Jobs act: ecco come cambiano le regole per i licenziamenti

jobsactÈ stata una delle riforme che il presidente del Consiglio Renzi aveva considerato prioritarie sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi. Il Jobs act, non senza scontri interni alla maggioranza e polemiche con i sindacati, è stato approvato dalle Camere. Uno dei punti cardine della legge riguarda le regole con cui saranno regolamentati i licenziamenti.

Una delle novità più importanti introdotte dal Jobs act è il cosiddetto contratto a tutele crescenti: si tratta di un contratto a tempo indeterminato, valido soltanto per i neoassunti, che prevede novità in materia di licenziamenti, con sostanziali modifiche rispetto a quanto previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Per le imprese che superano la soglia dei 15 dipendenti, con la nuova legge in molti casi di licenziamento non discriminatorio non è più previsto il reintegro qualora il giudice stabilisca l’illegittimità del licenziamento, bensì un’indennità economica. Quest’ultima non può essere inferiore a 4 o superiore a 24 mensilità. Il diritto al reintegro permane invece nel caso in cui il giudice stabilisca l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore licenziato.

Nelle imprese sotto i 15 dipendenti l’indennità è pari ad una mensilità per ogni anno di lavoro e non può comunque superare il tetto delle 6 mensilità. A differenza dei licenziamenti disciplinari o economici, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda resta il reintegro per i licenziamenti discriminatori.

Un altro aspetto molto importante del Jobs Act consiste nel fatto che le nuove norme che disciplinano i licenziamenti non si applicano soltanto ai licenziamenti individuali, ma anche a quelli collettivi.

(* Fonte dell’immagine: Daniel Foster)

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