Storia di ordinaria follia politica: la chiusura dell’Ospedale San Giacomo

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Qualora ci si sentisse male, se anche ci si dovesse infortunare trovandosi  al Centro della Capitale d’Italia, di Roma, in via del Corso, non ci sarebbe un luogo deputato ad accogliere, ne dove rivolgersi. L’ospedale San Giacomo  non c’è più. Se non è un’emergenza forse c’è qualche possibilità in strutture “derivate”, ma un vero e proprio centro di primo soccorso nelle immediate vicinanze non esiste. Già una frattura non è  riscontrabile nè curabile. Resta il taxi o l’ambulanza.

Un tempo c’era un Presidio Medico Pubblico al quale affidarsi con fiducia. Un posto, al Centro di Roma, dove  migliaia di persone,  turisti ma anche i comuni cittadini  potevano rivolgersi. C’era un valido Pronto Soccorso, e tanti Reparti. Nel 2008 prima di chiudere i battenti definitivamente, era stato ristrutturato, aggiornato con le più moderne attrezzature a livello europeo. Era stato dotato di day hospital e farmacia computerizzata, un nuovo reparto di rianimazione per un costo totale di 10,6 milioni di euro, lavori portati a termine un paio di mesi prima la chiusura. Lo storico ospedale San Giacomo in Augusta (Così denominato per il vicino Mausoleo Augusteo) è stato chiuso definitivamente il 1 novembre 2008.

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Il Centro di Roma è sprofondato, in quel luogo un tempo pieno di vita o comunque pieno di movimento, in una desolazione infinita. La logica che ha di fatto  consumato un tale disastro non può essere ricercata in cifre più comunemente denominate costi, di numeri con il simbolo dell’€uro, senza badare ai numeri che quel luogo, quanto ad assistenza sul territorio faceva. Numeri fatti di persone.  Si parla di un’assurdità più completa che va ricondotta in logiche che sono ben lontane dal concetto di Servizio Pubblico.

Il San Giacomo – da sempre – era riconosciuto da tutti, come un presidio piccolo ma efficiente. Magari era diventato angusto per il suo posizionamento tra i vicoli di Roma, ma a parte l’altrettanto piccolo S.Spirito, vicino al Centro di Roma c’è solo L’ospedale San Giovanni… stracolmo e il Bambin Gesù quale Ospedale Pediatrico.

La storia che ha portato alla sua chiusura ha quali principali interpreti l’allora Presidente della Regione Marrazzo, che in un primo momento aveva dato disposizione alla ristrutturazione dell’Ospedale e poi con Legge Regionale dell’11 agosto 2008 ne ha decretata la Fine. Di seguito c’è stata la Polverini che tanto aveva spinto per una conversione ma poi non ha fatto nulla (in generale) durante il suo mandato. Nel San Giacomo doveva nascere una “Casa dei servizi sociosanitari integrati”: luogo per un centro Alzheimer, servizi di diagnostica,  un centro per medici di medicina generale e laboratori medici. Fin da ottobre 2010 il progetto era a completa disposizione della Polverini. Un progetto finanziato, autorizzato dall’allora Ministro Fazio ma in attesa della sua autorizzazione per procedere ai lavori per renderlo reale. Di fatto si è sempre parlato in via non ufficiale di speculazioni edilizie e di una trasformazione dello stesso in Residence di Lusso gestiti da Famiglie di Palazzinari molto potenti sul territorio e appoggiati da politici e finanziatori occulti, pronti a trarne i relativi successivi benefici.

Il ricordo più bello della mia vita è legato a quel luogo. La portineria, il cortile interno con la piccola edicola e la fontanella dopo la quale si poteva accedere anche alla chiesa. C’era poi il bar gestito da una famiglia sempre gentile e disponibile. Il mio ricordo è legato alla nascita della mia bambina nel 2006. C’era la parte moderna delle sale operatorie ben celata all’esterno degli edifici e sicuramente tutto poteva essere fruibile e all’altezza del servizio che poteva esser reso al cittadino”.

Il San Giacomo era da sempre famoso (sin dagli anni settanta, dopo una prima moderna ristrutturazione) nella Capitale per i suoi reparti di Cardiologia e Ortopedia e traumatologia. Sembra che fossero proprio i medici di quest’ospedale che si occupassero della tutela e la salute del cuore anche per i Parlamentari. (avranno ora costruito un Centro nelle stanze del Parlamento??). Comunque era noto che il San Giacomo disponesse di medici di larga esperienza.

Io ho vissuto tale luogo per un breve e felice periodo. Il Reparto era Neonatologia, dove ho riscontrato con mia moglie una tale attenzione e cura che mi ha  lasciato davvero senza parole. E’ facile raccontare di posti con affetto in caso di esperienze positive, ma l’obiettività, in questa occasione non può abbandonarmi perché comunque tanta cura e dedizione è difficile riscontrarla altrove. L’aria era familiare e anche l’ostetrica  e le infermiere davvero delle belle persone. A volte viene da chiedermi ove fossero state dirottate. Dopo la chiusura ho provato a seguirne gli spostamenti, al S.Anna di via Garigliano e all’Ospedale San Giovanni poi, come troppo spesso accade ne ho perso i contatti.

Per qualche tempo sono rimasti, prima all’interno della zona in cui venivano fatte le visite, poi, taluni nella  zona adiacente, nel laboratorio Canova.  I battenti, comunque sono stati serrati e nulla più è successo in quei luoghi. Tutta la storia ospedaliera legata a quei luoghi, dalla nascita nel  1330 è andata via, neppure con un minimo ricordo o targa commemorativa.

Molte persone hanno perso anche il lavoro per cui avevano studiato e dedicato la vita, dirottati in strutture non confacenti le loro attitudini. La storia di uomini e donne che hanno avuto, quale riconoscimento alla dedizione e professionalità, il trasferimento o l’allontanamento dai luoghi di una vita.  Taluni hanno perso amici, altri il lavoro e la dignità. Una storia tristissima senza senso spazzata e spezzata dai soliti politici indifferenti.

Ci sono varie iniziative in città per recuperare ciò che ormai versa in una situazione disastrosa, non solo creare una struttura sanitaria da destinare ai servizi per i malati e per loro famiglie, ma creando un vero e proprio polo socioculturale che conviva e collabori con il quartiere. Il progetto, viene portato avanti dai  residenti, negozianti e frequentatori del centro storico.

Io rimango della mia convinzione che al Centro di Roma debba esserci un Pronto Soccorso ove almeno ci sia un centro di rianimazione, unità di primo soccorso cardiaco dal quale far partire poi il degente per le strutture più grandi.

 

Storia dell’Ospedale San Giacomo: www.castelletta.it/sangiacomo/l%27ospedale.htm

Video: http://www.chiusuraospedalesangiacomo.com/

 

 

 

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