Indagati a Trieste gli attivisti di Linea d’Ombra

Sono stati vittime di un’incursione della polizia all’interno della loro abitazione a Trieste alle prime luci dell’alba Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il domicilio dei due, che corrisponde alla sede dell’associazione Linea d’Ombra, è stato perquisito alla ricerca di prove, o di materiale strumentale al crimine del quale sarebbero accusati i due attivisti.

Linea d’Ombra è un’associazione ben conosciuta sul territorio friulano che si occupa di soccorrere e fornire beni di prima necessità ai migranti provenienti dallo straziante percorso della rotta balcanica, che termina proprio ai confini sloveni dell’Italia. Abbiamo parlato, la scorsa settimana, delle vicissitudini tremende alle quali sono costretti decine di migliaia di richiedenti asilo ogni anno, lasciati nell’inedia assoluta e spesso soggetti a violenze da parte delle forze di polizia dei paesi che compongono la rotta.

L’associazione è operativa dal 2019 come Organizzazione di Volontariato e le attività si concentrano prevalentemente sul territorio, mediante la raccolta e l’offerta di approvvigionamento alimentare, di vestiti e soprattutto di cure mediche. Oltre all’operato su suolo italiano, si occupano, almeno una volta al mese, di recarsi in Bosnia per salvaguardare la precaria situazione dei rifugiati intrappolati all’interno del paese, servizio umanitario forse ancor più importante.

L’investigazione nei confronti dei due attivisti riapre l’annoso problema della prosecuzione del “reato di solidarietà”, della volontà assennata di perseguire l’operazione umanitaria di un’associazione di volontariato, ma soprattutto di trattare la contribuzione alla sopravvivenza dei richiedenti asilo, perché è di questo che si parla quando gli atti in questione sono la garanzia di un piatto caldo e di vestiti con cui resistere al freddo, come un atto che possa considerarsi illecito.

Folle è ridurre il più banale istinto umano, quello della pietà, del volontariato, tanto celebrato dalla legge 266/1991 (poi abrogata con la riforma del Terzo Settore) come attività il cui sviluppo il nostro paese contribuisce a promuovere, ad un crimine. Per quanto doloroso da ammettere, è tollerabile che lo Stato non sia in grado di contribuire in maniera diretta alla filiera del Terzo Settore, ma arrivare al punto che tale attività venga scoraggiata con l’uso della forza, questo no, non è tollerabile.

Il tema, senza voler sminuire la gravità dell’episodio centrale dell’articolo, è, per la verità, di più ampio respiro, in quanto la fotografia dei reati di solidarietà riguarda tutta l’Unione Europea. La Direttiva 90/2002 emanata dal Consiglio Europeo, che traccia i confini del reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, sancisce che può esser soggetto a sanzioni di tipo penale chi: a) favorisce l’ingresso all’interno del paese in violazione della legge; b) presta assistenza intenzionalmente e per personale guadagno alla permanenza nel territorio di un richiedente asilo, in violazione della legge; c) istiga, assiste, o intenta agli atti sopra considerati.

L’ampia interpretazione in senso sfavorevole alla vittima che può esser data a queste previsioni, con particolare riferimento alla lettera b), che si presume essere l’appiglio legislativo ricercato dalle forze di polizia a giustificazione della loro azione contro i membri di Linea d’Ombra, rischia di far diventare il favoreggiamento all’immigrazione clandestina un vero e proprio “reato di solidarietà”.

La solidarietà è insita nell’essere umano e rappresenta uno dei caratteri più sani di esso: non può venir criminalizzata.

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