Diritto allo studio, Sierra Leone approva riforma

In chiusura del mese scorso il governo della Sierra Leone ha approvato una riforma molto importante ai fini dell’incremento della tutela del diritto allo studio nel paese.

Infatti, il Ministro dell’Istruzione ha annunciato l’abrogazione della legge emanata nel 2010 (ma entrata ufficialmente in vigore soltanto cinque anni dopo) che proibiva alle ragazze incinte di frequentare le lezioni e di tenere gli esami.

Questo divieto era dovuto all’opinione secondo la quale le giovani in dolce attesa avrebbero influenzato in maniera negativa la crescita e lo sviluppo sereno delle coetanee.

È appena il caso di rilevare quanto una norma di questa portata abbia provocato gravi disagi a tutte quelle ragazze che, trovandosi già di per sé in una situazione di difficoltà e insicurezza, non potevano contare nemmeno sulla vicinanza delle Istituzioni scolastiche, contribuendo tutto ciò ad incrementare quel senso di isolamento e solitudine che certamente non risultava di aiuto nel proseguimento della gravidanza.

Inoltre, precludere a queste adolescenti l’accesso agli studi determinava inevitabilmente un indebolimento del loro bagaglio individuale, sia culturale che sociale, il che aveva come logica conseguenza quella di diminuire le loro possibilità di inserimento nel tessuto lavorativo dello Stato, avendo pertanto un impatto devastante non solo nell’immediato, bensì suscettibile di essere proiettato anche sul lungo periodo.

Dunque, per tutte queste ragioni, numerose Organizzazioni non Governative e Istituti volti alla tutela dei diritti umani si erano impegnati negli anni a presentare ricorso contro questo decreto. Così, proprio in risposta ai motivi presentati da queste Associazioni, nel dicembre del 2019 la Corte di Giustizia della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale aveva emesso una sentenza attraverso la quale accoglieva quanto esposto nel ricorso e ravvisava una lesione concreta del diritto all’istruzione, assurto nel tempo a principio fondamentale per lo sviluppo sia del singolo individuo, sia della generalità dei consociati.

A questo ultimo riguardo difatti, soltanto una idonea istruzione può fornire al cittadino gli strumenti utili per contribuire consapevolmente al dibattito sociale e politico, elemento in sé fondamentale per il raggiungimento e il mantenimento del sistema democratico.

Da ciò consegue che l’esclusione di bambini e ragazzi dalle Istituzioni scolastiche, a prescindere dai motivi che l’hanno comportata, rappresenta in ogni caso un ostacolo alla formazione civile di un popolo. Proprio per questo solo qualche settimana fa salutavamo con entusiasmo l’ammissione ai corsi di studio e formazione concessa dal governo del Bangladesh alle diverse migliaia di bambini Rohingya emigrati dal contiguo Myanmar.

Secondo ancora quanto riportato dal governo dello Stato africano, da ora in poi la politica di trattamento delle adolescenti incinte sarà improntato all’inclusione e al sostegno, ambendo a fare tutto il possibile per fornir loro la vicinanza di cui ragazze così giovani necessitano in uno dei momenti più delicati della loro esistenza, con la consapevolezza che una tale condotta si rivelerà in seguito, con ogni probabilità, un enorme aiuto anche per il nascituro e per tutta la famiglia.

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