L’intramontabile mondo delle bugie: ecco come riconoscerle o dirle bene!

Si parla così tanto di fake news, di notizie non veritiere, di bufale… da non accorgerci che anche nella vita quotidiana di bugie ce ne beviamo così tante che forse stiamo perdendo l’abitudine di individuarle, cascandoci a gamba tesa solo perché non riguarda la vita digitale. Eppure di bugie c’è chi ci vive, chi ne fa il proprio mestiere, chi ci costruisce vite parallele. Secondo gli scienziati le bugie si compongono in due parti: creare la notizia falsa e nascondere la verità. Quindi non esiste bugia senza verità, per farla breve. Una faticaccia immane quindi essere bugiardi perché questa azione consta in un duplice sforzo andando ad attivare maggiormente il nostro cervello. Questo potrebbe però essere un primo indizio della bugia perché per arrivare a far funzionare così tanto il cervello spesso si impiega più tempo nel rispondere. Ma se la risposta arriva via whatsapp allora potrebbe essere un punto a favore del bugiardo (scusa non avevo letto, posso rispondere solo adesso…. e intanto la bugia ha avuto modo di crescere e formarsi ampiamente).

E poi i dati redatti dagli psicologi del dipartimento di comunicazione dell’università del Michigan su 1.000 cittadini americani, che hanno mostrato come le persone mentano una o due volte al giorno di media, un bel record! Vediamo intanto che tipo di bugia si può dire: c’è chi dice una bugia per ignoranza, ossia per errore rimanendo quindi in buona fede. C’è chi mente perché finge di essere qualcun altro, ricoprendo un ruolo che non è il proprio vero status e via dicendo. Oppure si è costretti a dire una bugia per mantenere un segreto. Diciamo che due su tre potrebbero essere quindi bugie buone, se così possiamo definirle. Di sicuro non si dice una bugia senza esserne consapevoli e di sicuro questa azione deve comprendere almeno un’altra persona, inconsapevole di quanto stia realmente accadendo. Quindi il bugiardo, consapevole di quanto accade, mente consapevolmente al suo interlocutore con l0’intenzionalità di ingannarlo. Detta così perde di significato il pensare alla bugia come cosa “buona”.

Ricapitolando, diciamo bugie da quando abbiamo consapevolezza di poterlo fare, fin da bambini insomma, per poi arrivare ad essere adulti e mentire almeno una volta dopo soli dieci minuti di conversazione con qualcuno di conosciuto (il 60% delle persone maggiorenni secondo uno studio condotto dall’Università del Massachusetts).

Facile per molti, e torniamo a monte, pensare che le bugie siano causa dei social media, di internet e dei cellulari, causa patologica secondo i molti di qualsiasi cosa, forse anche di non avere la pace nel mondo.

Quindi già a 2-3 anni diciamo bugie semplici per passare a quelle più articolate verso i 3-4 anni. Divertente scoprire come questa propensione alla bugia invece di essere demonizzata sia riconosciuta dalla psicologia dello sviluppo, come una vera e propria intelligenza sociale (insomma se siete vittime di bugie siete cornuti e mazziati, perché non solo subite una falsità ma questo accade da una persona “Socialmente intelligente”), fino ad arrivare a vedere le bugie, cosiddette bianche, come un beneficio per la società… mah.

Dire bugie quindi aiuta a proteggere gli altri (e anche a farsi belli alle loro spalle, aggiungo io). Ci può stare nel caso dei bambini piccoli, quando vedendo un loro scarabocchio diciamo “Bellissimo”… che poi per una mamma è bellissimo veramente leggere tra quelle righe incasinate l’impegno del proprio figlioletto a crescere davanti ai nostri occhi. Dire bugie aiuta a non avere punizioni, conflitti o per difenderci e difendere la nostra privacy, o meglio a fare tutto ciò nel modo più facile e indolore per noi stessi.

Insomma diciamo bugie per qualsiasi cosa e spesso accade per sentirci approvati, senza cercare di esserlo veramente. Perchè l’approvazione a seguito di una bugia diciamocelo… è l’approvazione verso un io falso. O ancora meglio si dicono bugie per evitare di dover fare una scelta, godendo appieno di cose anche contrastanti tra loro ma che tanto non sono a conoscenza le une delle altre.

Fino a questo punto abbiamo parlato di bugiardi senza farne una questione di genere e anche se non mi trovo molto d’accordo, sembra che più testosterone si abbia e meno bugie si dicano. Ma in un’epoca di estrema parità dei sessi, mi sa che anche a bugie stanno messi bene anche i signori del sesso forte.

Finiamo con un bel luogo comune: Le bugie hanno le gambe corte. Ma è poi vero? Se di bugia fai la tua virtù probabilmente le tue bugie non verranno mai smascherate, ma questo dipende sempre anche da chi ti sta intorno. Il bravo bugiardo deve sapersi contornare da gente meno “socialmente intelligente” di lui/lei o quanto meno allo stesso livello di finzione così da formarsi intorno una bolla di falsità tale da non riconoscere più quale sia la verità.

Provare a smascherare un bugiardo però si può, o almeno possiamo provarci. L’espressione facciale può dirci molto anche se questo presuppone una buona conoscenza di chi abbiamo davanti. Sembra che chi sta inventando una bugia tenda a guardare verso destra (questo dobbiamo ricordarcelo e provare a vedere se è vero). Il bravo bugiardo poi parla poco per evitare di venire smentito, anche se molti bugiardi per mantenere in piedi la propria “calla” mettono insieme un numero tale di informazioni spesso discordanti da cadere nel proprio tranello. Altro segno lampante è che chi dice bugie non lascia parlare il proprio interlocutore, così da non rischiare di sentirsi fare domande a cui non si è pronti a rispondere e questo avviene con una dialettica più veloce del solito. Chi mente risponde ridicendo così già menzionate mentre chi dice la verità farà di tutto per discolparsi (in caso di discussione), mentre il bugiardo tende a sgattaiolare.

Nella maggior parte delle volte, se la bugia viene detta da una persona della propria cerchia, è meglio non smascherare la bugia… fidatevi, se ci riuscite vivrete sicuramente meglio!

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