Oggi 3 marzo è la giornata mondiale della flora e fauna selvatica (World Wildlife Day) all’insegna della biodiversità, contro il traffico illegale

Oggi, martedì 3 marzo 2020, è la giornata mondiale della flora e fauna selvatica. La giornata, stabilita dalle Nazioni Unite nel 2013, ci vuole ricordare l’importanza degli animali e delle piante presenti sul nostro pianeta.

Le Nazioni Unite hanno scelto questa data perché il 3 marzo 1973 approvarono la Convenzione Internazionale sul traffico delle specie a rischio (CITES), dando vita ad un organo che monitora le piante e gli animali in pericolo ed il loro traffico.

Per festeggiare l’occorrenza il Segretariato della CITES, Behati Prinsloo (Ambasciatore del fondo per salvare i rinoceronti in Namibia) e il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations Development Programme), hanno annunciato che l’Empire State Building verrà illuminato a festa. Il palazzo diverrà infatti ricoperto per metà di blu, per rappresentare la vita sott’acqua, e per l’altra metà di verde, a simbolizzare la vita sulla terra. Infine, un rinoceronte che corre verrà inserito nel prato, per rappresentare tutte le specie in pericolo oggi.

La giornata si svolgerà nel segno della consapevolezza dell’importanza della biodiversità vegetale ed animale. Un’importanza rilevante non solo per le specie a rischio, ma anche per mantenere l’equilibrio precario del nostro pianeta. La biodiversità è indispensabile per la vita dell’uomo, per il suo sviluppo, per mitigare il cambiamento climatico.

La convenzione ha soprattutto come scopo monitorare e denunciare la caccia ed il traffico illegale di specie a rischio. Il commercio illecito di specie rare risulta infatti una delle principali cause di perdita della biodiversità nel nostro pianeta. Un commercio internazionale che fattura miliardi di euro.

Per avere un’idea della scala di cui trattiamo, basta pensare alle recenti aste tenutesi in Botswana per aggiudicare licenze di caccia. I prezzi battuti per le licenze partono dai 330.000 dollari. Il presidente del paese, Mokgweetsi Masisi, ha riaperto la caccia agli elefanti, che era stata vietata da suo predecessore. La popolazione di elefanti in Africa si stava moltiplicando senza controllo e avrebbe potuto, secondo il presidente, causare danni alle popolazioni rurali. Per questo sono state recentemente messe all’asta licenze che permetterebbero a cacciatori esperti di eliminare legalmente gli animali. La stagione della caccia inizierà ufficialmente in aprile, e i cacciatori saranno autorizzati anche ad esportare i loro bottini.

Se la caccia agli elefanti è pensata per giovare le comunità locali, gruppi conservazionisti dubitano della sua riuscita. Nella maggior parte dei casi infatti i profitti restano nelle mani delle élite, senza mai raggiungere la popolazione.

In Italia, come in Botswana, è consentita la caccia di alcune specie a chi ottiene le debite licenze. La stagione parte la 3° domenica di settembre al 31 gennaio di ogni anno, ma possono variare alcune modalità a seconda della regione.

Un’esperienza opposta è quella dell’elefante asiatico, a rischio di estinzione per la perdita del suo habitat. Questi esemplari, portafortuna in molte culture, sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni fino a raggiungere una popolazione di circa 40.000 esemplari, circa un decimo rispetto ai loro cugini africani.  Gli elefanti asiatici sono inseriti nelle specie in via d’estinzione e rischiano di scomparire. Anche di questo si occupa la Convenzione, che ha recentemente avviato progetti per monitorare da vicino traffici legati all’animale, importante sia nell’economia che all’interno delle religioni asiatiche.

Oggi come ogni altro giorno ricordiamoci di apprezzare quello che la natura ha da offrirci. Cerchiamo di non rendere questa una delle tante giornate dedicate ad eventi insignificanti che vanno dimenticati. Nella giornata mondiale della flora e fauna selvatica, non dimentichiamo l’importanza della biodiversità per l’ecosistema nella sua interezza. Le specie in via di estinzione sono in aumento, e l’irreversibilità della perdita di una di esse non ha un prezzo. Per fortuna oggi i media e la popolazione sembrano più attenti ai problemi del nostro pianeta, e organizzazioni come le Nazioni Unite, WWF e Greenpeace contribuiscono a diffondere sempre più consapevolezza.

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