Che fine hanno fatto: Scattone e Ferraro?

 

Sono già passati vent’anni da quel terribile 9 maggio 1997. Nella memoria collettiva però il nome di Marta Russo  è rimasto – per tutto questo tempo – ben impresso. Un po’ per il destino terribile e beffardo della vita. Una ragazza di soli 22 anni venne ferita mortalmente alla testa da un colpo vagante sparato molto presumibilmente da una finestra della Facoltà di Giurisprudenza.  I fatti sembravano la narrazione terribile di un storia dell’orrore. Uno stupido gioco finito in tragedia. Tutto però era reale.

Marta Russo si spense dopo 5 giorni in cui non riprese più conoscenza. Morì così. Per un evento impensabile nella sua terribile dinamica. Una vita venne spezzata e la Giustizia – ancora una volta – non è riuscita a mettere la parola fine al caso. Gli echi sono ancora oggi presenti e le parti avverse si dichiarano le une innocenti e le altre non soddisfatte per la sentenza. La giustizia per entrambe ha fallito. I protagonisti  principali indiziati per i fatti furono Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, all’epoca  Assistenti Universitari della Cattedra di Filosofia del Diritto. Anni di indagini e partecipazione di molte personalità coinvolte sia nelle indagini, nei giudizi e nelle interrogazioni, non riuscirono a far piena luce sui fatti, così come si sono realmente svolti. I dibattiti di Professionisti del settore, Criminologi, non riuscirono a scardinare un complesso muro di reticenze, di omertà e favori che non permisero un lavoro limpido delle autorità giudiziarie.  I due Assistenti si professarono e dichiarano da sempre di essere innocenti, una prova schiacciante non è mai stata presentata, ma tutto portava a loro e rimasero comunque gli unici possibili colpevoli di tale fatto. Sulla base di questo furono condannati per omicidio colposo preterintenzionale.

 

 

Nel 1999 Scattone venne condannato in primo grado a 7 anni di carcere per omicidio colposo e possesso di arma da fuoco (mai trovata), mentre Ferraro a 4 anni per favoreggiamento e possesso illegale di arma da fuoco (mai trovata). La tesi finale fu che Scattone sparò per sbaglio un colpo da una pistola che aveva portato in università. La condanna fu confermata in appello ma poi annullata dalla Corte di Cassazione per “manifesta illogicità”. La giustizia ha condannato nel 2003,  per omicidio colposo aggravato a 5 anni e 4 mesi Giovanni Scattone, all’epoca dei fatti dottorando di Filosofia del Diritto. Per la morte di Marta venne inoltre condannato per favoreggiamento all’omicidio Salvatore Ferraro, con una pena di 4 anni e 2 mesi, che dal 2005 finì di scontare agli arresti domiciliari. Il movente non fu mai chiaro, l’intenzionalità non poteva esserci. Probabilmente tutto fu causato da uno stupido gioco, che il destino ha trasformato in tragedia. Il colpo probabilmente partì per errore e una serie di rimbalzi (provati dai rilievi) fecero arrivare il proiettile alla sfortunata ragazza.

Seguirono tante testimonianze, e ricusazioni. Altri personaggi si alternarono sul banco degli imputati, per favoreggiamento, occultamento o semplice testimonianza. Eclatante la testimonianza di Gabriella Alletto. La dipendente dell’Università  disse che nella stanza c’erano Liparota e due giovani assistenti, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, e che Scattone aveva sparato un colpo di pistola. Mesi dopo ritrattò dicendo di essere stata costretta per non essere lei stessa accusata dell’omicidio. Fra tutti l’usciere Francesco Liparota, che con una controversa presenza apparve il più vicino agli indagati e probabilmente l’unico a conoscenza di qualcosa che accadde realmente in quel giorno. Fu dapprima accusato di favoreggiamento, poi prosciolto.

Giovanni Scattore e Salvatore Ferraro hanno pagato con la detenzione per omicidio colposo e favoreggiamento. Le loro vite hanno improvvisamente cambiato rotta in un tragico giorno di Maggio. Purtroppo c’è Marta Russo che non ha potuto proseguire la propria strada, la propria vita, spezzata a soli ventidue anni.

Scattone e Ferraro furono arrestati nella notte fra 14 e 15 giugno 1997, poco più di un mese dopo l’assassinio di Marta  Russo.
Il caso di Marta Russo ha finito negli anni per diventare uno dei misteri della cronaca nera italiana.

Oggi Giovanni Scattone lavora come insegnante di Filosofia  a Roma. Nel 2011 come supplente  presso il liceo scientifico Cavour poi all’Einaudi di Roma. Ha dovuto rinunciare a diverse opportunità per tutto quello strascico di fatti che inevitabilmente hanno segnato la sua esistenza. Ha lavorato come traduttore, editor e giornalista .  Oggi Giovanni Scattone è un uomo di 49 anni  E’ sposato con Cinzia Giorgio dal 2001 e conduce una vita “normale”

Oggi Salvatore Ferraro lavora ed esercita la professione di avvocato, ha una sua band dove suona. Fa del Volontariato. E’ militante del Partito Radicale (ha costituito un’Associazione, “Il detenuto ignoto”. Ha avuto  ruoli all’interno dello stesso partito, ma altresì presso la Camera dei Deputati come consulente. Scrive libri e fa battaglie per i riconoscimenti dei diritti dei più deboli, e di chi ha subito ingiustizie e maltrattamenti. Anche per lui, comunque,  la vita non è stata facile dopo i fatti di quel maggio del ’97.  Dovrà pagare tutte le spese del giudizio e della detenzione carceraria, circa 300 mila euro: fanno parte della pena. Lavora come avvocato (non è stato interdetto per ricoprire ruoli nei Pubblici Uffici).

Oggi Marta Russo avrebbe avuto 41 anni e però ancora non sappiamo bene la verità.

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