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Long Covid, rischio di ansia e depressione dopo la malattia

Quello della salute psicologica è un tema che è tornato fortemente in auge soprattutto dopo la comparsa del Covid-19. Non solo i sintomi e i disagi legati al virus, ma anche le conseguenze del contagio meritano ormai notevole attenzione dal punto di vista medico. Alla fase virale, a quella polmonare e a quella sistemica-infiammatoria sta seguendo infatti la cosiddetta fase del “long Covid”, determinata da depressione, ansia, insonnia.

Da oltre un paio di anni a questa parte i disturbi di questo tipo sono aumentati esponenzialmente, in particolar modo tra i giovani. Inizialmente le cause di questi malesseri venivano imputate alle restrizioni del lockdown, ma la verità è che il Covid ha finito col riportare a galla problematiche già sopite. Il dato rischia di diventare alla lunga dei meno rassicuranti: di solito meno del 30% delle persone si affidano a cure specialistiche entro un anno dalla manifestazione dei primi sintomi.

A quanto pare è soprattutto la quotidianità caotica delle grandi metropoli a mettere pressione a chi è rimasto colpito dal Covid e per questo ha visto la propria vita rallentare di colpo. Paradossalmente i ragazzi in età scolare sono meno soggetti a contrarre il virus, tuttavia sono meno predisposti a convivere con gli strascichi che la pandemia ha inevitabilmente portato con sé. Il 10% delle adolescenti di oggi è insoddisfatto dei propri rapporti familiari (il doppio rispetto ai maschi), oltre la metà dei liceali ha incontrato notevoli difficoltà nel rendimento scolastico, palesando peraltro una preparazione lacunosa su più fronti. In casi del genere trovare uno psicologo a Roma e nelle varie città con elevata densità demografica si rivela essenziale per superare certe criticità. Studi, lavoro e famiglia non possono essere conciliati con ansia e depressione.

Il rapporto tra long Covid e Covid-19

Inquadrare le categorie che più di altre possono incorrere nei problemi del long Covid non è automatico. Va da sé che oltre che ai giovani l’occhio critico è rivolto in primis agli anziani, ma sono numerosi fattori e parametri da tenere in considerazione. Ad esempio, le variazioni climatiche che proprio nei mesi di novembre e dicembre segnano il passaggio definitivo delle temperature modificando le abitudini quotidiane. Per prevenire la fase del long Covid, naturalmente è bene prevenire il Covid stesso; la pandemia non è ancora stata completamente debellata, per quanto le possibilità che sorgano subvarianti attraverso Paesi con basso livello vaccinale sono sensibilmente diminuite rispetto al passato.

Il long Covid è già considerato come una sindrome clinica. Le anomalie cerebrali possono apparire anche mesi dopo l’infezione da Covid e di conseguenza persino per i diretti interessati risulta più complicato collegare i due fenomeni. Come se non bastasse, i disagi variano evidentemente da persona a persona: c’è chi registra semplicemente stanchezza e fatica persistenti, chi accusa dolori muscolari e chi, per l’appunto, inizia a soffrire di mal di testa, stress, problemi di concentrazione o psicosi. Ogni soggetto che sia rimasto contagiato dal Covid-19 deve porre attenzione al possibile sviluppo dei disagi del long Covid, che incontrano terreno fertile negli organismi con un sistema nervoso già parzialmente compromesso. Il malessere mentale può interessare anche chi è rimasto colpito solo lievemente dal virus.

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