Francia, studentessa transgender si toglie la vita a soli 17 anni

Da Lille arriva la tragica notizia del suicidio di una diciassettenne transgender dietro al quale risiederebbero motivi di omofobia. Si tratta di un episodio drammatico, che riporta in luce l’importanza della sensibilizzazione in merito alla questione dell’identità di genere.

La risposta dei compagni di classe e d’istituto è stata forte ed esplicita. Un sit-in di protesta e una forte denuncia sociale in riferimento ad un episodio avvenuto nelle scorse settimane, con l’intimazione da parte della dirigente scolastica alla giovane di non portare la gonna. L’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo di un susseguirsi di discriminazioni, mediante atti e parole, che la giovane era costretta a vivere giorno dopo giorno.

I compagni di classe parlano di una situazione di omofobia molto presente nell’istituto. Una mancanza di sensibilità che risiedeva alla base dell’episodio dell’invito della dirigente scolastica alla ragazza di evitare di esteriorizzare il proprio sentimento, spiegando come alcuni ragazzi hanno sensibilità diverse, a seconda di età ed educazione. Fouad rispondeva, in lacrime: “non capisco, non capirò mai”. Assolutamente riprovevole, inoltre, la scelta della scuola di citare la notizia della morte riferendosi alla studentessa con il genere maschile.

Ancora una volta torna a galla il pericolo di tendenze suicide per individui transgender, che secondo uno studio di Acta Psychiatrica Scandinavica è più accentuato rispetto ad altre categorie di individui. Una tendenza che non è apparsa accentuarsi nel corso degli ultimi trent’anni, rimanendo tuttavia nettamente superiore rispetto a soggetti non-transgender.

Tale fenomeno appare inevitabilmente legato al clima ancora troppo ostile a tematiche LGBTQ+. Ne sono la testimonianza le parole di Leelah Alcorn, 17 anni, suicida nel 2015, che scrive: “Non potete controllare così la vita delle persone”, ne sono la testimonianza i ripetuti episodi di violenza che sono occorsi anche in Italia, numerosissimi quest’estate, con la tragedia di Maria Paola Gaglione, uccisa dal fratello che l’ha speronata mentre si trovava sul motorino con il fidanzato transgender Ciro, che rappresentava poi il vero obiettivo dell’atto di violenza.

Costretti a vivere nella paura di venir aggrediti per l’esternazione del proprio io e molto spesso ostacolati dalla famiglia stessa nel desiderio di cambiare sesso, la discriminazione rimane ancora, nel 2020, un elemento troppo presente nella vita degli individui transgender.

Dalla discriminazione può arrivare perfino la morte: tra ottobre 2019 e ottobre 2020 sono state uccise 350 persone transessuali, con un aumento del 6% rispetto all’anno precendente, per Trans Murder Monitoring. Dal 2008, l’Italia è stato il secondo paese con il maggior numero di omicidi aventi individui transgender come vittime in Europa, con 42 morti, superato solamente dalla Turchia, con 54.

L’Agenzia Europea per i Diritti Umani Fondamentali ha realizzato un documento, intitolato “Essere Trans nell’UE”, alla cui lettura vogliamo rimandare, che testimonia nella maniera più chiara le difficoltà ancora presenti nel tessuto sociale. Il tema necessita di un intervento tempestivo, che deve necessariamente incominciare con le nuove generazioni, al fine di normalizzare progressivamente il fenomeno e di pensare di poter finalmente interrompere, in un futuro, episodi come quello di Lille, frutto di odio e ignoranza.

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