È lotta all’ultimo voto tra Trump e Biden

All’alba del 4 novembre non è ancora stato eletto il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Le riserve ancora non sono sciolte, dunque, riguardo l’esito delle votazioni elettorali. La ragione principale è costituita dall’enorme numero di voti espressi con l’early voting, come spiegato qui, ovvero prima dell’election day, molti dei quali arrivati per posta e le cui modalità di scranno differiscono da stato a stato.

Al momento, stando ai voti espressi negli Stati Uniti e dunque escludendo le votazioni non ancora conteggiate, Trump è in netto vantaggio. Sono 42 gli Stati in cui le votazioni sono certe e l’analisi di questi vede Biden in vantaggio per 238 grandi elettori a 213. Il vantaggio è però illusorio. Come già accennato, per quanto riguarda gli Stati il cui scrutinio è ancora in corso, è il candidato repubblicano ad essere in vantaggio in 7 stati su 8. Se il trend non dovesse essere invertito dallo scrutinio dei voti mancanti, Trump sarebbe rieletto presidente.

Tra gli stati mancanti, un ruolo decisivo dovrebbe rivestirlo la Pennsylvania, che rappresenta quello più in bilico, o meglio, più decisivo. Al momento, il vantaggio di Trump appare netto, ma in Pennsylvania vi è anche il maggior numero di voti ancora da conteggiare, ben 36%. La Georgia, invece, vede un differenziale tra i due candidati minimo, di circa due punti percentuali, ma anche solamente il 6% di voti ancora da scrutinare. La verità è che se Trump dovesse vincere in uno di questi due Stati, la strada, per Biden, sarebbe in tremenda salita.

Non impossibile, certo, ma arrivare al traguardo minimo dei 270 grandi elettori perdendo in Georgia o Pennsylvania, vorrebbe dire conquistare, oltre al Nevada, che stiamo in questo momento dando per scontato in pugno ai democratici, sebbene anche qui a livello aritmetico la corsa potrebbe dirsi aperta, uno tra Wisconsin, Michigan e North Carolina, dove la vittoria di Trump sembra invece annunciata. La vittoria democratica non è dunque impossibile, ma significherebbe un ribaltone dello stato attuale delle cose realizzato dai voti espressi non “convenzionalmente”.

Come ci si poteva aspettare, non ha tardato Trump ad invocare la chiusura dei seggi e la proclamazione a Presidente sulla base dei voti conteggiati, mentre Biden pazientemente attende e spera nella clamorosa remuntadaspiegando agli elettori che non è possibile annunciare il vincitore prima della fine dei conteggi. In tutta risposta, Trump minaccia, in caso di vittoria democratica, di adire la Corte Suprema, fresca del nuovo insediamento della repubblicana Amy Coney Barrett e che ad oggi presenta una composizione di 6 giudici su 9 conservatori, manifestando un equilibrio che non è mai stato così sbilanciato sul fronte repubblicano fin dagli anni Trenta.

Le tanto temute contestazioni popolari sono state tutto sommato pacifiche. Avevano impressionato le foto ed i video di una Washington barricata per la paura delle violenze e soprattutto che queste potessero sfociare nel danneggiamento di attività commerciali ed edifici. Ad ora, la situazione è rimasta tranquilla, ma si attende l’esito finale degli scrutini.

Spaventano da un lato l’insofferenza della comunità afro-americana, sviluppatasi nelle manifestazioni sotto il segno del motto: “Black Lives Matter”, mentre dall’altro le “milizie private” di stampo trumpista, tra le quali i più noti sono i Proud Boys, inneggianti il suprematismo bianco e l’aderenza ai principi dei padri fondatori. A questi ultimi Trump si è peraltro rivolto in diretta tv, durante un dibattito con il candidato Biden, dicendo “stand back and stand by“, che è sì un messaggio a fare un passo indietro, ma anche un messaggio ad attendere il proprio momento, che potrebbe essere proprio quello di un’eventuale vittoria democratica.

L’atmosfera non è dunque delle più tranquille, mentre si attende l’esito degli scranni, che potrebbe richiedere addirittura qualche giorno per alcuni stati. Quanto è certo, è che ancora una volta i sondaggi hanno sottovalutato Donald Trump, che, a prescindere da chi sarà vincitore, otterrà un risultato ben oltre le aspettative, portando la sfida presidenziale ad essere in sospeso, appunto, fino all’ultimo voto.

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