Il Migliore amico dell’uomo può diventare un pericolo da cui difendersi. Ma come?

I cani sono animali. Hanno diritto al rispetto e ai loro spazi. Hanno diritto a mangiare e ad avere le loro abitudini e possibilità di muoversi. Hanno diritto ai vaccini, al tatuaggio di riconoscimento. Hanno diritto alle aree verdi recintate dove poter giocare. Hanno diritto alle coccole e al bagnetto. Hanno diritto ad un luogo dove dormire. Hanno diritto a fare i loro bisogni e, i padroni, il dovere a raccogliere gli stessi. Hanno diritto al guinzaglio nelle aree verdi dove ci sono bambini che giocano o persone che corrono o fanno sport. Nelle strade, tra i negozi, tra la gente che si affolla, potrebbero aver diritto alla museruola, anche perché qualcuno potrebbe avvicinarli, urtarli, o porgergli una manina e loro (giustamente) potrebbero pure essere scocciati di tanto casino attorno che non possono capire.

Non è giusto confondere i cani stessi, snaturarli. Non vanno umanizzati. I cani sono belli perché sono così. Non sono i bambini della casa, possono essere cuccioli, compagni di vita, affidabili o silenziosi, casinari e rumorosi, comunque ci saranno sempre per noi.

I cani hanno da sempre avuto un ruolo importantissimo per la società, per lo sviluppo o per la salvaguardia. Ci sono Cani eroi che hanno salvato tante persone tra le macerie dei terremoti o sotto le slavine. Ci sono quelli che operano con le forze dell’ordine come cani antidroga, ce ne sono di guida per i non vedenti e quelli che aiutano i bambini disabili o in particolari condizione di salute.

I cani sono degli esseri stupendi da rispettare per primi proprio da chi li vorrebbe possedere o li possiede già. Spesso ciò non avviene e le conseguenze che ne scaturiscono sono nefaste.

Attribuirgli le colpe è purtroppo doveroso ma non giusto. Spesso si tratta di reazioni a provocazioni, a volte sono frutto di mancanza di rispetto degli spazi o per istigazione o provocazione. Difficilmente – ma non che non sia successo – ci sono stati atti volontari degli stessi.  Ci sono branchi di cani selvaggi o randagi che rovistano o attaccano. La motivazione spesso va ricercata nella fame o in precedenti atti di violenza subiti. Ci sono storie di gelosia, per cui è scaturito un attacco. Ci sono impulsi di violenza incontrollata per un malessere o per risentimenti.

Stiamo parlando di animali e nel mio discorrere mi accorgo di umanizzarli anche troppo parlando di loro. Ciò non deve o dovrebbe essere. Sono comunque animali, perchè renderli peggiori associandoli a noi. La loro bontà è spontanea. La generosità e l’affetto è gratuito. la socievolezza avviene con uno sguardo e un’annusatina. Percepiscono la disponibilità e la ritrosia. Rimangono fedeli per tutta la vita e spesso anche dopo. Si sacrificano e regalano spassosissimi momenti. Fanno le feste ogni volta si ritorni da loro. Spesso sono migliori. Hanno l’animo sincero dei bambini e restano tali per tutta la vita.

Però se si arrabbiano o hanno un comportamento pericoloso bisogna sapere cosa fare e come comportarsi. L’essere il padrone non sempre basta. In certe situazioni, avendo davanti esseri grandi o agili sono pochi gli atti che però possono salvare la vita. Molossi, Pastori Tedeschi, Dobermann, Mastini sono forti, robusti, con denti aguzzi e strette potentissime. Possono sbranare o procurare ferite profondissime.

Come comportarsi? L’atteggiamento più comune davanti ad un abbaiare insistente associato al ringhiare è – senza incrociarne lo sguardo – allontanarsene senza scappare (ove possibile). Cercare riparo è ovviamente la soluzione più indolore. Se c’è una macchina salirci sopra, così un albero  e qualunque posto ne impedisca il facile accesso e una più facile difesa o allontanamento.  Riuscire a mettere un oggetto frapposto. Nelle situazioni meno pericolose, l’immobilità può salvarci, mai strillare o fissarlo, può risultare un atteggiamento di sfida.

Nell’eventualità si venisse  attaccati da un cane ci sono dei comportamenti che possono avere conseguenze “a ricaduta” Qualora ciò accadesse, per prima cosa bisogna cercare di rimanere calmi (pare facile). Se viene attaccato qualcuno a noi vicino (un bambino), non bisogna tirarlo via o alzarlo al cielo. Se il morso è già inferto, tirare via può indurre il cane a stringere ancor più la preda, o tirarla a se apportando ulteriori morsi. Con mosse lente, senza strillare si deve indurre il cane a rilasciare la presa.

In caso ci si riuscisse a porre in posizione di difesa a contrastare un attacco si deve cercare di frapporre qualcosa tra noi e il cane. Un bastone (se non lo si sa usare) potrebbe non essere la scelta migliore. Molto meglio una sedia. In ogni caso bisogna cercare di farlo calmare o relegarlo in una situazione di sicurezza, senza infliggere alcun colpo. Se invece la situazione scade e sta per avvenire l’attacco, bisogna distogliere l’attenzione (se possibile) lanciandogli qualcosa su cui possa sfogare la presa, stracci, bastoni (non contro), bambole, giacca.  Nell’ipotesi dell’inevitabile contatto, cercare di avvolgere le braccia con stoffa erta e proteggersi volto e collo. Prima del contatto provare ad alzare le braccia velocemente per comunicare grandezza e indurre timore, poi porsi in difesa con un braccio avanti e l’altro dietro il corpo a nascondere un eventuale oggetto. Il cane ha punti deboli nel naso, occhi  e nella cassa toracica. Non so quanto possa essere possibile (dipende dal cane ovviamente) ma quei punti sono particolarmente  sensibili e potrebbero indurlo alla fuga. Su internet ci sono vari consigli e forum al riguardo, ma la conclusione è sempre la stessa. Sacrificare un braccio (proteggendolo per quanto possibile) e cercare di bloccare l’animale o colpirlo per metterlo in fuga.

Le nostre città sono sempre più affollate  di “animali domestici”. Dopo gli anni dell’abbandono delle campagne e il passaggio alla vita industrializzata e tecnologica è risorta viva e forte nei cittadini la voglia della compagnia degli animali, anche in luoghi non propriamente adatti a loro. Se da un lato si sono rafforzate le norme che ne tutelino il rispetto e la salute, al contempo si è persa la loro integrità di essere comunque nati per vivere in determinate condizioni e non essere trasformati in peluche, per un mero egoismo o voglia di affetto. Vedere esseri di considerevoli misure, rinchiusi in appartamenti, o altri, piccoli, disposti dentro le borse, o trattati come pupazzetti è una violenza pari se non peggio di quelli relegati in un giardino a fare la guardia. A parte chi un cane o gatto in famiglia l’ha sempre avuto, questa moda del cane è sempre più forte in una società dove è sempre più forte la solitudine. 

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