Quella volta che la Grecia salvò l’Europa

In tempi in cui siamo abituati ad una narrazione molto diversa, guidata dalla percezione economica, che vede l’Europa, supremo demiurgo, discutere nelle alte camere di palazzo le sorti di una Grecia bendata di fronte al baratro che aspetta di ricevere una corda o una spinta, è bene riportare alla mente tempi ben diversi, in cui fu proprio il paese culla della cultura occidentale a salvare, forse inconsapevolmente, l’Europa.

Il 28 ottobre 2020 segna ottant’anni dall’inizio della campagna italiana in Grecia, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Facendo della contestualizzazione generale, nell’ottobre 1940, la situazione è già ampiamente fuori controllo: dopo le invasioni “avallate” dagli Alleati, la Germania ha conquistato la gran parte dei territori dell’Europa continentale e soprattutto invaso con successo la Francia. Con l’entrata in gioco dell’Italia, ad eccezione della Svizzera, della Spagna, dei Balcani e della Grecia, l’Europa continentale è sotto il dominio del Reich nazi-fascista.

Contestualizzando invece la posizione italiana, è presente un sentimento di ostilità persistente tra Italia e Grecia, che origina addirittura agli anni ’10 del Novecento, ma che si è acutizzato negli ultimi tempi con l’alleanza filo-britannica della Grecia, che quindi, dopo un’iniziale posizione di neutralità, si colloca opposta all’Italia negli schieramenti, e con la tentazione di invasione greca, mai veramente negata, manifestata dall’Italia, nonostante gli accordi di neutralità presi tra Hitler e la Grecia.

L’occupazione italiana dell’Albania, confinante alla Grecia, e le mire espansive verso la penisola ellenica molto esplicitamente manifestate dal Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, conducono Hitler a richiedere esplicitamente all’Italia di virare altrove ed in particolare di occuparsi della questione libica, che avrebbe dovuto conseguire nella conquista dell’Egitto.

Il piano di conquista della Grecia viene effettivamente momentaneamente accantonato, fino al momento in cui a Mussolini viene comunicata l’avvenuta invasione della Romania da parte della Germania nazista. Lo sgarbo di esser stato avvertito solo a cose fatte porta Mussolini a voler ripagare il baffo tedesco con la stessa moneta e, con gioia di Ciano, a soffiar via la polvere dal piano di conquista della Grecia. Sono in molti, tra i “quadri” del governo fascista, a osteggiare la campagna in Grecia, accusando una valutazione solo sommaria delle circostanze di fatto, ma non viene dato spazio per ripensamenti.

Due questioni non affrontate con sufficiente attenzione erano: il dare per scontato l’intervento della Bulgaria in supporto all’Italia, puntualmente smentito dallo zar Boris III pochi giorni prima dell’inizio della campagna e la presunzione di disinteresse da parte della massa dei cittadini greci, che, rispetto alla dirigenza filo-britannica, avrebbero ostentato un atteggiamento di noncuranza rispetto ad un’eventuale invasione. Anche questa supposizione non poggiava su alcun tipo di indagine approfondita.

L’invasione italiana risultò in un cospicuo fallimento: venne ampiamente sottostimato il quantitativo di uomini necessario a compiere l’invasione, avendo appunto ipotizzato una resistenza tenue, quando invece accadde l’esatto contrario. Inoltre, delle falle organizzative non permisero nemmeno l’invio di un supporto sufficiente, in seguito alla presa di coscienza dell’inadeguatezza delle truppe mandate, al punto che l’attacco italiano non solo non conseguì in alcuna occupazione del suolo greco, ma addirittura fu l’esercito greco, durante il 1941, a conquistare parte dell’Albania italiana.

Il fallimento totale dell’attacco italiano obbligò quindi Hitler ad impiegare una parte del proprio esercito, precisamente attaccando dal fronte bulgaro, a presidio del quale le forze impiegate dall’esercito greco erano pressoché nulle, per portare effettivamente a termine l’invasione della Grecia, sebbene questa non fosse mai stata avallata dal dittatore tedesco. La situazione fu completamente ribaltata, la Grecia fu costretta ad arrendersi e la conquista, portata a termine quasi internamente dall’esercito tedesco, fu completa.

Torniamo ora al titolo, però. La Grecia salva l’Europa? E perché?

La Germania nazista, per giungere in soccorso all’Italia, dovette crearsi un corridoio che la collegasse all’Albania, invadendo quindi uno dopo l’altro con una certa facilità tutti i paesi balcanici, dando allo stesso tempo una dimostrazione di forza, ma anche impiegando un vasto numero di truppe e aumentando pericolosamente il numero di territori da tenere sotto controllo.

La Jugoslavia, infatti, fu sede di un colpo di stato poco tempo dopo la resa della Grecia e di continue tensioni interne, creando più grattacapi del previsto al fronte nazista, che si stava preparando all’operazione decisiva per le sorti dell’Europa e dell’impero Nazista: l’attacco all’Unione Sovietica. Gli imprevisti avvenuti nei Balcani obbligarono Hitler a bombardare Belgrado, prendere in mano la situazione Jugoslavia e dunque posticipare l’inizio dell’operazione Barbarossa di ben due mesi, da aprile e giugno.

Questo ritardo viene ritenuto da molti storici come decisivo, nella definizione delle sorti della guerra. Infatti, l’esercito nazista, che iniziò ardentemente la guerra con l’unione Sovietica, venne fermato dall’inverno, come accadde a Napoleone nel 1812 e c’è ragione di ritenere che se Hitler avesse avuto altri due mesi di tempo prima dell’irrigidimento insostenibile delle temperature, l’epilogo della guerra sarebbe potuto esser diverso.

È dunque per questi motivi che la resistenza insperata della Grecia all’invasione italiana, che scatenò l’effetto domino dell’intervento tedesco e in seguito del ritardo nelle operazioni sovietiche, può dirsi, con buona approssimazione, esser stato fondamentale a salvare l’Europa dal regime nazista.

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