Svolta storica: incostituzionale dare ai figli automaticamente il nome del padre

 

Decisione storica della Corte Costituzionale che nella giornata di ieri ha dichiarato illegittima la pratica di dare in automatico ad un neonato il cognome paterno, pratica definita “discriminatoria” e “lesiva dell’identità del figlio” nelle parole della Corte. La sentenza ha infatti stabilito che qualora un accordo non sia stato raggiunto tra i due genitori su quale cognome dare al figlio o alla figlia saranno dati i cognomi di entrambi in automatico. Inutile dire che la Corte ha specificato che la norma si applica a tutti i bambini appena nati a prescindere dallo stato coniugale dei genitori.

Già lo scorso gennaio la Corte aveva espresso dei dubbi sull’automatismo riguardante il cognome e lo aveva definito “retaggio di una condizione patriarcale della famiglia”. Il caso da cui genera questa storica sentenza però è ancora precedente, più precisamente risale a novembre del 2021 e nasce da una questione di costituzionalità inoltrata dalla Corte d’Appello di Potenza. Il caso specifico riguardava una coppia di Lagonegro, in provincia di Potenza, che voleva dare al proprio figlio il solo cognome della madre, per uniformità coi primi due figli, avuti prima del matrimonio e che la madre aveva riconosciuto per prima (i primi due figli avevano quindi mantenuto solo il suo cognome). Come ha ricostruito il loro legale, i primi tentativi della coppia sono stati vani, ma i coniugi non si sono arresti e hanno fatto appello contro la decisione di primo grado. Proprio durante il nuovo processo, la questione è stata rimessa alla Corte Costituzionale.

Questa decisione è sicuramente un risultato simbolicamente importante per un paese che per certi versi e in particolare in certe regioni è ancora troppo legato ad un passato maschilista, patriarcale ed ormai antico. In altri paesi d’Europa questa pratica è norma già da tempo ed è un bene che la Corte spinga per modernizzare. Detto questo emerge chiaramente una necessità da parte della politica di legiferare sulla questione e di provare a far passare in tempi brevi un testo di legge che regoli la pratica e non crei confusione. Troppe volte in tempi recenti abbiamo visto il Parlamento italiano dividersi e i vari schieramenti bloccarsi l’un l’altro anziché coordinare i propri movimenti per il bene del paese. Nell’ultimo episodio che ricordiamo la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta del referendum sulla legalizzazione della cannabis chiaramente invitando Senato e Camera a prendere la questione nelle mani e a formulare una legge sul tema. Nulla si è più visto o sentito e ancora una volta ha vintoostruzionismo.

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