Perchè il sole di Beirut non brilla?

Oggi a Beirut ci sono 30 gradi, il sole splende nel cielo e nella Parigi del Medio Oriente la brezza del Mediterraneo porta con sé odore di cedro. Ma c’è qualcos’altro, oggi, nell’aria che i Beirutini stanno respirando, e non è la solita brezza marina, si tratta di nitrato di ammonio.

È successo ieri pomeriggio alle 17, 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate in un container nei pressi del porto di Beirut si sono propagate nell’aria a seguito di due enormi esplosioni che hanno ridotto in polvere le zone circostanti. La Croce Rossa riporta un bilancio di almeno 100 vittime e 4mila feriti.

Lo scenario che si presenta, i video che raccontano quegli interminabili istanti e le testimonianze di chi presente all’accaduto mostrano uno scenario apocalittico, ancor più devastante se si considera la pericolosità del nitrato di ammonio: infatti un’esplosione come quella verificatasi a Beirut produce enormi quantità di ossido di azoto (un gas dal tipico colore rosso), particolarmente pericoloso per le vie respiratorie, motivo per cui le autorità libanesi hanno invitato chi può a lasciare la città.

 Il Presidente Usa ha definito l’esplosione, il cui boato è stato percepito fino a Nicosia sull’Isola di Cipro e dunque a più di 240 km, frutto di una bomba, tuttavia tale tesi è stata contraddetta da tre fonti anonime della Difesa citate dalla Cnn e dalle stesse autorità libanesi.

Cosa è accaduto veramente? I fatti sono al vaglio degli inquirenti e la comunità Internazionale ha gli occhi puntati su Beirut ed i suoi morti, feriti e dispersi. Si dice che sia troppo presto per puntare il dito con Tizio o Caio, è troppo presto per dire se si tratti di un attentato o di una mera, e purtroppo infinitamente banale, disattenzione dell’uomo. In questi casi si dice che il silenzio sia rispettoso nei confronti delle vittime, ma è davvero così?

Forse il vero rispetto è garantire certezza in ordine alle responsabilità dei fatti accaduti, punendo chi di dovere ed evitando che eventi del genere possano nuovamente oscurare i meravigliosi cieli del Libano, dell’Iraq, della Francia, dell’America, del Mondo. O forse è chiedere troppo?

 

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