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Giappone: una crisi demografica sul punto di non ritorno

Il Giappone ha registrato il suo livello più basso di nascite degli ultimi 50 anni, scivolando in una crisi demografica che minaccia il funzionamento stesso della società.

Giappone

Il premier giapponese Fumio Kishida ha emesso un terribile avvertimento sulla crisi demografica che sta affrontando il Paese, affermando che il governo giapponese si trova “sull’orlo dell’impossibilità di mantenere le funzioni sociali”.

Il Giappone ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo ed è il secondo Paese più anziano del mondo (il primo è il Principato di Monaco) difatti, un terzo della popolazione nipponica ha un’età superiore a 65 anni. Registra inoltre una delle più alte aspettative di vita.

Nel 2020 registra numeri da record con una popolazione che segnava che quasi una persona su 1.500 avesse 100 anni o più, dati che negli ultimi anni poi sono stati in calo a seguito della pandemia.

Dati che, tuttavia, il ministero tiene a sottolineare che non significano che la tendenza ad una più lunga longevità si sia invertita, suggerendo che la diminuzione fosse solo temporanea a causa delle morti da Covid.

Il Giappone ha visto il numero di nascite diminuire costantemente dagli anni 70′ in poi, quando superava quota 2 milioni, nell’anno appena trascorso invece ne sono nati meno di 800 mila.

Tutte queste tendenze hanno portato il Paese a una crisi demografica senza precedenti e proprio come ha affermato il primo ministro giapponese in un discorso politico ai legislatori si tratta di risolvere il problema “ora o mai più” e che “semplicemente non si può più aspettare“.

Come risolvere il problema?

Creare politiche che incentivino i giapponesi a fare figli è diventata non più un’opzione politica ma una vera e propria urgenza. Difatti, Kishida ha annunciato che stanzierà il doppio delle risorse previste oggi per i programmi a sostegno della natalità e delle famiglie.

Ma è già da tempo che il governo ha lanciato varie iniziative per affrontare il declino della popolazione, comprese nuove politiche per migliorare i servizi di assistenza all’infanzia e migliorare le strutture abitative per le famiglie con bambini. Alcune città rurali hanno persino iniziato a pagare le coppie che vivono lì per avere figli.

Gli esperti indicano diversi fattori alla base del basso tasso di natalità:

  • primo su tutti l’alto costo della vita nel Paese;
  • la crescita dell’istruzione femminile che posticipa il desiderio di maternità o riduce il numero di figli desiderati.
  • nonché un maggiore accesso alla contraccezione;
  • il pessimismo dei giovani verso un futuro sempre più incerto;
  • il periodo di stagnazione economica.

Il Giappone si trova in una situazione economica di stallo, la crescita del PIL è rallentata e il reddito familiare medio annuo reale è in discesa.

Tutto questo fa si che le funzioni sociali del Paese siano soggette ad un forte rischio che se non trova al più presto forti soluzioni porterà il Paese a un ulteriore peggioramento. Secondo le previsioni dei ricercatori la popolazione giapponese scenderà da un picco di 128 milioni nel 2017 a meno di 53 milioni entro la fine del secolo.

Il primo ministro non mira comunque a una politica di apertura all’immigrazione per mitigare il problema ma punta sulle politiche d’incentivo alla natalità, che saranno incentrate su tre assi: sostegno economico, rafforzamento dei servizi per l’infanzia e riforma dei tempi e modi di lavoro, con una proposta prevista per il mese di giugno per raddoppiare il budget destinato allo scopo.

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