Immigrazione fuori controllo: Grecia in rivolta

Le cinque isole greche di Samos, Chios, Lesbo, Kos e Leros hanno appena indetto uno sciopero generale dei servizi pubblici per protestare contro la sempre più preoccupante situazione immigrazione in cui versano le regioni del Mar Egeo. Nei prossimi giorni sono previste numerose manifestazioni che vedranno coinvolte migliaia di cittadini, decisi a pretendere un intervento al Governo al fine di migliorare quella che è una situazione ormai, a detta di tutti, ai limiti dell’invivibilità.

Infatti, secondo i dati raccolti Frontex, l’Agenzia europea incaricata del controllo dei confini e delle coste degli stati membri dell’UE, mentre in tutti le nazioni del Mediterraneo nel corso dell’ultimo mesi si è registrato un netto calo degli sbarchi di migranti, in Grecia si è invece assistito ad un aumento degli stessi. Questi numeri, uniti all’inidoneità sia territoriale che economica del paese, destano particolari preoccupazioni, alle quali le forze politiche greche non sono in grado di far fronte autonomamente, senza il contributo dell’Unione Europea.

Questa condizione di crisi non è dunque affatto nuova. Già qualche mese fa il Parlamento aveva approvato un testo di legge contenente alcune misure per diminuire le possibilità di ottenere asilo e quindi disincentivare i migranti ad approdare in Grecia, in quanto correrebbero il forte rischio di essere “rispediti” nel proprio paese d’origine e di perdere tutti i soldi investiti per intraprendere il viaggio.

Nello specifico, la legge in parola prevede innanzitutto la riduzione dei casi in cui è lecito presentare ricorso contro i provvedimenti di rifiuto d’asilo. In secondo luogo, vi è un ampliamento della rosa dei paesi considerati sicuri, così da poter rimandare indietro le persone provenienti da questi stati. Per ultimo, è presente una previsione che restringe il cosiddetto “concetto di vulnerabilità”, sul quale sarà utile soffermarsi brevemente.

Come ci spiega brillantemente in un articolo risalente a due anni fa il Dottor Massimo Germani, Coordinatore Nazionale del “Nirast-Network” Italiano per Richiedenti Asilo sopravvissuti a Tortura, per vulnerabilità intendiamo quella condizione di accentuata difficoltà psicologica di alcuni migranti causata da particolari eventi traumatici sofferti da queste persone sia nel proprio paese d’origine, sia durante il viaggio che li ha condotti in Europa. Individuare queste situazioni di particolare disagio ha come conseguenza quella di agevolare l’accettazione della richiesta di asilo, così da poter allo stesso tempo facilitare il recupero e l’integrazione di questi soggetti che, appunto per la loro vulnerabilità, necessitano di un ausilio più tempestivo.

Pertanto, appare inevitabile che la legge approvata dal Parlamento greco abbia sollevato non poche critiche, derivanti soprattutto dalle Organizzazioni volte alla tutela dei diritti umani.

Tuttavia, come ampiamente già ricordato, questo è un problema di respiro ovviamente internazionale, e che quindi non è suscettibile di essere risolto da interventi di stampo meramente interno. Così dunque lo stato di crisi è tuttora più vivo che mai, e questo ci riporta alla più stretta attualità, ossia alle proteste organizzate nelle cinque isole del Mar Egeo.

I cittadini greci sono esasperati dalle terribile condizioni in cui versano le proprie terre, di giorno in giorno sempre più sovraffollate e sempre meno sicure. Infatti, i campi di accoglimento per migranti non sono abbastanza grandi per garantire un livello di vita dignitoso a coloro che ci vivono dentro (tanto da essere considerati i campi di concentramento del nuovo millennio) e questo chiaramente ha come effetto quello di incattivire le persone “ospitate” e di rendere praticamente impossibile una civile convivenza tra migranti e abitanti del luogo. Come se non bastasse, all’orizzonte non si intravede alcuna prospettiva di decongestionamento dei suddetti campi, e quindi la situazione sembra tristemente senza via d’uscita.

Il rimedio più immediato sarebbe costruire ulteriori strutture di accoglimento in altre zone delle isole, e non sono mancate proposte in questo senso, tuttavia gli autoctoni greci si oppongono con vigore a questo progetto, in quanto causerebbe una miope soluzione di brevissima utilità per i migranti, nulla se paragonata al disastroso impatto a lungo termine che esso avrebbe sul turismo e sul valore delle case nelle porzioni di territorio coinvolte.
In conclusione quindi, appare superfluo ribadire che questi movimenti di protesta sono destinati a rimanere un fischio nella bufera, almeno fintantochè non vi sarà una risposta da parte dell’Unione Europea, unico agente in grado di fornire misure soddisfacenti e definitive.

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