Sempre più giovani fanno ricorso a ChatGPT per qualsiasi tipo di problema, ma il suo utilizzo da parte dei giovani e nelle scuole è un qualcosa che deve preoccupare? Il 65% degli studenti dai 16 ai 18 anni utilizza ChatGPT, ed alla luce della problematica forse levare il cellulare a scuola non è stata una mossa così azzardata.
ChatGPT ed il suo utilizzo nei giovani
Da quando ChatGPT si è affacciata nel mondo reale il suo utilizzo è andato ad aumentare sempre di più. Ormai ci si affida all’intelligenza artificiale per qualsiasi tipo di cosa. Se si cerca un suggerimento si usa ChatGPT, se si vuole un approfondimento si usa la stessa piattaforma, e così via per ricerche o per la stesura di testi complessi ed originali. Ma uno strumento del genere, in mano a degli adolescenti, è uno strumento utile o pericoloso?
Il punto qui non è nella bontà dello strumento. Al netto di alcuni aspetti da sistemare, e di alcune informazioni non corrette date, ChatGPT è di sicuro un netto passo avanti verso il futuro. Allo stesso tempo però l’utilizzo da parte dei più giovani può essere un grave problema. I giovanissimi infatti non sempre sono consapevoli della portata dello strumento, arrivando ad utilizzarlo in maniera scorretta e dando vita anche a situazioni particolari come quelle di isolamento o gesti estremi, come avvenuto in recenti casi.
Insomma per un ragazzo in via di sviluppo la supervisione di un adulto nella consultazione delle informazioni di ChatGPT potrebbe essere un’ottima forma di uso consapevole del mezzo.
I recenti provvedimenti
Al di la delle questioni precedenti, ChatGPT è estremamente gettonata tra i giovani per un motivo ben preciso: è in grado di fare ciò che non si ha tendenzialmente voglia di fare, ovvero i compiti.
Sempre più spesso infatti piuttosto che attuare un impegno personale nello studio i ragazzi trovano facile sfogo nella tecnologia, con ChatGPT che diventa un valido alleato per lo svolgimento di temi di italiano, traduzioni dal latino o dall’inglese, e per calcoli matematici complessi.
La questione è di seria natura, con la piattaforma NoPlagio.it che afferma come il 65% degli studenti utilizzi ChatGPT, e come di questi l’uso più diffuso sia a Napoli, Roma, Torino, Milano da parte di ragazzi tra i 16 ed i 18 anni.
Alla luce dei fatti, i recenti provvedimenti che vedono una limitazione dell’utilizzo del cellulare nelle classi scolastiche sono da vedere come un grande aiuto nei confronti dei più giovani, e non come una grande limitazione.
Avere dei giovani in grado di utilizzare una intelligenza artificiale senza saper svolgere autonomamente e criticamente dei compiti è un qualcosa di estremamente pericoloso. Tempo per far fare alle macchine compiti complessi ed in maniera veloce ce n’è, tempo per apprendere, studiare, diventare persone migliori e uomini a tutto tondo invece manca, e se c’è è da ricercare negli anni della scuola. La speranza è quindi quella di avere giovani più intelligenti ma meno artificiali.


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