguito delle elezioni avvenute nel 2018, considerate dagli oppositori e da alcuni Stati esteri (tra cui gli USA) irregolari.

Pertanto, nel gennaio del 2019, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidò si è autoproclamato Presidente della Repubblica Bolivariana, ottenendo il riconoscimento da parte di Donald Trump e dai Governi di altre nazioni (tra quelle europee, Francia e Regno Unito).

Tuttavia Nicolàs Maduro viene ancora appoggiato dall’Assemblea Nazionale Costituente e dall’esercito venezuelano, il che contribuisce ovviamente al perdurare del caos interno.

Il malcontento popolare è causato dalle insostenibili condizioni di vita che i venezuelani stanno affrontando da lungo tempo, dovute ad una situazione di difficoltà finanziaria che rende inaccessibile anche i beni essenziali a gran parte della popolazione.
E come se ciò non fosse di per sé sufficiente, Maduro, sostenuto dalle forze militari, reprime con frequenti atti di violenza le rimostranze dell’opposizione contro la corruzione del Governo e i casi di cattiva gestione della cosa pubblica, macchiandosi di innumerevoli violazioni dei diritti costituzionali e umani.

Recentemente in verità, vi sono alcuni fattori che potrebbero far immaginare una netta ripresa dell’economia e, di conseguenza, un incremento del benessere. Purtroppo però, come vedremo in seguito, questi elementi di crescita consistono attualmente in una mera illusione in quanto, estendendo la visuale aldilà del centro della Capitale del Venezuela, appare evidente come la crisi sia ben lontana dall’essere un semplice ricordo.

A Caracas dunque, almeno nelle zone più centrali e collegate, si ha quasi la sensazione di essere in una capitale europea o in una metropoli statunitense. Luci intense, negozi pieni di persone disposte a spendere e intrattenimenti per tutti i gusti. Questo sviluppo è da ricondurre al progressivo abbandono da parte del Governo venezuelano della politica chavista, la quale viene ormai decantata soltanto a parole nei discorsi di propaganda. La realtà dei fatti è invece ben diversa: adesso anche a Caracas vi sono numerosissimi investimenti privati, l’impatto dei quali riduce notevolmente l’influenza statale sul welfare del paese.

Pertanto, risulta chiaro come la funzione pubblica della proprietà privata, uno dei punti fondamentali dell’ideologia di Hugo Chàvez, non sia più il fulcro attorno al quale l’economia venezuelana ruota.

Tutto ciò non deve però né ingannarci né illuderci. Come già anticipato, in tutto il resto della nazione la situazione è ancora complicata. Il “New York Times” ha recentemente raccolto delle dichiarazioni da parte di diversi uomini e donne venezuelani, i quali hanno affermato che tutti coloro che sono rimasti indietro rispetto alla repentina crescita della Capitale, e che costituiscono la netta maggioranza della popolazione nazionale, versano in condizioni disperate. Povertà e conseguente criminalità, mancanza di acqua e luce nelle case, quasi completa assenza di forze dell’ordine e quindi di sicurezza nelle strade sono le criticità con cui i venezuelani più sfortunati devono fare i conti ogni giorno.

Una delle zone periferiche più degradate di Caracas

 

Ed ecco che il paragone con i paesi più sviluppati appare insensato ed irreale. L’obiettivo di assicurare una vita dignitosa a tutti i cittadini è ancora molto lontano, e per conseguirlo non è sicuramente sufficiente attrarre capitali privati dall’estero. Risulta invece ancora necessario l’intervento pubblico, il che non significa certo che la soluzione sia tornare allo statalismo più marcato dei decenni passati. L’aspirazione è che il Governo si impegni ad intraprendere, attraverso investimenti mirati, una politica sociale volta a soddisfare, passo dopo passo, le esigenze primarie di ogni individuo.

Per poter pensare di iniziare a percorrere questa via così impegnativa, è fondamentale raggiungere una stabilità governativa duratura, con a capo un Presidente sulla cui legittimità non possono aleggiare dubbi. Soltanto così il Venezuela potrà dirsi privo di spaccature interne e sarà finalmente pronto a cominciare la ricostruzione.

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