In Italia il consumo e l’abuso di bevande alcoliche tra giovani e giovanissimi ha assunto caratteristiche particolarmente preoccupanti. I dati più recenti mostrano come l’età di primo contatto con l’alcol tenda ad abbassarsi. Il modello di vita e quanto trasmesso dai social e dal piccolo e grande schermo, hanno reso normale ciò che normale non è e non deve essere.

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Tra i giovani e i giovanissimi l’alcol non è soltanto una sostanza: è un mezzo per sentirsi parte di un gruppo, uno strumento per apparire più sicuri di sé e per ottenere un’approvazione corale. Ciò è quanto molto spesso accade a quei ragazzi che assumono atteggiamenti che non rispecchiano la loro personalità, ma che interpretano e hanno, per farsi accettare, per essere gruppo. È un modo per superare la timidezza. La sensazione di “coraggio” che l’alcol dà — in realtà un’alterazione delle funzioni cognitive e del controllo — viene interpretata come un miglioramento delle proprie capacità relazionali.
Bere diventa così un linguaggio condiviso ma anche una “sfida” tra amici a chi regge di più che si dimostra il migliore. Sono gesti che comunicano complicità. In un’età in cui l’identità è ancora fragile, l’alcol può sembrare un modo semplice per costruire un’immagine più sicura e forte (ovviamente è esattamente l’opposto). Riduce i freni inibitori, altera il giudizio e abbassa la capacità di valutare i rischi. Ciò che viene vissuto come “sicurezza” è in realtà una perdita di controllo. E proprio questa illusione di potere può portare a comportamenti impulsivi, pericolosi o autodistruttivi, soprattutto quando il consumo avviene in gruppo, dove tutto si amplifica.
La birretta dei ragazzi di un tempo è diventata oggi la ricerca dello sballo.
Secondo i dati Istat riportati nella Relazione del Ministro della Salute al Parlamento, nel 2022 il 67,1% della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica, per un totale di circa 35,9 milioni di persone. All’interno di questo quadro generale, la fascia giovanile rappresenta un’area critica sia per la frequenza del consumo, sia – soprattutto – per le modalità con cui l’alcol viene assunto.
L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso l’Osservatorio Nazionale Alcol e il sistema di monitoraggio SISMA, ha messo in evidenza che nel 2021 circa 1 milione e 370 mila ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 25 anni hanno consumato alcol secondo modalità considerate a rischio per la loro salute. In questa fascia di età, in cui il cervello è ancora in fase di sviluppo, il 18,6% dei maschi e il 12,8% delle femmine rientra nella categoria dei consumatori a rischio. Si tratta di un’età delicatissima, in cui la corteccia prefrontale e le funzioni cognitive superiori non sono ancora pienamente mature, e l’esposizione all’alcol può interferire con tali processi, con potenziali danni irreversibili alle capacità cognitive e comportamentali.
L’alcol è uno dei principali fattori di rischio di malattia, disabilità e mortalità prematura in Italia, in Europa, nel mondo. Rappresenta la prima sostanza induttrice di dipendenza con alto impatto sociale, connotandosi come sostanza tossica, cancerogena, calorica, e spesso associata ad altre dipendenze da sostanze e da comportamenti (Fonte ISS)
Particolarmente allarmante è la situazione dei minorenni. Sempre secondo l’ISS, tra gli 11 e i 25 anni circa 620.000 sono minori che eccedono nel consumo di alcol. All’interno di questo gruppo, un numero significativo di ragazzi pratica il cosiddetto binge drinking, ovvero l’assunzione di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo con l’obiettivo esplicito di ubriacarsi. Si stimano circa 786.000 binge drinker tra gli 11 e i 25 anni, di cui 83.000 sono minori che bevono “per ubriacarsi”.
La pratica del binge drinking è diventata uno dei fenomeni più caratteristici e preoccupanti tra i giovani. Consiste nel consumare molte unità alcoliche in poche ore, spesso fuori pasto, durante weekend, feste, serate in discoteca o aperitivi, con l’intenzione di raggiungere rapidamente uno stato di alterazione. Secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, il binge drinking riguarda circa il 15–16% dei giovani, confermandosi un’abitudine diffusa e profondamente radicata in alcune fasce di popolazione giovanile.

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Un altro indicatore significativo riguarda la fascia dei 16–17 anni, in cui l’alcol non dovrebbe essere consumato affatto, né dal punto di vista legale né da quello sanitario. I dati ISS presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day evidenziano che quasi il 40% dei maschi e oltre il 30% delle femmine di questa età presentano già un consumo definito “a rischio”. Ciò significa che, prima ancora della maggiore età, una quota rilevante di adolescenti ha sviluppato abitudini di consumo potenzialmente dannose, spesso normalizzate all’interno del gruppo dei pari e di determinati contesti sociali.
Le conseguenze sanitarie di queste modalità di consumo non si limitano ai danni a lungo termine, come le patologie epatiche, cardiovascolari o oncologiche, ma includono anche eventi acuti di grande gravità. L’intossicazione acuta da alcol, che può arrivare fino al coma etilico, è una delle espressioni più estreme del binge drinking tra i giovani. Una parte consistente degli accessi in Pronto Soccorso per abuso di alcol è legata proprio a queste “abbuffate alcoliche” concentrate in poche ore. Secondo stime recenti diffuse dall’ISS e riportate dagli organi di stampa, si registrano circa 39.000 casi l’anno di accessi al Pronto Soccorso correlati al binge drinking, e circa 1 su 10 riguarda ragazzi al di sotto dei 14 anni, a testimonianza di quanto il fenomeno coinvolga anche fasce di età molto precoci.

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Gli eccessi legati all’alcool si traducono in drammi familiari e danni economici per la società. I costi per l’eccessivo consumo di alcol per il Servizio Sanitario Nazionale e per la società sono molto elevati. Le patologie alcol-correlate rappresentano una delle principali cause di malattia epatica nel nostro Paese, con costi sanitari e sociali stimati in diversi miliardi di euro all’anno. A questi vanno aggiunti i costi indiretti dovuti a incidenti stradali, riduzione della produttività, assenze scolastiche, problemi familiari e sociali generati dall’abuso di alcol, anche in età giovanile.
Sono scarse le risorse destinate a politiche di prevenzione per le relative fasce d’età. Le strategie raccomanderebbero interventi di educazione alla salute nelle scuole, campagne martellanti di sensibilizzazione rivolte alle famiglie, controlli più rigorosi sulla vendita di alcol ai minori e una maggiore assistenza in termini di comunicazione e supporto psicologico ai ragazzi e alle famiglie.
Proprio le famiglie sono in questo ambito, e in questo periodo storico, particolarmente distratte: “sono ragazzate”, “lo abbiamo fatto tutti”, “è un periodo di passaggio”, “poi si rimettono in riga”, ma non è così, potrebbe essere troppo tardi per alcuni. In un’altra epoca, in un’altra generazione non c’era la ricerca dello sballo. L’alcool è più facile da reperire rispetto alla droga, ma gli effetti sono gli stessi. I morti di alcool sono da sempre maggiori dei morti di droga. Tutto quello che c’è dietro all’alcool: vino, birra, superalcolici, marketing, è sempre stato tutelato, protetto. L’hanno sempre spuntata per i tanti interessi economici che ci sono dietro.
- Lo “sballo” non può e non deve essere il modello del divertimento giovanile.
- Il fenomeno dei coma etilici tra i ragazzi, con gli inevitabili accessi in Pronto Soccorso e i potenziali esiti letali.
- La prevenzione dell’abuso di alcol tra giovani non può essere affidata esclusivamente alla scuola o alle istituzioni sanitarie. La famiglia è il più importante contesto educativo. Nulla va tralasciato, e non deve essere un modo di operare punitivo o coercitivo, bisogna portare a ragionare (e non è facile) rispetto alle negazioni dei ragazzi.
L’anello di giunzione tra genitori e figli non deve cedere a influenze esterne
Il dialogo.
Parlare apertamente di alcol, senza moralismi né allarmismi, ascoltare più che farsi ascoltare e cercare il dialogo. Spiegare in modo chiaro e comprensibile cosa accade nel corpo e nel cervello quando si beve troppo — soprattutto in età adolescenziale — aiuta a trasformare un concetto astratto (“fa male”) in qualcosa di concreto e reale.
I segnali
se individuata precocemente, la problematica con l’alcol evidenzia da subito: cambiamenti improvvisi di comportamento, difficoltà scolastiche, isolamento dalla famiglia, cambiamento di abitudini, frequentazione di contesti a rischio. Si tratta di intervenire dopo un’osservazione discreta ma accurata quando ci si rende conto che ci sono dei pericoli reali, e che non si può più rimandare.
Le amicizie
Possono essere un fattore di rischio ( se non il fattore), ma anche una risorsa preziosa. I ragazzi che si muovono in gruppi dove il consumo eccessivo è considerato un rito di ordinario passaggio, sono i più esposti al binge drinking. Al contempo però, un gruppo che valorizza il divertimento sano, lo sport, la dedizione ad attività inclusive, la responsabilità reciproca e la cura dell’altro, può diventare un potente fattore protettivo. La noia, provare nuove emozioni, forzare i limiti, trasgredire, sono i classici comportamenti dei giovani che cercano stimoli. Per questo è importante promuovere contesti sociali in cui i giovani possano sperimentare autonomia e socialità senza che l’alcol sia l’unico strumento per sentirsi parte del gruppo.
La scuola e le istituzioni
hanno il compito di affiancare le famiglie in questo percorso. Programmi educativi mirati, incontri con esperti, attività di prevenzione e spazi di ascolto possono aiutare i ragazzi a sviluppare competenze emotive e sociali utili per affrontare le pressioni del gruppo e le difficoltà personali. Le istituzioni sanitarie, dal canto loro, devono continuare a monitorare il fenomeno, offrire servizi di supporto e promuovere campagne di sensibilizzazione che parlino ai giovani con linguaggi e strumenti a loro vicini.
La prevenzione
concetto tanto scontato, quanto difficile a percorrere. Proteggere, prevenire da qualcosa che può diventare devastante . Ci vuole consapevolezza per contrastare in maniera costruttiva e non solo impositiva. C’è l’elemento salute, ma il benessere complessivo, riguarda più l’anima. Capire e prendere atto, che la vita è fatta di altro. Il divertimento, la libertà l’amicizia, il gioco, i viaggi e l’amore non necessitano di gradazione alcolica, che al contrario, potrebbe cancellare tutto, per una stupidaggine.

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