Quando le api scompariranno all’uomo resteranno solo quattro anni di vita

«Quando le api scompariranno all’uomo resteranno solo quattro anni di vita». Questa celebre frase di Albert Einstein si inserisce perfettamente nel contesto attuale, in cui moltissime specie di api sono a rischio estinzione, come denunciato dalle principali organizzazioni internazionali.

Le api rivestono un ruolo fondamentale per la terra: hanno una funzione di primo piano nel processo di impollinazione, in assenza del quale piante e fiori si estinguerebbero, provocando uno squilibrio fatale nell’ecosistema generale degli esseri viventi. Le stime illustrano che l’87,5% (circa 308.000 specie) delle piante selvatiche in fiore del mondo dipendono, almeno in parte, dall’impollinazione animale per la riproduzione sessuale. In Europa la produzione di circa l’80% delle 264 specie coltivate dipende dall’attività degli insetti impollinatori (EFSA, 2009). Inoltre, come ha spiegato il ricercatore e biologo Eduardo Zattara: “Sebbene la maggior parte delle api possa impollinare quasi tutte le colture o piante, non è sempre così  Ci sono piante che possono essere impollinate solo da alcune specie di api. In questo senso, la biodiversità funziona come un materasso, perché anche se non sai quale insetto è quello che ti sta aiutando ad aumentare la produttività di una coltura, ti aiuta comunque. Con il declino della biodiversità, si riduce anche la gamma di opzioni”.

Come hanno dichiarato i ricercatori del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), più del 40% delle specie di invertebrati che garantiscono l’impollinazione – come appunto le api– è a rischio estinzione. In modo particolare in Europa il 9,2% delle specie di api europee sono attualmente minacciate di estinzione. I ricercatori spiegano che «il cambiamento dell’habitat e l’inquinamento ambientale sono tra le principali cause di questo declino. In particolare, l’intensificazione dell’agricoltura negli ultimi sei decenni e l’uso diffuso e inarrestabile dei pesticidi sintetici rappresenta uno dei principali fattori di decremento delle popolazioni e di perdita di biodiversità degli insetti pronubi negli ultimi tempi».

Il primo, fondamentale gesto da attuare è quello di modificare le modalità di produzione del cibo, continuando a produrre secondo le procedure attuali significa portare all’estinzione la maggior parte degli insetti in pochi anni, con conseguenze estremamente gravi per gli ecosistemi della terra. Perciò è fondamentale ricreare l’ambiente naturale idoneo per le specie a rischio, attraverso una rigorosa limitazione dei prodotti chimici utilizzati per le colture e una “riprogettazione agricola“. Come illustrano i ricercatori, sono utilissime a questo scopo le opere di “ingegneria ecologica”: filari, siepi e prati impiantate ai margini del campo aumentano l’abbondanza di impollinatori selvatici. Queste tecniche non solo aiutano gli impollinatori nella loro attività, ma riescono anche a garantire la sopravvivenza di insetti fondamentali per difendere le piante dai vari parassiti. In alcune aree del mondo, questi sistemi di controllo biologico rappresentano uno strumento alternativo alle sostanze chimiche per impedire ai parassiti di attaccare le coltivazioni, consentendo allo stesso momento di salvaguardare la biodiversità.

 

 

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