Risoluzione Onu bloccata dagli Usa


L’emergenza legata allo scoppio e alla diffusione del Coronavirus ha messo e continua a mettere in difficoltà quasi tutte le nazioni del mondo, mettendole di fronte ad una sfida cui la maggior parte di esse non era pronta. Questo vale senz’altro anche per i paesi più industrializzati, ma è chiaro che negli Stati che versano in condizioni già di per sé complicate i problemi aumentano notevolmente.

Ed è altrettanto ovvio che tra le situazioni più complesse rientrino a pieno diritto i paesi all’interno dei quali imperversano guerre e conflitti. Infatti, in tempi di combattimento, è parecchio impegnativo – per non dire impensabile- rispettare le misure di sicurezza sociale e, soprattutto, risulta impossibile assicurare il corretto funzionamento dei servizi medico-sanitari.

Ben consapevole di tutto ciò, il Consiglio di Sicurezza delle Organizzazioni Unite aveva proposto di emanare una Risoluzione che avrebbe dichiarato un “cessate il fuoco” globale, il quale sarebbe dovuto durare per tutto il tempo di cui vi è per arginare l’emergenza attualmente in corso.

Strappando una pagina dai manuali di Diritto Internazionale ricordiamo che, affinchè una Risoluzione venga approvata, è necessario che essa ottenga almeno nove favorevoli sui quindici Stati membri complessivi del Consiglio di Sicurezza. Tuttavia, anche nel momento in cui tale numero fosse raggiunto, la Risoluzione non potrebbe dirsi approvata se intervenisse il veto di uno dei cinque Stati permanenti, ossia Usa, Cina, Francia, Regno Unito e Russia.

Chiariti i presupposti per l’emissione di questo strumento, non avremo ora difficoltà a capire quanto accaduto nel caso in parola.

Gli Stati Uniti hanno infatti esercitato il proprio potere di veto, impedendo così che la Risoluzione “cessate il fuoco” potesse essere approvata.

I portavoce americani hanno spiegato che il motivo dell’opposizione è da individuarsi nel riferimento all’Organizzazione Mondiale della Sanità riscontrata tra le righe del documento.

Appare dunque utile rammentare le decisioni di Donald Trump nei confronti dell’OMS. Il Presidente americano qualche settimana fa, dopo aver puntato il dito contro tale Organizzazione e averle addossato numerose mancanze nel modo di affrontare l’emergenza Covid-19,dichiarò di sospendere i finanziamenti in favore dell’OMS.

In un articolo risalente a quel periodo avevamo già sottolineato quanto una decisione del genere possa avere effetti disastrosi per il futuro, essendo gli Stati Uniti il maggior finanziatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non volendo ora entrare nel merito di tale disputa, è inevitabile mostrare più di una perplessità circa la decisione americana di non concedere il lasciapassare ad una Risoluzione che avrebbe, senza dubbio, offerto il proprio contributo nell’ottica della facilitazione della sfida al virus.

A prescindere dalla fondatezza delle accuse rivolte all’OMS, non sembra questo né il momento né la sede in cui portare avanti la battaglia di Trump, dal momento che le guerre esasperano, naturalmente, la crisi sanitaria e occorre, adesso più che mai, un intervento tempestivo per provare, quantomeno, ad alleviare le sofferenze delle popolazioni coinvolte e alleggerire la pressione sulle varie istituzioni sanitarie impegnate.

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