Un nuovo polo culturale d’avanguardia ospitato negli spazi storici degli Archivi Capitolini. L’intervento, realizzato dall’ATI IAB Spa / SARFO Appalti e Costruzioni Srl, è il risultato di una collaborazione sinergica che vede protagonisti Archeologia Industriale 2030 Scarl, insieme a To Be Srl e XAL, partner d’eccellenza per la componente tecnologica e illuminotecnica.
Il progetto rappresenta un modello avanzato di gestione integrata nel settore dei beni culturali. Archeologia Industriale 2030 Scarl ha guidato il recupero architettonico e il restyling strutturale, mentre To Be e XAL hanno curato la progettazione illuminotecnica e multimediale, integrando soluzioni digitali di ultima generazione nel suggestivo contesto di archeologia industriale.
L’apertura del Centro non è soltanto un investimento culturale: è anche un riconoscimento dell’autonomia e del valore del linguaggio fotografico, spesso sottovalutato nel panorama artistico contemporaneo.
L’obiettivo è chiaro: diventare un punto di riferimento per la fotografia nazionale e internazionale, colmando un vuoto significativo nel panorama culturale romano, come sottolineato dal Sindaco durante la presentazione ufficiale.
L’inaugurazione è avvenuta il 29 gennaio, data simbolica che coincide con il 70° anniversario del gemellaggio Roma–Parigi. L’apertura al pubblico è avvenuta dal 30 gennaio.
La presentazione del progetto si è svolta in Campidoglio, alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri, dell’Amministratore Delegato della Fondazione Mattatoio Umberto Marroni e dell’Assessore capitolino alla Cultura Massimiliano Smeriglio.
Le mostre future — che si auspica saranno numerose — troveranno spazio nel padiglione 9D dell’ex mattatoio di Testaccio, un’area di circa 1.500 metri quadrati distribuita su due livelli. L’edificio, risalente alla fine dell’Ottocento, è stato oggetto di un accurato restauro finanziato con circa 5 milioni di euro di fondi comunali.
Come già accaduto in altri complessi museali romani, tra cui la Centrale Montemartini, la scelta dell’ex mattatoio è stata determinata dalla sua architettura: le strutture industriali in ghisa si prestano perfettamente a un dialogo tra passato e presente, permettendo alle tecnologie più avanzate di integrarsi con la memoria storica del luogo e restituirne una lettura contemporanea e stratificata.
Il nuovo Centro si inserisce in un progetto più ampio: la trasformazione dell’intero complesso dell’ex mattatoio nella futura Città delle Arti, un’area di oltre 105.000 metri quadrati nel cuore di Roma. Si tratta di uno dei più grandi interventi di rigenerazione culturale in Italia, con un investimento complessivo superiore ai 90 milioni di euro, provenienti da fondi PNRR e comunali. Al progetto partecipano anche l’Università Roma Tre e la Fondazione Roma.
La Città delle Arti sarà coordinata dalla Fondazione Mattatoio di Roma, che gestirà eventi, spazi espositivi, aree di ricerca, biblioteche specializzate e altre attività culturali.
Per l’apertura del Centro sono già state annunciate le prime mostre. Dal 30 gennaio al 29 giugno 2026 sarà esposta Irving Penn. Photographs 1939–2007, una selezione di capolavori provenienti dalla Maison Européenne de la Photographie di Parigi, dedicata a uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento. La mostra, curata da Alessandra Mauro, Pascal Höel e Frédérique Dolivet, ripercorre quasi settant’anni di attività dell’artista.
In parallelo, il Centro ospiterà Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo, a cura di Federica Muzzarelli, un progetto che esplora il rapporto tra fotografia, memoria e paesaggio, confermando l’attenzione verso la ricerca contemporanea italiana.
Nello spazio “Campo visivo”, dedicato alla sperimentazione e ai linguaggi emergenti, sarà allestita la mostra Corpi reali e corpi immaginari, curata da Daria Scolamacchia: un percorso che intreccia materiali d’archivio, immagini documentarie e proiezioni, riflettendo sul corpo e sul gesto tra realtà e immaginazione.
In un’epoca in cui tutto scorre con estrema rapidità, la fotografia diventa uno strumento prezioso per trattenere ciò che altrimenti svanirebbe. Come ricorda Milan Kundera in La Lentezza, “ciò che è informe è inafferrabile, non memorizzabile”: l’uomo contemporaneo ha un bisogno profondo di memoria, di riconoscere e ricordare ciò che è stato.
Innovazione e conservazione: la sfida del progetto
Il nuovo Centro ha trasformato uno spazio storico in un hub interattivo. Grazie alla visione di Archeologia Industriale 2030 Scarl, la struttura ha conservato il suo fascino originario, mentre To Be e XAL hanno implementato un sistema di illuminazione intelligente capace di:
- valorizzare i volumi industriali con un design luminoso minimale ma performante
- garantire la conservazione delle opere grazie a tecnologie LED e sensori avanzati
- creare un’esperienza multimediale immersiva, in cui la luce guida il visitatore alla scoperta dell’archivio fotografico capitolino
Le voci dei protagonisti
«Questo nuovo Centro dimostra come Roma sappia valorizzare il proprio passato attraverso l’innovazione» ha dichiarato il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. «Il lavoro dell’ATI IAB/SARFO e di Archeologia Industriale 2030 Scarl, insieme a partner come To Be e XAL, ha restituito alla città uno spazio pubblico moderno, tecnologico e accessibile, dedicato alla memoria fotografica. È motivo di orgoglio vedere aziende italiane ed europee collaborare così efficacemente per la nostra Capitale».
«Collaborare con Archeologia Industriale 2030 Scarl è stato un percorso di grande valore» ha affermato Francesco Paolo Russo, CEO di To Be Srl. «Insieme a XAL abbiamo potuto integrare la nostra visione della luce e del multimedia in una gestione complessiva di altissimo livello. Non si è trattato solo di illuminare, ma di dare un’anima tecnologica a un sito di archeologia industriale, rendendo invisibile la complessità tecnica per lasciare spazio all’emozione delle immagini».


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