Renzi ritira le due ministre di Italia Viva e spiana la strada per una nuova crisi di governo

Come era stato da tempo annunciato dall’ex premier, ora leader di Italia Viva, Matteo Renzi, al mancato accordo con Conte, si scatena l’inferno politico. L’ultimatum, che originariamente aveva ad oggetto il Recovery Plan e che poi si è esteso a una varietà di altri argomenti, tra i quali il mai domo Mes, ha avuto effettivamente un seguito, con il tanto temuto ritiro delle ministre realizzatosi ieri.

Sono consapevole di quanto sia poco delicato e assolutamente anacronistico parlare dell’atto di dimissioni non come il frutto di un’azione compiuta dalle ministre stesse, ma come una sorta di imposizione gerarchica, che considerando i soggetti interessati si presta anche a sfumature di prevaricazione maschile, ma la verità è che una delle note più dolenti della conferenza stampa con cui Renzi ha annunciato la scelta, è stata proprio il silenzio assordante delle due ministre, che sono apparse subordinate alla volontà del loro leader, mostrando volti che non apparivano interamente convinti dalla scelta.

Si tratta di speculazioni, certo. Tuttavia, è anche importante pensare al futuro con un occhio ben aperto all’interno del Parlamento, visto che l’ultima spiaggia per tenere in piedi questo governo è una sostituzione delle due ministre dimissionarie e del vicesegretario Scalfarotto che venga votata dalle camere parlamentari. E se alla Camera, grossi problemi non appaiono esservene, soprattutto grazie alla sconfinata maggioranza M5S, che conta 191 seggi, in Senato i voti di Italia Viva potrebbero essere determinanti e tra gli schieramenti in cui Giuseppe Conte proverà a racimolare nuovi consensi, vi sarà proprio il partito di Renzi, nella speranza che esso si riveli meno solido di come appaia.

Se il premier Conte dovesse trovare sostegno in 10 dei 18 membri di Iv al Senato, potrebbe ugualmente mantenere la maggioranza. In alternativa, l’attenzione dovrebbe andare ai forzisti, per i quali Berlusconi ha già garantito l’intenzione di non unirsi alla sinistra, ma tra i quali sembra esistere un’ala aperta al dialogo, o ai gruppi misti che ancora non facevano parte della maggioranza.

Dunque, mentre Conte va a caccia di consensi tra i senatori, la mossa di Renzi viene redarguita come azione di grande irresponsabilità da parte di tutte le forze di maggioranza, mentre l’opposizione targata Salvini e Meloni del tutto inaspettatamente (ironia dell’autore) preme “play” per l’ennesima volta al disco “andiamo alle urne”, che è stata la colonna sonora di tutto il 2020, ma che forse per la prima volta acquisisce un minimo di sensatezza rispetto al contesto. D’altronde un orologio rotto scocca l’ora giusta due volte al dì.

Quali gli scenari possibili?

  1. Conte premier con la maggioranza attuale: in effetti, uno degli elementi più incomprensibili della scelta di Renzi risiede nel fatto che il leader di Italia Viva abbia specificato come non sia Conte ad essere messo in discussione e che non sia da escludere che Italia Viva possa rimanere all’interno delle maggioranza. Dunque, cambierebbe l’esecutivo, ma non il premier e dunque toccherebbe dedurre che, se Renzi e soci voteranno a favore del nuovo esecutivo, il problema fossero proprio i suoi ministri.
  2. Conte premier, con una maggioranza nuova: questa sarebbe l’ipotesi descritta un po’ all’interno dell’articolo finora. Va detto che dalle ultime indiscrezioni, dopo il colloquio con Mattarella e nonostante i suggerimenti del Presidente della Repubblica in questo senso, Conte avrebbe chiuso all’ipotesi di ricercare nuovi volti per una maggioranza ad hoc, però è ben noto che nulla è da darsi per escluso quando si tratta di tenere in piedi un governo, specialmente le strade più percorse e più semplici, anche se poco trasparenti.
  3. Stessa maggioranza, ma premier diverso: i più maliziosi vedono questa come la strada voluta da Matteo Renzi, con le sue dichiarazioni difficilmente comprensibili. L’ipotesi che la maggioranza rimanga la stessa, ma che muti il premier, cosa che potrebbe avvenire soltanto con le dimissioni di Conte. L’ipotesi non è da escludersi completamente, anche se viene difficile pensare che dopo questa giocata la nuova maggioranza terrà in considerazione l’ipotesi Renzi, o qualsiasi altro volto di Italia Viva come possibile candidato alla poltrona.
  4. Governo istituzionale: in momenti difficili, si tende a guardare alle certezze e dunque si potrebbe dover ricorrere ad una decisione del volto più amato dagli italiani, quello di Sergio Mattarella. La decisione del Presidente della Repubblica potrebbe infatti essere quella di spingere per la costruzione di un governo tecnico, se non altro per la delicata fase Recovery. I nomi emersi son molti: Cottarelli, Draghi…chissà.
  5. Il voto: giubilo e festeggiamenti per il centrodestra, che potrebbe continuare a fare campagna elettorale come ha fatto negli ultimi 12 mesi, ma stavolta nel contesto adeguato, senza che nessuno possa rimproverare loro l’assenza nelle aule del Parlamento. A parte gli scherzi, le proiezioni danno il centrodestra favorito in caso di votazioni, quindi l’entusiasmo verso tale deriva è comprensibile. Rimane tuttavia un’ipotesi remota, per il contesto sanitario e per l’urgenza di non lasciare vuoti istituzionali in un periodo effettivamente molto complesso.

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