Ozzy Osbourne è morto all’età di 76 anni. Il “Principe delle Tenebre” scompare dopo una lunga lotta contro il Parkinson. Ozzy è stato un punto di riferimento per la musica rock, prima con la militanza nei Black Sabbath poi con la sua carriera solista. Solo un paio di settimane fa aveva suonato nel concerto d’addio dedicato a lui ed ai Black Sabbath.
La carriera di Ozzy Osbourne
Birmingham non è un posto che negli anni 70 proponesse chissà quale prospettiva di vita. Le opzioni erano due: o lavoravi in fabbrica o decidevi di distinguerti. La seconda alternativa è ciò che ha scelto Ozzy Osbourne, il quale carattere faceva si che qualsiasi opzione lavorativa non fosse una vera soluzione. Lui non era fatto per rispettare un orario e portare a termine un determinato lavoro per tutti i santi giorni della sua vita, lui era fatto per altro, più precisamente per la musica.
Così, assieme a 3 altri giovani particolarmente scapestrati di Birmingham, crea i Black Sabbath, una band che sarebbe diventata una istituzione nel mondo del rock e del metal. La band ottiene subito un grandissimo successo, con l’omonimo lavoro iniziale che mette subito le cose in chiaro e stabilisce uno standard per tutti i gruppi a venire: se si vuole suonare pesante, l’esempio da seguire è quello dei Black Sabbath.
Ad ogni modo non devono spaventare il nome e la nomea di band metal, i Black Sabbath avevano una grande vena rock che a volte strizzava l’occhio anche al pop (si faccia comunque un uso moderato del termine parlando di pop e Black Sabbath per favore). Se Iommi e Butler erano gli autori di alcuni tra i riff più oscuri e taglienti di ogni epoca, Ozzy era l’equilibratore. Era infatti capace sia di farti saltare in piedi dalla paura come in “Black Sabbath” sia di farti cantare a squarciagola un ritornello tutto sommato allegro nella melodia come quello di “Sabbra Cadabra”, o di farti quasi piangere come in “Changes”. Insomma non era certamente la mente compositiva del gruppo, ma in fatto di gusto musicale ci sapeva fare eccome.
I Black Sabbath con lui dureranno di fatto solo 8 anni circa. Troppe pazzie, troppe liti stupide, troppo alcool e troppa droga, con Ozzy che avrà un periodo di dipendenza più dura del solito dopo l’uscita dal gruppo. Sarà salvato solo dalla sua seconda e attuale moglie Sharon, donna di carattere (per stare con Ozzy ce ne voleva) e sua manager negli anni a seguire.
Da quel momento Ozzy inizia una carriera solista di successo. Forte del suo passato nei Black Sabbath riesce a farsi notare soprattutto nel mercato americano, dove spettacolo ed eccessi sono sempre ben accolti negli show. Leggendari i primi “Blizzard of Ozz” e “Diary of a Madman”, lavori di assoluto livello qualitativo che ripropongono Ozzy sulla scena mondiale. Grandi dischi anche i successivi fino almeno a “Ozzmosis”, con i lavori seguenti che cominceranno ad essere meno convincenti seppur tutti apprezzabili.
In questa fase Ozzy si circonda di musicisti fenomenali, accoppiando spesso il proprio nome alla figura del chitarrista di turno. Indissolubile il legame con il compianto Randy Rhoads, gran collaborazione con Jake E. Lee e rapporto immortale con il suo “figlioccio” Zakk Wylde, che lo accompagnerà fino all’ultimo album “Patient n.9”.
Nel mezzo della carriera solista c’è comunque tempo per suonare con i vecchi compagni dei Sabbath, con diverse reunion che scaturiscono nella composizione di “13” e nel relativo tour d’addio del 2013. Il tutto fino all’ultimo concerto di un paio di settimane fa.
Tra storie divertenti ed il coraggio di non arrendersi mai
Chi si è apprestato alla lettura di questo articolo (povero lui) si da per scontato che conosca almeno in parte la figura di Ozzy. Non ci si deve stupire quindi se nelle righe successive si racconterà di un uomo particolare, sopra le righe ed a tratti pazzo, e non di un gentiluomo vestito di tutto punto e ben pettinato.
Ozzy era la rappresentazione dell’eccesso del rock degli anni 70/80, la rappresentazione della tipica vita della rock star segnata da comportamenti deviati e malsani, la rappresentazione di tutto ciò che non si doveva essere ma che era divertente sognare di poter essere.
Di lui si può dire che non fosse una persona particolarmente attenta. Durante la realizzazione di “Volume 4”, in una delle solite giornate “di sballo” della band, premette per sbaglio un vistoso pulsante. Nessun problema se non fosse per il fatto che si trovò la polizia davanti casa in poco tempo. Decise così di gettare tutta la droga in bagno, ma il tempo stringeva. Gli sembrò quindi una buona idea sniffare tutto il possibile, con la polizia che si limitò a chiedere chi avesse premuto il tasto di emergenza. Ozzy dichiarò di non essere riuscito a prendere sonno per giorni.
Di lui si può anche dire che non fosse una buongustaio. Al di là delle vergognose quantità di alcool e droga ingerite, il buon Ozzy non si faceva mancare proprio nulla, neanche i pipistrelli. Durante un concerto ne raccolse uno e lo mangiò, pensando si trattasse di un pipistrello giocattolo. La cosa gli valse da un lato una serie di vaccini, dall’altro l’ingresso nella leggenda.
Di lui si può anche dire che non fosse una persona romantica. O quantomeno ci provava ma non ci riusciva. Si narra di come le richieste ufficiali di matrimonio a Sharon fossero arrivate ad un numero spropositato, con la donna che trovava (forse anche giustamente) sempre qualcosa che non andava. A volte Ozzy era ubriaco, a volte sbagliava modi, a volte non si presentava all’appuntamento. Un giorno decise però di fare le cose per bene, vestendosi elegante e ripassando più volte la formula da recitare alla sua amata. Mancava solo una cosa, mancavano i fiori. E così Ozzy decise bene di recuperarli dalla lapide di un cimitero nelle vicinanze. Sharon in realtà apprezzò moltissimo, l’unico problema fu quando dovette leggere il bigliettino a lei dedicato. Anche questo tentativo finì quindi male, con il bigliettino che recitava un messaggio per un defunto, con tanto di nome dello stesso a fine frase. Ozzy, ovviamente, non ricordava di aver scritto nulla del genere.
Si potrebbe continuare all’infinito con le storie di Ozzy Osbourne, una più divertente dell’altra. Ma la verità è che di lui non si può non dire con certezza che fosse una persona coraggiosa. Per lui non esisteva nessun limite (e questo si è visto), qualsiasi cosa poteva essere fatta anche al costo di andare oltre ogni tipo di ragionevole soglia. Se non fosse stato per il suo coraggio (o la sua inconsapevolezza) non sarebbe diventato ciò che è stato nonostante i suoi disturbi per l’apprendimento. Così come magari non avrebbe girato il mondo e si sarebbe accontentato di essere uno dei tanti nell’acciaieria della città. E’ stato il coraggio a tenerlo in vita più del dovuto, con una persona con un vissuto del genere che sulla carta sarebbe dovuta durare molto meno.
Il coraggio è stato presente fino agli ultimi giorni, con il Parkinson che nulla ha potuto al cospetto del “Principe delle Tenebre”. Troppa la voglia di cantare, troppa la voglia di sentire urlare il pubblico, troppa la voglia di essere se stesso nonostante la malattia. Troppo Ozzy per il Parkinson, che due settimane fa è stato sconfitto davanti ad uno stadio stracolmo. Davvero emozionante vederlo sul palco un’ultima volta, quasi immobile, stanco, debilitato, ma con uno spirito combattivo intatto.
Purtroppo alla fine non si può davvero vincere definitivamente contro questo tipo di malattie, alla fine anche i migliori possono soccombere. Ma Ozzy ha segnato una strada per tutti gli amanti del rock e per tutti coloro che hanno coraggio: bisogna combattere, combattere per ciò che si ama fare, per coloro a cui si tiene, per ciò che si è. In questo modo nessuno morirà mai per davvero.
Grazie di tutto Ozzy Osbourne, pazzo essere umano che ha saputo sconfiggere la morte.


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