La presidenza Urban20 passerà all’Italia per l’anno 2021: di che cosa si tratta?

Sarà l’Italia a presiedere Urban20 per l’anno 2021. Il passaggio di testimone simbolico è arrivato con un “buona fortuna” scritto in lingua italiana, all’interno del comunicato del Presidente della Commissione Reale di Riyad, Fahd Al-Rasheed, che ha occupato il “trono” dell’associazione durante il 2020. La nota si conclude poi riassumendo i notevoli risultati raggiunti durante l’anno da Urban20, con l’apporto di 42 città e altrettanti think-tanks focalizzati sulla crescita sostenibile delle metropoli.

Che cos’è Urban20?

Urban20 è un progetto nato nel 2017 in seguito alla riunione internazionale One Planet Summit sul clima tenutasi a Parigi. In quell’occasione, coordinati dall’allora sindaco di Buenos Aires Horàcio Rodriguez Larreta, associazioni quali C40 Cities e Città e Governi Locali Uniti (UGLC) aderirono all’ipotesi di dare il via ad un’iniziativa diplomatica che riunisse le maggiori città mondiali con l’obiettivo di promuovere una coordinazione nell’affrontare alcune battaglie decisive del periodo contemporaneo, come quella della crescita economica sostenibile, o del progressivo cammino verso un mondo a impatto zero.

Complessivamente, le città che fanno parte di Urban20 contano una popolazione che si collocherebbe al quinto posto tra i paesi più popolosi del pianeta e sono responsabili dell’8% del PIL mondiale, costituendo collettivamente la terza economia mondiale, dietro solamente a Cina e Stati Uniti. Questi dati spiegano il ruolo che le grandi città stanno acquisendo nel contesto internazionale e conseguentemente anche della responsabilità che poggia sulle spalle di queste ultime nel senso di indirizzare le scelte politiche globali.

I membri di U20 sono principalmente i sindaci delle città coinvolte, o delegati specifici di questi ultimi. Urban20 è inoltre strettamente intrecciata al G20 e sono proprio le città dei 20 paesi più importanti al mondo a costituire il novero dei partecipanti al progetto. L’Italia si iscrive con due città all’appello: Milano e Roma.

Il lavoro concreto di Urban20 peraltro si concretizza proprio nella parallela collaborazione con il G20, fornendo studi territoriali e raccomandazioni congiunte per la risoluzione di problemi o sfide legati alla realtà metropolitana. Urban20 si compone di tre task-force, assemblate con criterio tematico, che operano autonomamente e sulla base di scadenze temporali, che vengono riunite ai meeting, usualmente a cadenza trimestrale per accorpare il lavoro e concretizzarlo in proposte e pareri.

Quali opportunità per l’Italia?

Urban20 rappresenta un progetto progressista, innovativo, che prende consapevolezza del ruolo sempre saliente che stanno rivestendo le grandi città nel mondo globalizzato. Nel 2020, è più facile che Milano abbia contatti più frequenti con Parigi, che con Ancona, ad esempio. Le barriere territoriali, nel senso dei confini nazionali, hanno incominciato a sbiadirsi, con l’impoverirsi progressivo del concetto di spazio e di tempo intesi come ostacoli da superare.

Urban20 ne è ben conscia e crede nella collaborazione multilaterale, nel principio per cui “l’unione (dei diversi) fa la forza”, volendo porla superficialmente. La verità è che i risultati del primo anno di attività effettiva, il 2020, presieduto dalla città di Riyad, hanno offerto risultati senz’altro incoraggianti: la riunione di oltre 100 figure di esperienza nell’elaborazione di soluzioni avanguardiste, un totale di oltre 150 raccomandazioni rivolte a governi nazionali e non solo.

Quello che l’Italia può trovare, presiedendo U20, è un canale privilegiato per risolvere, tramite il confronto con realtà culturalmente e funzionalmente opposte alla nostra, alcuni degli annosi problemi che attanagliano la gestione pubblica del Belpaese. Inoltre, può essere anche un motore di spinta per ripristinare il prestigio internazionale delle città italiane, alimentando un viavai di personalità pubbliche nel paese e fornendo opportunità di dialogo maggiormente intenso con alcuni paesi in crescita nel panorama internazionale.

Un’opportunità che bisognerà trattare con serietà e con il rispetto che queste iniziative multilaterali meritano, nonostante affrontino questioni alle quali l’Italia negli ultimi anni è stata poco più che indifferente. L’esempio positivo che possono offrire i paesi maggiormente illuminati dal punto di vista della sostenibilità ambientale possono costituire un vero tesoro per Roma, ad esempio. Dunque, nel 2021 si apre una strada interessante, che speriamo l’Italia sappia intraprendere senza incespicare eccessivamente.

 

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