Il ricordo di Morosini 8 anni dopo

In un articolo pubblicato qualche giorno fa parlavamo della lieta notizia del ritorno a casa di Nouri, giovane calciatore olandese che era stato ricoverato in ospedale addirittura nel 2017, a seguito di un malore avvertito sul campo di gioco che gli aveva poi procurato gravi lesioni cerebrali.

Avevamo inoltre ampiamente ricordato come, nonostante il percorso di recupero sia ancora lungo, insidioso e non affatto scontato, Nouri può comunque ritenersi una persona fortunata, in quanto non capita a tutti di restare attaccato alla vita in situazioni del genere.

A questo proposito appare doveroso oggi 14 aprile, data dell’ottavo anniversario della sua tragica morte, ricordare Piermario Morosini, calciatore deceduto in occasione della trasferta del suo Livorno sul campo del Pescara, partita valida per la stagione 2011/12 del campionato di Serie B.

Intorno alla mezzora di quella maledetta sfida Piermario si accasciò al suolo a causa di un problema cardiaco (individuato successivamente in una cardiomiopatia aritmogena) e perse i sensi. La corsa in Ospedale fu del tutto inutile: dopo pochi minuti i medici furono costretti a registrare e comunicare il decesso.

La partita tra Pescara e Livorno fu immediatamente sospesa e, una volta venute a conoscenza del triste epilogo, le autorità del pallone italiano decisero di rinviare tutti gli incontri che si sarebbero dovuti disputare durante quel weekend.

Sin dal primo momento, oltre al dolore che aggredì i compagni di squadra e l’ambiente dello sport in generale, numerose critiche e perplessità iniziarono a volteggiare attorno all’idoneità dei primi soccorsi offerti dallo staff medico sul terreno di gioco.

A conferma del fatto che i dubbi fossero quantomeno legittimi, a Settembre di quello stesso anno la Procura optò per l’apertura di un’inchiesta nei confronti del medico del Livorno, del medico del Pescara e di un medico del 118 del Pronto Soccorso della città abruzzese per indagare sul mancato utilizzo del defibrillatore, strumento che per legge dovrebbe essere sempre presente a bordo campo.

Non avendo comunque questo pezzo l’obiettivo di sollevare ulteriori polemiche o colpevolizzare qualcuno, interessa maggiormente soffermarsi sul ricordo di un ragazzo che ha perso la vita a soli 26 anni mentre faceva quello che più amava, ossia giocare a calcio.

Piermario era nato a Bergamo e aveva quindi mosso i primi passi da calciatore proprio all’Atalanta, società nota per essere fucina di atleti di ottima prospettiva.

A 19 anni l’Udinese affonda il colpo e Morosini esordisce in Serie A in una partita molto suggestiva, contro l’Inter di Roberto Mancini. Il resto della carriera è un continuo alternarsi tra Serie A e B in giro per lo Stivale, vestendo le maglie di Bologna, Reggina, Vicenza e infine il Livorno col quale, disputa la sua ultima partita.

Piermario prese anche parte alla spedizione degli azzurrini in Svezia per l’Europeo Under 21 del 2009. In quella competizione l’Italia fu eliminata in semifinale dalla Germania (poi vincitrice della manifestazione) e si classificò dunque terza, a pari merito proprio con la nazionale ospitante svedese.

Ancora oggi quel 14 aprile di otto anni fa viene ricordato come uno dei giorni più cupi del calcio italiano, essendo parecchio complicato riuscire a trovare un senso ad una perdita tanto improvvisa quanto inspiegabile di un ragazzo così giovane e apparentemente in salute.

Risulta dunque fondamentale che quanto accaduto a Piermario Morosini resti ben fissato in mente a tutti, soprattutto agli addetti ai lavori, affinchè i controlli e le misure di sicurezza siano i più efficienti possibili per assicurare la massima tutela degli sportivi, ossia persone in carne e ossa la cui professione richiede un quotidiano sforzo fisico difficile da immaginare ai più, e proprio per questa ragione meritevoli di un’attenzione particolare e meticolosa.

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