Nba: addio a Jerry Sloan

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Se n’è andato nella notte tra ieri e oggi a 78 anni Jerry Sloan, storico coach degli Utah Jazz che ha allenato la squadra con sede a Salt Lake City per 21 anni, diventando una vera e propria leggenda nella terra dei mormoni.

Da anni si era ritirato dalla pallacanestro professionistica dove aveva allenato per decenni diventando uno degli strateghi più apprezzati di sempre, soprattutto per quanto riguarda la fase difensiva. Non è riuscito a superare la Malattia di Parkinson e la Demenza a corpi di Lewi che lo affliggevano da anni.

Nel 2011 aveva deciso di lasciare gli Utah Jazz dopo più di vent’anni trascorsi sulla loro panchina per via dei contrasti con Deron Williams, playmaker e stella della squadra all’epoca, un team in piena ricostruzione che doveva tenersi stretto l’unico talento vero che aveva.

Così decide di lasciare non ufficializzando mai la ragione per evitare che potesse diventare un pretesto per i giornalisti per gonfiare la storia. Anche quando la carriera di Williams si dimostrò un fallimento, segno che i Jazz avrebbero dovuto trattenere l’allenatore.

Jerry Sloan era stato uno dei protagonisti indiscussi della “Nba dei nostri padri”, quella degli Anni Novanta dominata da Michael Jordan. Proprio lui allenava quegli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone, rispettivamente miglior assistman e secondo scorer nella storia della Nba.

Proprio lui aveva ingegnato il gioco offensivo che diede origine al celebre “Stockton to Malone”, il tormentone delle telecronache dell’epoca. La fortuna fu però avversa ad una squadra che aveva tutti i mezzi necessari per costruire una dinastia, a cominciare da due stelle che sembravano del tutto immuni agli infortuni.

Davanti a loro si era prostrato un gigante di nome Michael Jordan che si rivelò per ben due volte, strano per una lega come l’Nba costruita per creare alternanza, un ostacolo troppo grande per essere superato in finale. Proprio in una gara delle finali del 1998 Jerry Sloan si rese protagonista di un curioso siparietto.

Dopo essere stati massacrati dai Bulls di Jordan che li tennero ad un punteggio misero di 54, il peggiore nella storia della Nba, un incredulo Jerry Sloan esclamò: “Dannazione! Abbiamo davvero segnato così poco?!” sorridendo, scatenando una reazione ilare da parte della stampa presente per via della spontaneità del gesto e per la capacità di prendere con leggerezza la situazione.

Proprio quei Bulls di cui era una leggenda da giocatore. Nella loro arena infatti, lo United Center, una canotta col suo nome figura tra quelle ritirate, ironicamente di fianco a quelle di Michael Jordan e Scottie Pippen che lo sconfissero due volte privandolo della possibilità di coronare il suo sogno professionale.

Purtroppo nella carriera professionistica di Jerry Sloan un titolo Nba non arrivò mai per via della sfortunata coincidenza tra la fine del ciclo di Stockton e Malone (il primo si ritirò con la maglia di Utah, il secondo fece un ultimo tentativo disperato andando ai Lakers). I riconoscimenti per il duro lavoro arrivarono quando decise di lasciare il parquet.

Difatti divenne un membro della James Naismith Hall of Fame, il massimo riconoscimento possibile per un contributore a questo sport, che sia un arbitro, un giocatore, un dirigente, un tifoso o un allenatore. E’ riuscito ad entrare nella Hall of Fame intitolata all’inventore della pallacanestro nel 2009.

Nei giorni scorsi Jerry Sloan era diventato celebre anche in Italia per le sue apparizioni in The Last Dance, proprio inerente alla finale della stagione 1997-1998.

Jerry Sloan è stato ricordato poi dal sito della Nba che gli ha dedicato una propria pagina e dal mondo della pallacanestro Nba e non, in primis chiaramente gli Utah Jazz.

Fonte: Nba.com

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