Calcio, la Francia si ferma

L’emergenza Coronavirus, tra gli altri mille disagi creati, ha anche fatto sì che tutte le manifestazioni sportive fossero interrotte fino a data da destinarsi. Al di là della passione dei fans in giro per il mondo, sappiamo che gli sport in generale- il calcio a maggior ragione- originano la movimentazione di enormi risorse economiche ogni anno, il che implica la riluttanza degli addetti ai lavori di dichiarare i campionati definitivamente chiusi e di fissarne la ripresa in autunno.

Tuttavia ora, a differenza di quanto testimoniavamo fino a qualche settimana fa, quasi tutti i paesi hanno finalmente preso coscienza dell’entità della crisi sanitaria in corso. Pertanto negli ultimi giorni stiamo assistendo a qualche presa di posizione drastica e, come sempre accade in questi casi, la platea si suddivide tra coloro che ritengono codeste misure necessarie e chi invece sostiene che si sarebbe potuto ancora prendere del tempo.

Prendendo in considerazione specifica il tema calcistico, è notizia delle ultime ore che la Francia, attraverso le parole rilasciate dal Primo Ministro Edouard Philippe, ha optato per la chiusura delle due categorie di vertice – Ligue 1 e Ligue 2- e che le partite potranno ricominciare ad essere disputate soltanto da settembre.

Già in Olanda si era precedentemente intrapresa questa via, con la Federazione Orange che ha presentato richiesta alla Uefa affinchè l’Eredivisie venisse registrata senza né assegnazione del titolo, né promozioni e retrocessioni.

Di parere radicalmente opposto sono invece i tedeschi, i quali stanno prospettando il rientro in campo delle squadre addirittura per il 9 maggio. Ovviamente tutte le gare verrebbero disputate a porte chiuse, ciononostante questa scelta appare a di poco frettolosa, considerando che il calcio è uno sport di squadra e di contatto e, di conseguenza, le regole sul distanziamento sociale verrebbero meno –per i calciatori e membri dello staff- già nel giro di due settimane.

Negli altri campionati maggiori d’Europa – quello italiano, spagnolo e inglese- si sta ancora percorrendo la terza via, quella di mezzo. Nessuno ha infatti osato sbilanciarsi, posticipando dunque ogni decisione circa il destino delle rispettive stagioni.

Continuare a giocare per tutta l’estate per portare a termine i campionati avrebbe il vantaggio di togliere l’imbarazzo alle varie federazioni e alla Uefa di prendere decisioni riguardo a come cristallizzare i risultati parziali raggiunti.

Risulta inutile ribadire che qualsiasi scelta, non basandosi su disposizioni regolamentari chiare e precise, scontenterebbe inevitabilmente qualcuno, il che alimenterebbe ondate di polemiche enormemente dannose al movimento, soprattutto in un periodo del genere.

Inoltre il proseguimento porterebbe con sé numerosi vantaggi economici, i quali risulterebbero fondamentali per evitare il collasso di molti club europei.

Dall’altro lato però, appare quantomeno una forzatura far disputare tutte le partite restanti durante l’estate, tenendo in considerazione le temperature che vengono raggiunte soprattutto nei paesi mediterranei. Inoltre, per chiudere la stagione abbastanza presto da non compromettere quella successiva, le squadre sarebbero costrette a giocare in media dalle due alle tre gare a settimana, il che complicherebbe ulteriormente la tenuta fisica dei calciatori.

A margine di tutto ciò, non dimentichiamo che sarebbe del tutto plausibile il contagio di un giocatore. Questa eventualità, già verificatesi a marzo, costringerebbe l’intera squadra di appartenenza dell’infetto ad un periodo di autoisolamento, precludendole dunque di continuare il campionato.

Tutto ciò farebbe venir meno quel concetto di giustizia e parità che, seppur in un momento delicato e caratterizzato da altre priorità, non può esser dimenticato.

Da ciò consegue che, ad oggi, la soluzione più ragionevole sia quella di seguire l’esempio di Francia e Olanda, impegnandosi a concepire un criterio equo per fissare le posizioni delle diverse classifiche e puntare, incrociando le dita, a ripartire a settembre nel segno della normalità e della passione che lo sport si trascina dietro.

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