Europa: quei falsi miti sul Vecchio continente

europaOre di lavoro, droghe, abusi sulle donne, tecnologia e tanto altro. A volte servono i numeri per sfatare alcuni luoghi comuni. Un articolo comparso qualche giorno fa sul sito internet del Corriere della Sera ha presentato una serie di dati sui paesi europei che sembrano essere in controtendenza rispetto ad alcune idee molto diffuse nell’opinione pubblica.

Il dato forse più sorprendente riguarda il numero di ore di lavoro settimanali: in testa alla classifica, relativa al 2013, ci sono i greci, che lavorano in media 42 ore a settimana. Seguono portoghesi (39,3), spagnoli (38) e francesi (37,5), mentre gli italiani sono sotto la media con 36,9 ore di lavoro settimanali, comunque superiori a quelle dei tedeschi (35,3). A chiudere la graduatoria sono gli olandesi con 30 ore.

Nonostante lo scarso numero di abitanti (1,3 milioni) e uno dei debiti pubblici tra i più bassi, l’Estonia guida la triste classifica dei morti per droga tra i 15 e i 64 anni in Europa. Nello stato ex sovietico, infatti, i decessi legati agli stupefacenti sono circa 191 per ogni milione di abitanti. Dopo l’Estonia troviamo la Norvegia, l’Irlanda, la Svezia, la Finlandia e la Danimarca.

Un altro brutto capitolo è quello che riguarda le violenze sulle donne: secondo una ricerca dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali, il 33% della popolazione femminile in Europa ha subito violenza. E a differenza di quanto si potrebbe credere il primato degli abusi spetta ai paesi dove i tassi di occupazione delle donne sono più alti. Il maggior numero di denunce per molestie sessuali proviene da Svezia e Danimarca.

C’è poi la classifica sulla velocità di download: in testa, secondo i dati dell’azienda Ookla di marzo 2015, si piazza la Romania con una velocità media di 67.66 Mbps, seguita da Svezia e Olanda. L’Italia, con una velocità media di connessione di 9,18 Mbps, si posiziona al 94esimo posto.

Tuttavia, tra i dati proposti dal sito del Corriere non tutti sembrano smentire i luoghi comuni: uno di questi è quello riguardante la permanenza in casa dei genitori dei giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Al primo posto ci sono i giovani italiani, spesso etichettati come “mammoni”: il 79% di loro, infatti, vive ancora con mamma e papà, come rileva un’indagine Eurofound del 2011.

(Fonte dell’immagine: Aivar Ruukel)

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