UE: “Legge ungherese sulle Ong è illegale”

Parlamento ungherese, Budapest.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in seguito al ricorso per inadempimento presentatole dalla Commissione, ha dichiarato illegale la legge ungherese che prevede stringenti obblighi ed imposizioni alle Organizzazioni non governative che ricevono finanziamenti oltre una certa soglia dall’estero.

La norma in parola stabilisce infatti che le Ong che superano la quota tetto di aiuti finanziari da attori esterni all’Ungheria devono registrarsi presso le autorità ungheresi sotto la denominazione “Organizzazione che riceve sostegno dall’estero”.

Inoltre, vi è l’obbligo di indicare le generalità di tutti coloro che contribuiscono per una somma superiore a 1400 euro, affiancando al loro nome la cifra esatta messa a disposizione dell’Organizzazione stessa.

Secondo i giudici della Corte di Lussemburgo, tali previsioni non risultano essere conformi ai principi ispiratori dell’Unione Europea sotto molteplici aspetti.

Innanzitutto questa legge costituisce un ostacolo al libero movimento di capitali all’interno del territorio dell’UE, andando a creare un trattamento differenziato ingiustificato, e quindi discriminatorio, tra finanziamenti nazionali ed esteri.

Inoltre, le restrizioni di cui sopra hanno come effetto quello di indebolire l’efficacia delle organizzazioni non governative, scoraggiando la partecipazione alle loro attività e ledendo, di conseguenza, il diritto di libertà di associazione espressamente riconosciuto e garantito dall’articolo 12 della Carta sui diritti fondamentali.

Infine, gli obblighi di registrazione e di disclosure dell’identità di determinati finanziatori risultano in netto contrasto con il diritto alla privacy, risolvendo essi in ingiustificate intrusioni nella sfera individuale dei soggetti, sfera che viene tutelata in pieno dal diritto alla vita privata e familiare.

Ricordiamo che i diritti alla segretezza e alla riservatezza fanno ormai parte di quel nucleo di principi che trova riscontro nella stragrande maggioranza dei documenti volti alla tutela dell’uomo, sia a livello internazionale (la CEDU in primis), sia a livello nazionale (quale per esempio la nostra stessa Costituzione).

Tali diritti possono essere sì limitati, ma soltanto in presenza di uno scopo legittimo all’interno di ordinamento democratico, è che la limitazione sia proporzionale e necessaria per il raggiungimento di tale obiettivo. E, a parer dell’organo giudicante di Lussemburgo, la legge ungherese trattata non rispetta queste condizioni.

L’Ungheria negli ultimi tempi, a causa delle vicende politiche e istituzionali legate al nome di Orban, era stata al centro di numerosi dibattiti riguardanti le garanzie democratiche offerte dallo Stato.

La legge di cui stiamo parlando in questo pezzo non fa altro che alimentare i dubbi circa la tenuta del paese, poiché è forte il sospetto che le restrizioni imposte alle Ong hanno come obiettivo principale, se non addirittura esclusivo, quello di complicarne quanto più possibile il funzionamento e la capacità di intervento, il che fa scattare un campanello d’allarme, dal momento che vengono riconosciute in lungo e il largo le potenzialità in termini di tutela dei diritti umani che queste organizzazioni possiedono.

Pertanto, e in conclusione, posizionare il bastone tra le ruote a queste entità appare un mezzo statale volto all’erosione dell’impianto garantistico che dovrebbe mettere a riparo tutti i cittadini dagli eventuali soprusi delle autorità.

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