Russia, arrestata donna a capo del sindacato degli operatori sanitari

Come ormai ben sappiamo, l’emergenza legata allo scoppio e alla diffusione del Coronavirus sta causando sempre crescenti difficoltà all’interno dei servizi sanitari di quasi tutti i paesi del mondo.

Infatti, al di là della carenza di posti letto all’interno delle strutture ospedaliere, risulta anche parecchio complicato riuscire a far fronte all’enorme necessità di strumenti utili a proteggere e tutelare la sicurezza degli operatori- medici, infermieri e volontari su tutti- che stanno continuando a offrire le proprie prestazioni al pubblico, molto spesso in condizioni precarie e rischiose per loro e per le loro famiglie.

Proprio a questo riguardo, soltanto in Italia ad oggi sono stati registrati già più di cento decessi di dottori impegnati in prima linea nella battaglia al Covid-19.

Dunque, consapevole dei pericoli cui questi professionisti stanno andando incontro, Anastasia Vasilyeva, esponente apicale della rappresentazione sindacale russa degli operatori sanitari, ha denunciato pubblicamente (tramite la piattaforma Youtube) la scarsezza delle garanzie fornite ai lavoratori dal governo di Putin, lanciando di seguito un appello ai medici e agli infermieri di non continuare a lavorare senza gli adeguati mezzi di protezione.

Come risposta a queste denunce, le autorità russe hanno dapprima convocato la donna per sottoporla ad un interrogatorio, per poi arrestarla a distanza di qualche giorno, insieme ad alcuni suoi colleghi e a qualche membro della stampa.

L’accusa avanzata consiste, riportata letteralmente, nel mancato rispetto delle norme di condotta per do dunque un irreparabile danno alla salute della società.

Oltre all’arresto, l’Organizzazione non governativa “Amnesty International” ha manifestato sul proprio sito ufficiale le proprie preoccupazioni circa il trattamento riservato alla donna dalle forze dell’ordine russe, le quali l’avrebbero picchiata fino a farle perdere i sensi.

Appare fuori discussione che in un periodo storico quale quello attuale sarebbe impensabile immaginare una interruzione del servizio sanitario, anche nel momento in cui l’insufficienza dei mezzi a disposizione possa essere fonte di minaccia per le diverse migliaia di addetti ai lavori che stanno portando avanti così coraggiosamente il proprio dovere.

Per quanto tutto ciò possa sembrare ingiusto, al momento il bilanciamento degli interessi in gioco fa pendere l’ago della bilancia decisamente verso la continuazione delle prestazioni di medici e infermieri, a prescindere purtroppo dal contesto di incessante pericolo in cui si trovano immersi.

Tuttavia l’appello di Anastasia era fondamentale per inviare un segnale potente a tutti coloro che sono tenuti ad assicurare la sicurezza sul posto di lavoro di questi operatori, così da porre l’accento su queste lacune che potrebbero rivelarsi con ogni probabilità fatali.

Di conseguenza, la risposta punitiva adottata dalle autorità russe risulta più che mai sproporzionata e fuori luogo, facendo intuire ancora una volta quanto il governo di Putin, anche durante tali emergenze, abbia tra le proprie priorità quella di troncare sul nascere ogni opinione che metta a nudo le mancanze del proprio operato.

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