Scoperte microplastiche in molte delle bottiglie d’acqua vendute in 9 paesi

Nella gran parte delle città e paesi d’Italia l’acqua che arriva dai rubinetti è potabile e può quindi essere tranquillamente bevuta, ma nonostante questo la vendita di acqua in bottiglie di plastica è piuttosto diffusa nel nostro paese e spinge milioni di persone ad acquistarla, anche solo per la comodità di avere acqua a portata di mano anche quando ci si trova fuori casa.

Viviamo tuttavia in una società in cui l’enorme quantità di plastica prodotta e utilizzata ogni anno a livello globale è diventato un problema soprattutto per l’inquinamento ambientale provocato da questo materiale, che da tempo rischia di contaminare anche il cibo che finisce nelle nostre tavole e persino l’acqua che beviamo. E’ per questo che appaiono interessanti i dati diffusi da una ricerca effettuata di recente, che ha preso in esame centinaia di bottiglie d’acqua vendute in 9 paesi del mondo. Un’analisi che ha portato alla scoperta di particelle di plastica nel 93% delle bottiglie analizzate.

Questa ricerca è stata effettuata da Orb Media, un’organizzazione no profit composta da giornalisti indipendenti che ha affidato le analisi ai ricercatori della Fredonia State University di New York. Per la realizzazione sono state analizzate 259 bottiglie di acqua acquistate in negozi fisici e online in 9 paesi diversi tra cui Stati Uniti, Brasile, Messico e Cina, e appartenenti a 11 marchi di proprietà di alcune delle principali aziende del settore, da Nestlè a Danone, Coca-Cola, PepsiCo e altri ancora.

Per ottenere questi risultati, è stato utilizzato un colorante conosciuto come rosso del nilo che aderisce alle particelle di plastica rendendole fluorescenti. Delle 259 bottiglie analizzate, solo 17 sono risultate completamente pulite. Nel 93% dei casi, invece, sono state rilevate fino a 325 particelle per litro, in alcuni casi con diametro simile ad un capello. Il polipropilene è risultato il materiale più comune tra quelli rilevati, ed è per questo che tra le ipotesi è che possa essere finito all’interno dell’acqua confezionata durante la fase di imbottigliamento.

Non si è fatta attendere la risposta dei brand coinvolti nella ricerca, che hanno dichiarato come la propria acqua è soggetta ai controlli previsti per legge, nel rispetto degli standard previsti, e c’è anche chi ritiene che il metodo utilizzato per le analisi possa generare dei falsi positivi, fornendo dati non veritieri.

Intanto è importante sottolineare come l’obiettivo dell’organizzazione Orb Media e dei ricercatori che hanno condotto le analisi, non è quello di colpevolizzare le aziende che confezionano e vendono le acque in bottiglia, ma dimostrare ancora una volta come la plastica sia diventato un materiale talmente presente nelle nostre vite, da essere presente persino in un bene indispensabile come l’acqua.

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