Sono 78 per Brian May, chitarrista fondatore dei Queen. Una carriera cominciata con la costruzione della sua chitarra “Red Special” con suo padre e terminata con un dottorato in astrofisica, materia che da sempre lo appassiona. In tutto questo una presenza costante nel mondo della musica, con la chicca di aver fatto parte di una delle più grandi band di sempre e di essere stato uno dei migliori chitarristi della storia.
Brian May e il periodo nei Queen
C’è inevitabilmente un prima ed un dopo Queen nella vita di Brian May, e non potrebbe essere altrimenti visto l’importanza della band in questione.
La storia è risaputa, gli Smile sono una buona band, ma manca qualcosa. Mercury sarà il punto di svolta e Deacon l’equilibratore, per un gruppo pieno di idee grazie a May ed estremamente esplosivo grazie al lavoro di Taylor dietro le pelli. I Queen nascono da qui, e nel 1973 danno vita al loro primo album. Il lavoro è ancora un po’ acerbo, ma il debutto non è per nulla male, con la canzone di apertura (Keep yourself alive) che mostra per la prima volta al mondo le qualità di May alla chitarra.
Da quel momento sarà una serie di successi dietro l’altro per la band inglese, con “A night at the opera” del ’75 che sarà l’apice e con tanti brani diventati iconici nel mondo rock. Dopo “A kind of magic” del 1986 le cose però si fanno difficili. Mercury si ammala gravemente e la band è costretta a registrare solamente in studio mettendo da parte i concerti. Nel 1994 Mercury muore, con Made in Heaven che sarà l’ultimo album ufficiale dei Queen pubblicato però dopo la morte di Mercury.
Da quel momento in poi la vita di May è stata dedicata per lo più a tener in vita il ricordo della band. In assenza di Mercury e con Deacon ritiratosi dalle scene, ha sempre cercato di girare il mondo portando in alto il nome della band. Recentemente si vocifera anche di possibile nuovo materiale, ma questa è un’altra storia. Poco attivo invece rispetto alla produzione solista, dove oltre al famoso “Back to the light” si segnala l’eccezionale EP “Star Fleet Project” in collaborazione con Van Halen.
Tra stile ed eredità musicale
Se i Queen hanno avuto successo il merito è in gran parte di Brian May. Mercury aveva una gran voce ed una bellissima presenza scenica, ma la firma sui migliori pezzi è sempre quella di May, così come anche le migliori idee compositive sono le sue. Mentre Mercury scommette sulla direzione pop, May salva il salvabile firmando i pezzi migliori; così come mentre Mercury si dedica ai ritornelli facili May pensa agli inni da stadio. Se i Queen sono riconosciuti in tutto il mondo il merito è forse della figura accentratrice di Mercury, ma senza Brian May i Queen non sarebbero mai stati nemmeno una band.
Schivo ed educato, alto e capellone, le caratteristiche non sembrano per nulla quelle di un chitarrista rock, eppure il suo stile non mente. Riff taglienti, accattivanti, dolci o d’impatto, tutte soluzioni nell’arco di May il quale propone sin da subito uno stile estremamente variegato. Alle tirate “Tie Your mother down“ e “Hammer to fall” seguono la dolce e delicata “Save Me”, alla esplosiva “Now I’m here” segue la splendida e malinconica “The show must go on”, per un repertorio che farebbe impallidire qualsiasi musicista.
La caratteristica di Brian May è proprio questa. Egli non è un funambolo come Petrucci, non è velocissimo come Malmsteen ed è poco appariscente rispetto ad un qualsiasi chitarrista metal, eppure ogni nota da lui suonata è effettivamente al posto giusto. Potrebbe suonare latino americano, pop, soul, metal o classico, in ogni contesto sarebbe in grado di interpretare al meglio l’atmosfera ed i bisogni del pezzo, mettendo la musica al primo posto ed il proprio ego in fondo. Una qualità rara nel mondo delle chitarre rock, una qualità da primo della classe.
Buon 78° compleanno quindi Sir Brian May, chitarrista dal tocco magico e dall’animo gentile.


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