Sicurezza sul lavoro ai tempi di Covid-19 e domande imbarazzanti

L’informazione, mai come questi giorni è fonte di interesse smodato e maniacale, per essere aggiornati, per cercare di capire qualcosa in più, utilizzando ogni mezzo a nostra disposizione: tv, social, radio…ma cosa effettivamente dobbiamo (vogliamo) sapere? Come comportarci in queste surreali giornate di marzo che trascorrono col ritmo lento allo scandire dei flashmob.
In contatto con l’Architetto Valentina Cestari che ricopre la figura di Healty and Safety Specialist, risorsa importante alla salvaguardia della sicurezza di ogni lavoratore nella propria postazione e sul luogo di lavoro, abbiamo voluto far chiarezza con alcune domande e facendoci dare semplici indicazioni per quotidiane situazioni, per il lavoro fuori o anche da casa, con le normali procedure che applica per le aziende che richiedono la sua consulenza.

Le aziende e i lavoratori come stanno rispondendo alle indicazioni comunicate?

Come ci insegna la mitologia Greca: “in principio era il caos”.
Datori di lavoro che non sapevano come garantire la sicurezza dei propri dipendenti, lavoratori che non sapevano come poter continuare a svolgere i propri incarichi da casa, dubbi e ancora dubbi su cosa fare e come fare per contenere il contagio da Coronavirus in ambito aziendale.
Grazie però al lavoro di noi consulenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e grazie anche alle direttive emanate dai diversi organi istituzionali e di vigilanza, siamo finalmente arrivati ad una situazione di stabilità in cui ormai quasi l’80% dei lavoratori assunti dalle aziende può lavorare da casa in modalità “smart-working”.

Quale è la domanda più frequente ricevuta in questi giorni?
Purtroppo non c’è solo una domanda frequente.
Ci sono domande bizzare come ad esempio “posso distribuire ai miei dipendenti l’amuchina fatta in casa da mia moglie?” lascio a voi la risposta.
Domande che invece ti portano a dover studiare una risposta mirata che trovi soluzioni diverse in base al tipo di azienda con la quale hai a che fare, “come posso garantire la sicurezza dei miei dipendenti?”.
E poi la domanda delle domande “Dove trovo le mascherine?”.

Le mascherine quindi quanto possono essere utili?
Se non sei infetto o potenzialmente infetto, se non soffri di patologie che ti rendono un soggetto maggiormente a rischio, se non sei un operatore sanitario o un medico che assiste individui infetti o potenzialmente infetti, la mascherina non serve. Serve solo mantenere le distanze di sicurezza e una frequente igienizzazione delle mani.
 La mascherina di carta (per intenderci quel rettangolino di carta verde o azzurra con due elastici da posizionare dietro le orecchie) non ha funzione filtrante e deve essere indossata da individui infetti.
Le mascherine FFP1, non mi dilungherò in tecnicismi, non servono a nulla.
Le FFP2 o FFP3 devono essere indossate dagli operatori sanitari, perché sono le uniche che garantiscono un minimo di protezione dal rischio di contagio. Quindi, come è stato anche già ricordato dalla protezione civile, non compratele per non levarle a chi ne ha effettivamente bisogno.
Chiudo con una osservazione: è inutile che vi mettiate la mascherina se poi toccate ogni cosa a mani nude e poi vi toccate occhi, naso bocca. 

Quando usciamo per la spesa quanto dobbiamo prestare attenzione anche agli abiti al rientro?
In rete sono girate diverse fake news, audio falsi sulla permanenza del virus su indumenti e scarpe. Sappiamo che il virus può sopravvivere da qualche ora a qualche giorno a seconda del tipo di superficie sul quale si adagia, laddove però queste superfici rimangano completamente protetti o non vengano esposti a pulizia o a fenomeni naturali come sole o pioggia. 
Togliersi le scarpe prima di entrare in casa e spogliarsi subito dei vestiti (mi raccomando in casa e non sul pianerottolo) è una buona norma igienica per chi va a contatto con ambienti potenzialmente contaminati, così come il mantenere sempre un’igiene adeguata di mani e tutto ciò che si tocca.
Se poi la spesa ce la facciamo portare a casa dal nostro corriere di fiducia, possiamo evitare di ritrovarci un sovraccarico indesiderato di lavatrici.

Prodotti acquistati al supermercato o che arrivano a casa, devono essere igienizzati ?
Mani inesperte potrebbero arrivare a peggiorare la situazione, cospargendo il virus concentrato in una gocciolina di saliva su tutta la superficie del pacco. Quello che dobbiamo fare è igienizzare la superficie di appoggio del pacco, sia che l’abbiamo portato noi a casa dal supermercato che ce l’abbia consegnato un corriere. Sulla carta o superfici porose, la vita del virus è limitata a poche ore (massimo 4) e il titolo virale scende in modo considerevole. 
Una volta tolto l’imballo dai prodotti, vale sempre la stessa regola: lavarsi le mani accuratamente per 30 secondi con sapone neutro.

Di seguito alcune utili indicazioni contenute nelle note informative ai sensi dell’art. 22, comma 1, L. 81/2017 che vengono distribuite alle aziende a salvaguardia dei lavoratori in tempo di smartworking, ma da tenere presente anche in seguito per una migliore gestione del lavoro stesso .

Indicazioni per il lavoro con il notebook
In caso di attività che comportino la redazione o la revisione di lunghi testi, tabelle o simili è opportuno l’impiego del notebook con le seguenti raccomandazioni:
– sistemare il notebook su un idoneo supporto che consenta lo stabile posizionamento dell’attrezzatura e un comodo appoggio degli avambracci;
– il sedile di lavoro deve essere stabile e deve permettere una posizione comoda. In caso di lavoro prolungato, la seduta deve avere bordi smussati;
– è importante stare seduti con un comodo appoggio della zona lombare e su una seduta non rigida (eventualmente utilizzare dei cuscini poco spessi);
– durante il lavoro con il notebook, la schiena va mantenuta poggiata al sedile provvisto di supporto per la zona lombare, evitando di piegarla in avanti;
– mantenere gli avambracci, i polsi e le mani allineati durante l’uso della tastiera, evitando di piegare o angolare i polsi;
– è opportuno che gli avambracci siano appoggiati sul piano e non tenuti sospesi;
– utilizzare un piano di lavoro stabile, con una superficie a basso indice di riflessione, con altezza sufficiente per permettere l’alloggiamento e il movimento degli arti inferiori, in grado di consentire cambiamenti di posizione nonché l’ingresso del sedile e dei braccioli, se presenti, e permettere una disposizione comoda del dispositivo (notebook), dei documenti e del materiale accessorio;
– l’altezza del piano di lavoro e della seduta devono essere tali da consentire all’operatore in posizione seduta di avere gli angoli braccio/avambraccio e gamba/coscia ciascuno a circa 90°;
– la profondità del piano di lavoro deve essere tale da assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo;
– in base alla statura, e se necessario per mantenere un angolo di 90° tra gamba e coscia, creare un poggiapiedi con un oggetto di dimensioni opportune.

Indicazioni per il lavoro con tablet e smartphone
I tablet sono idonei prevalentemente alla gestione della posta elettronica e della documentazione, mentre gli smartphone sono idonei essenzialmente alla gestione della posta elettronica e alla lettura di brevi documenti.
In caso di impiego di tablet e smartphone si raccomanda di:
– effettuare frequenti pause, limitando il tempo di digitazione continuata;
– evitare di utilizzare questi dispositivi per scrivere lunghi testi;
– evitare di utilizzare tali attrezzature mentre si cammina, salvo che per rispondere a chiamate vocali prediligendo l’utilizzo dell’auricolare;
– per prevenire l’affaticamento visivo, evitare attività prolungate di lettura sullo smartphone;
– effettuare periodicamente esercizi di allungamento dei muscoli della mano e del pollice (stretching).

 

Si ringrazia l’Architetto Valentina Cestari per la gentile collaborazione.

Commenti

commenti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: