Gli aiuti europei e la grande sfida dell’Italia

Ammonta a circa 280 miliardi il monte aiuti totale che l’Unione Europea affida all’Italia, che diventa 315 qualora l’Italia dovesse decidere di fare uso dell’ormai ben noto Mes. Di questi, quasi la metà sono trasferimenti a fondo perduto, o sovvenzioni. Quello che rende la situazione particolarmente speciale per l’Italia, tuttavia, non è solamente la cifra spropositata, ma il fatto che, di tutti i paesi europei, l’Italia è nettamente il paese che riceve la maggior cifra, in termini di aiuti finanziari.

Vediamo i finanziamenti uno ad uno, provando a fare chiarezza:

Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)

Incominciamo dall’unico ancora non sottoscritto dall’Italia, ma il ricorso al quale sembra sempre più probabile. Il premier Conte aveva aperto, nella conferenza DPCM del 18 ottobre, alla possibilità che il nostro paese si sarebbe trovato nella condizione di dover ricorrere a questo strumento e l’inasprimento della situazione pandemica e di conseguenza, di quella economica, sembrano segnare un avvicinamento a quella condizione.

Il MES consiste in un prestito di 36 miliardi con un tasso d’interesse dello 0,07% annuo circa, un tasso estremamente basso e molto più favorevole rispetto anche alla semplice erogazione dei titoli di stato, che hanno un tasso d’interesse annuo dello 0,18%. Lo strumento presenta una sola condizione: che il denaro sia destinato solamente a coprire le spese diretta ed indirette legate alla pandemia. Come è facile constatare, si tratta di una formula molto ampia.

Tuttavia, il ricorso allo strumento reca con sé il pericolo che questo possa attirare le sgradite attenzioni di investitori che, allarmati dall’utilizzo da parte del paese del meccanismo “salvagente”, rischierebbero dimostrare un maggiore scetticismo nell’investimento nei titoli italiani, indirettamente alzando il tasso d’interesse di questi. Questo rischio è tuttavia ipotetico e in quanto tale difficilmente calcolabile. Rimane il dato di fatto che è probabile che di MES si sentirà parlare nuovamente nelle prossime settimane.

Fondo SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency)

Qui, il meccanismo di finanziamento concerne un fondo emergenziale ed estremamente condizionato, le cui modalità di erogazione sono molto rapide, tant’è che l’Italia ha già parzialmente incominciato a beneficiarne. Il fondo riguarda essenzialmente l’erogazione di prestiti volti ad affrontare i sussidi per le disoccupazioni di ciascuno stato.

L’assistenza finanziaria complessiva offerta dalla Commissione Europea è di 88 miliardi, dei quali l’Italia è principale beneficiario, con una quota di 27,4 miliardi, di cui appunto 10 già erogati. Per finanziare il fondo, l’Unione Europea ha ricorso all’emissione di “social bond” decennali e ventennali con tasso d’interesse negativo per i primi e dello 0.13% per i secondi. Si è trattato di un investimento storico dell’Unione Europea, la quale si è  in prima persona occupata di emettere titoli per dare vita ad un fondo-sussidio per la disoccupazione nei paesi comunitari.

Next Generation EU (Recovery Fund)

Chiamato “volgarmente” recovery fund, il Next Generation EU è un maxi-pacchetto di aiuti ai paesi europei, che presenta al suo interno tre strumenti, regolati differentemente.

Il primo e più ingente è appunto il Recovery and Resilience Facility (di qui il nome Recovery Fund), che vede lo stanziamento di 672 miliardi, tra prestiti e sovvenzioni a fondo perduto, volti a finanziare la ripresa dei paesi europei in seguito alla recessione causata dalla pandemia. I fondi vengono erogati accompagnati da 7 linee guida in merito agli indirizzi di spesa, anche in questo caso molto generali, che riguardano l’investimento sulla sostenibilità, sull’educazione, sulla connettività tecnologica e quant’altro.

Oltre all’RRF, compongono il Next Gen Eu anche il React EU e il Just Transition Fund, riguardanti rispettivamente il finanziamento di strumenti di coesione territoriale e il finanziamento volto ad incrementare ed agevolare il processo di decarbonizzazione, che mira al graduale utilizzo esclusivo di energia verde. Questi due strumenti mobilitano complessivamente circa 12 miliardi verso l’Italia, che, sommati al monolite RRF, portano la somma totale del Next Gen EU a toccare soglia 198 miliardi, dei quali 75 a fondo perduto.

MFF (Multiannual Financial Framework)

Correntemente in discussione tra Parlamento e Consiglio europei, si tratta del Piano finanziario pluriennale redatto dall’UE. In breve, esso prevede le grandi somme da destinarsi per le spese dell’Unione verso ciascun paese. Per il periodo di copertura (2021-2027), all’Italia pare che verranno destinati 53 miliardi, esclusi i finanziamenti diretti alle imprese.

Il disegno complessivo, sommando tutto quanto detto sinora dipinge all’incirca 315 miliardi, il cui utilizzo giocherà un ruolo chiave per il futuro italiano in Europa nelle prossime generazioni. I fondi sono presenti e l’attenzione, che spesso era parzialmente devoluta al reperimento è oggi rivolta interamente a pianificazione e gestione. The time has come.

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