Operazione Black Storage: la GdF scopre un software usato per evadere il fisco

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L’evasione fiscale è di certo uno dei problemi che affligge, in maniera diversa, tutti i principali paesi dell’Unione Europea, ma è in Italia che questo fenomeno genera il danno maggior, con un buco stimato in almeno 180 miliardi di euro ogni anno.

Non c’è da stupirsi, in tal senso, se le nuove tecnologie riescono a rivelarsi un valido aiuto per ridurre in maniera significativa le tasse da pagare, ed è ciò che ha scoperto la Guardia di Finanza di Lecco grazie all’operazione Black Storage.

Condotta con il coordinamento della Procura della Repubblica di Bergamo, Black Storage ha permesso alle autorità di effettuare oltre 50 perquisizioni tra Milano, Lecco, Bergamo, Torino, Bari, La Spezia e Ragusa.

Il sistema, sviluppato da tre importanti società di produzione di software, permetteva ai professionisti di organizzare la propria contabilità in due diversi archivi. Il primo destinato alla contabilità a norma di legge, mentre il secondo destinato a tenere traccia del fatturato da non dichiarare. Quest’ultimo era protetto da un complesso sistema di comandi che ne rendeva complicato l’accesso.

Una struttura, questa, che consentiva ai liberi professionisti di evadere il fisco, grazie alla collaborazione delle software house coinvolte che offrivano anche un servizio di assistenza e la possibilità, se necessario, di cancellare la documentazione in qualsiasi momento.

Attualmente i professionisti coinvolti sono stati denunciati per occultamento e distruzione di documenti contabili, mentre le aziende produttrici del software, di frode informatica.

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