Godzilla e i suoi simili. Un viaggio inaspetatto sul genere Kaiju e sulla cultura giapponese

Godzilla e gli altri kaiju

Godzilla e gli altri kaiju

Il cinema di fantascienza ha regalato alla settima arte – e continua a farlo – storie incredibili e immaginifiche che pescano a piene mani da legende, racconti popolari, da narrazioni che vanno al di là della scienza ufficiale o dalla fervida immaginazione dei mondi immaginati dagli autori più estroversi e visionari. Capita così che all’interno del genere fantascientifico si sviluppino dei contesti narrativi che gravitano sempre al suo interno, ma  generano dei filoni tematici indipendenti per forma ed elementi del racconto. Il genere Kaiju è uno di questi.

Per convenzione il “kaiju” – parola giapponese che letteralmente significa “strana bestia” – nasce con i film in cui sono presenti dei mostri giganti (i kaiju eiga) o dei mostri dall’aspetto umanoide (i kaijin). Il genere è ben rappresentato da Godzilla, mostro radioattivo giapponese, che vede il suo esordio nel 1954 ad opera della Toho Company Ltd., una grande casa di produzione giapponese che produrrà, da quel momento in poi, moltissimi film di questo tipo. La pellicola fu il capostipite di un genere e diffuse, a partire proprio dagli anni 50, il tema Kaiju che entrò con forza anche nelle narrazioni televisive e nel fumetto, arrivando così a conquistare l’occidente e in particolar modo gli Stati Uniti.

Il Godzilla del 1954

Il Godzilla del 1954

Un libro dal titolo Godzilla e altri kaiju – Guida ai mostri giganti del cinema di Jason Barr (professore associato al Blue Ridge Community College, Virginia, dove insegna letteratura inglese e che ha scritto un altro interessante volume ancora inedito in Italia dal titolo The Language of Doctor Who: From Shakespeare to Alien Tongues), pubblicato da poco da Odoya, affronta proprio questo argomento effettuando una ricerca puntigliosa all’interno di un genere poco conosciuto, cercando di offrire un punto di riferimento per gli appassionati e offrendosi come trampolino di lancio per un possibile approfondimento accademico. L’autore infatti affronta il tema dei “mostri giganteschi” sotto diversi punti di vista, fotografando una situazione sul genere più ampia e argomentando come la nascita del kaiju, almeno per quanto riguarda i contenuti di forma, non sia prettamente di matrice giapponese.

La copertina del libro: Godzilla e altri kaiju

La copertina del libro: Godzilla e altri kaiju

Se si pensa al King Kong del 1933 di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack, in cui uno scimmione gigantesco scala l’Empire State Building, non si può non notare come una pellicola sui mostri era stata già creata 21 anni prima della nascita di Godzilla. Senza parlare del fatto che di creature giganti ne sono piene le tradizioni folcloristiche come quella norvegese e svedese con la presenza, ad esempio, dei troll. Nel poema Beowulf, scritto da un autore sconosciuto intorno all’anno 1000 in un inglese arcaico, è ben presente un mostro gigantesco di nome Grendel, essere mangia-uomini che terrorizzava il popolo danese e che viveva con la madre in fondo ad una laguna insieme ad altri mostri, senza parlare anche dei racconti biblici dove la presenza di Golia non può passare inosservata.

Il genere dei mostri o delle creature gigantesche è quindi ben presente già da molto prima della nascita di Godzilla, creatura che ha avuto però il merito di aver diffuso la tematica dei mostri enormi facendo leva su tre fattori che l’autore identifica nell’avvento del Blockbuster al cinema, nel caso Daigo Fukuryu Maru – nave giapponese per la pesca dei tonni, che fu esposta e contaminata da radiazioni provocate da un esperimento nucleare statunitense di una bomba all’idrogeno sull’Atollo di Bikini, il 1º marzo 1954 – e infine nel fiuto degli americani per il business in pellicola.

Il genere kaiju è ovunque, non solo nel cinema, ma anche nei fumetti, nei media popolari, alla televisione e nei videogame, ed è così fin dagli anni Cinquanta. Anche se Susan J. Napier scrive che Godzilla, in parti- colare, ha tratto beneficio dall’influenza delle icone culturali giapponesi come Hello Kitty e i Pokémon, io vorrei ampliare tale argomentazione a includere tutti i kaiju, con il Re dei Mostri in testa al branco (“Speaks”, 14-15). Anche se Godzilla era alla testa di quella carica, però, i kaiju era- no e ancora sono onnipresenti nella cultura pop. L’artista di fumetti degli anni Sessanta Steve Ditko ha disegnato per la Charlton Comics una serie dalla vita breve chiamata Gorgo, basata su un film di kaiju inglese del 1961 che portava lo stesso titolo. La linea di giocattoli, nonché di fumetti e di serie di film Transformers presenta anch’essa dei giganti, questa volta con le sembianze di enormi robot che cercano di distruggere o di salvare la Terra; e lo zoccolo duro dei fan dei kaiju può comunque ottenere sempre la sua dose di contenuti alla televisione, tramite serie come Ultra Q, Ultraman e Spectreman.

Pacific Rim

Pacific Rim

Il libro, composto da 352 pagine in bianco e nero, è diviso in 7 interessanti capitoli che l’autore tesse raccontando la storia del genere ed effettuando anche dei blitz in altri media, come quello televisivo, sebbene lo stesso autore sostenga nell’introduzione che, vista la vastità del genere, è di fatto impossibile con un solo libro soddisfare tutti gli argomenti che il genere comporta.
Un viaggio testuale e visuale, perchè corredato da moltissime foto, non solo in campo cinematografico ma anche sull’affascinante cultura giapponese che, con i kaiju, mette sul grande schermo le simbologie e i valori di un popolo che è sempre stato diverso e lontano anni luce, soprattutto per visionarietà, dal nostro occidente.

Dopo un interessante introduzione in cui l’autore pone le basi del volume specificando cosa e come, si passa al primo capitolo sulle origini giapponesi del cinema kaiju con interessanti note storiche e sull’influenza che spiriti e creature della cultura giapponese hanno avuto sul tema kaiju; il secondo capitolo dedicato ai disastri naturali e a quelli prodotti dall’uomo descrive come eventi esterni o pilotati dal genere umano hanno generato un ambiente che costituisce di fatto uno dei punti focali primari dei racconti e come sia, a volte, genitore degli stessi mostri; nel terzo capitolo l’autore affronta il legame che c’è tra la produzione kaiju e la politica interna e internazionale analizzandone sia la finzione che anche il legame reale con la politica giapponese; il quarto capitolo tratta delle armi di distruzione di massa, tema che risuona in ogni film del genere, se non altro perché il “mostro” è di per sé un’arma di distruzione delle masse; il quinto capitolo parla dell’adozione di Godzilla – e più in generale dell’acquisizione di questo genere – da parte degli americani (e quindi dell’occidente), analizzando le differenze che, in fin dei conti, sono culturali: per i giapponesi il “kaiju” ha significati e valori molto profondi mentre per l’occidente il genere non è nient’altro che “una lavagna vuota” da riempire senza girarci troppo intorno; nel capitolo sesto si pone l’accento su come queste pellicole siano prettamente maschili mentre le donne, non trovando posto nella loro produzione, siano invece ben evidenziate sullo schermo; l’ultimo, il settimo capitolo, è invece dedicato alla nostalgia del passato  e come questa alimenti produzioni Kaiju future.

Un volume immenso, interessante, pieno di notizie e informazioni su tantissimi film (giapponesi e non), scritto in maniera fluida, quasi come un piccolo romanzo, che si legge senza fatica. Un libro che porta il lettore a spasso nel tempo all’interno di un genere che ha avuto inizio ancor prima del suo capostipite più conosciuto (Godzilla) e che continua ancora ad essere alimentato con nuovi racconti, nuovi rimandi e nuove visioni.

Consigliato a tutti gli amanti della fantascienza e a chi vuole creare una propria videoteca di film a tema kaiju, ma soprattutto consigliatissimo a chi vuole ampliare la propria cultura cinematografica aggiungendo un nuovo tassello, specifico e di nicchia come solo il genere kaiju richiede, al suo sapere sulla settima arte.

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